Dopo anni di battaglie, il professor Pierfrancesco Bolis, che dirige la clinica ostetrico ginecologica al Del Ponte, è riuscito a portare a Varese il secondo livello di assistenza nella procreazione medicalmente assistita. Al del Ponte, infatti, da tempo opera un ambulatorio dell'infertilità a cui si rivolgono coppie in cerca di una risposta per diventare genitore.In questi mesi, l'attività della Fivet è in crescita esponenziale: nei 10 mesi del 2008 sono state eseguite 124 procedure mentre nei primi sette mesi di quest'anno si è già raggiunta quota 194.
L'andamento dell'attività è indubbiamente significativa: nonostante i numeri siano ancora piccoli, fino ad oggi, la percentuale di riuscita dell'inseminazione in vitro è stata superiore del 30% contro una media nazionale del 20%: «Può sembrare un risultato scarno - rimarca il primario - ma dobbiamo pensare che anche la natura ha percentuali simili: non sempre da un rapporto di coppia nasce un bimbo».
La Fivet è indicata, come dicevamo, solo per le donne che hanno una sterilità tubarica ( circa il 15% del totale). Una volta diagnosticata l'infertilità si comincia la stimolazione per permettere la produzione di creare almeno 3 ovociti, che vengono seguiti nel loro sviluppo durante visite ambulatoriali.
Al momento dell'ovulazione si entra in ospedale e, in Day Hospital, gli ovociti vengono aspirati.
Si passa, quindi, alla terza fase: la fecondazione in vitro vera e propria attuata in laboratorio da un biologo. Dopo 48'ore, la donna ritorna in ospedale dove, sempre in day hospital, le vengono iniettati in utero gli embrioni formati in vitro. Quindi torna a casa e aspetta che la natura proceda. ( nella foto la sala dove si interviene chirurgicamente)
«Noi non facciamo più di tre inseminazioni anche perchè, spesso, chi arriva da noi è reduce da lunghi giri in ospedali e da fallimenti. Psicologicamente, quindi, si è abbastanza a terra e si vorrebbe avere tutto e subito. Invece occorrono i tempi tecnici, almeno 60 giorni, quando va tutto bene e non si registrano complicanze. Non abbiamo, però, un limite d'età, anche perchè l'età biologica differisce sovente da quella anagrafica, quindi noi valutiamo le condizioni degli ovociti della donna prima di decidere cosa fare».
Ogni storia, quindi, è a sé. All'ambulatorio del Del Ponte, le donne trovano anche consulenze psicologiche per percorsi individualizzati, anche in termini di rischi.
Il problema maggiore che preoccupa il professor Bolis è il diffuso interesse per l'opportunità che il Del Ponte offre: « Se andiamo avanti così la nostra organizzazione non sarà più sufficiente e occorrerà riservare un medico alle sole inseminazioni in vitro».
| 13/08/2009 |
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