Grazie Marco

Luciano Miozzo
Posted marzo 12th, 2010 by Luciano Miozzo
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che mi ha scritto un bellissimo messaggio dal Giappone e grazie a tutti i miei (tanti) amici francesi che mi sono vicini in questo momento difficile. Grazie di cuore

Questa sera ho fatto, come ormai d’abitudine il giovedì, un aperitivo in rue de mouffetard. Sono le 2 di mattina e sono appena tornato a casa, ma finalmente contento. Questo grazie è per tutte le persone con cui sono stato stasera e che in questi giorni, in questa sera, mi sono state vicine e mi hanno fatto sentito il calore che si prova stando a casa.

Voglio ringraziare tutti i miei amici francesi (di nascita o d’adozione, come me) che mi incoraggiano a proseguire nella mia scelta di non tornare in italia.

Un saluto a tutti voi che siete in Italia e cercate di cambiare quel paese malato.

Germania Vs. Italia

Luca Zampieri
Posted marzo 10th, 2010 by Luca Zampieri
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Scendo le scale di casa ed apro il pesante portone di legno massello riportante il numero 16.
Svolto a sinistra e passeggio frastornato lungo Rykestraße. Un pallido sole berlinese mi scalda l’animo e mi illumina i pensieri dopo ore grigie passate cercando di capire cosa stia succedendo in Italia in questi giorni.

Camminando sul lato destro della strada, con la torre dell’acqua in fronte a smorzare una fortissima luce, arrivo fino ad un imponente sistema di gabbie e cancelli.

Una macchina della polizia tedesca presidia solenne e orgogliosa.

Dentro ad una parete in mattoni a vista si trova un centro ebraico.
Non so se ci si preghi, se ci si studi la Torah o se semplicemente si cerchi di mantenere viva la presenza ebraica in una città che di tutto ha fatto, nel suo passato, per cancellarla dalla faccia della terra.

Ma quei cancelli alti fino al cielo e quella macchina così autoritaria sono il simbolo della nuova Germania.

Rappresentano la ferma volontà di ribadire che lo Stato, e la sua legge, oggi esistono e sono forti ed intoccabili.
Rappresentano l’ammissione di colpa per un passato in cui sono stati fatti errori, errori così grandi che a raccontarli a parole sembra quasi di sminuirli.
Ma la presenza dello Stato fuori da quel cancello significa anche che ora, oggi, nel nostro presente, niente di tutto ciò può tornare.
Il nazismo prima e la DDR dopo sono morti. Spariti per sempre.
Il muro è caduto e con la sua caduta è iniziato il futuro.

La democrazia alla fine ha vinto.

In Italia, invece, un Cavaliere autoproclamatosi Re, parlava oggi dal suo trono.
Accusava l’opposizione di essere comunista. Accusava la magistratura di tramare contro di lui. Mistificava la realtà raccontando menzogne con una stampa di regime che faceva il proprio sporco lavoro chiedendo poco e mormorando ancora meno.

Poi un uomo, dal nulla, ha iniziato ad avere qualcosa da ridire.
E anche in Italia, lo Stato ha dimostrato di essere presente.
E lo ha dimostrato non con un semplice operaio della pubblica sicurezza, ma con il suo capo in persona, il “Ministro della Difesa”, che, forse in un attimo di nostalgia per il proprio passato, ha pensato che la democrazia si realizzi davvero quando solo gli amici del capo possano aprire bocca.
Un bel flash-back agli anni ‘20. Quando chi dissentiva andava in “vacanza al confino” e non di certo alle conferenze stampa.

E purtroppo questa è l’Italia. Un’Italia da voltastomaco. Un’Italia senza più dignità.

Un’Italia in cui, a suon di caroselli, grandi fratelli e mignotte a Studio Aperto, i cittadini della Repubblica non si sono nemmeno accorti che c’è in atto un colpo di stato e che, nel 2010, in Italia come in Iran, “alcuni animali sono più uguali degli altri”.

io NON voglio barare

Luciano Miozzo
Posted marzo 10th, 2010 by Luciano Miozzo
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Ok, ho perso.

Ieri sera ho visto i risultati. Non me ne capacito. L’anno scorso ero arrivato a un soffio dal vincere, quest’anno ero certo di aver fatto tutto 10 volte meglio, ma questo è il risultato. Fra qualche ora (ora sono le 4 di mattina) andrò al lavoro e cercherò di capire cosa sia andato storto. La vittoria e la sconfitta sono entrambe in conto quando la competizione è reale e, anche se il verdetto non mi piace, accetto il risultato.

Ora cosa farò? Non lo so. Ho un contratto fino a metà 2011, poi non so. Sicuramente l’anno prossimo ritenterò il concorso qui in Francia, questo è sicuro. Sono qui da poco, nemmeno un anno, ma non so se riuscirei a ritornare in Italia. Qui sto veramente bene. Nella mia mente, ora mi è chiaro, io vedevo il mio futuro qui, anche se con tutti i timori e le paure che questo implica. Alcuni amici francesi mi hanno definito un faux italien, un finto italiano. Questo fa capire quanto poco io incarni l’immagine che loro hanno dell’Italia o degli italiani. Sentimentalmente sì, sono ovviamente legato all’Italia, ma per il resto no. Non mi sento + italiano, ma nemmeno ancora francese. Un apolide, ecco cosa sono.

No, non sarei felice di tornare in Italia. Non sarei felice di vincere un concorso in una università in Italia. Qui i concorsi sono VERI, come prova il mio risultato. In Italia, si sa molto (TROPPO) spesso chi vince prima ancora che si faccia il concorso. Solo a scrivere queste cose mi riempio di rabbia. NO. Io con quel sistema non voglio + avere a che fare. Preferisco perdere rispettando le regole di un paese civile che vincere sapendo di aver barato. Mi farebbe vomitare.

Ora vi dirò una cosa che per rispetto nei vostri confronti avevo sempre omesso. Molti italiani pensano che i francesi siano ostili nei nostri confronti (il termine esatto non è “ostili” ma un sinonimo che fa riferimento allo sterco) o che abbiano un complesso di superiorità. Carissimi, vi sbagliate. Loro, noi, vi vediamo da fuori e vi vediamo bene. Qui sono informatissimi su quello che accade in Francia e nel mondo, quindi anche su quello che accade da voi: un paese dove il più forte spadroneggia, il disonesto la fa spesso franca, dove la democrazia è posta sotto la tutela interessata della mafia e della chiesa, dove  il rispetto delle regole e del prossimo è troppo spesso un concetto metafisico. Voilà l’image qu’on a ici de l’Italie. E’ con questo sistema che io non voglio + avere a che fare.

Tenetevi la pizza, il caffè, il mare, i monumenti, la meravigliosa lingua, così musicale, quel che rimane della cultura. Non le voglio + queste cose, se devo anche accettare come controparte tutte queste storture.

Ho gareggiato onestamente e ho perso. E non accetterei MAI un cambiamento delle regole a posteriori per poter cambiare il verdetto. Sono forse un alieno nato per caso a sud delle Alpi?

White Barna

Mauro Barbazza
Posted marzo 8th, 2010 by Mauro Barbazza
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Questa ci mancava. Barcellona sotto la neve.

Chi l’avrebbe mai detto, a Marzo? Bisognerebbe mandare queste foto ai molti delegati che durante il meeting sul cambio climatico di Copenhagen sono stati fotografati dormendo. Annoiati. Questa sí che é roba forte!

Colón imbiancato

Colón imbiancato

Sabato sera il Real Madrid ha strappato la testa della classifica al Barça dopo mesi e oggi pomeriggio la capitale catalana era ricoperta di bianco. Piú di un tifoso é stato visto grattarsi laggiú. Anche se la superstizione sportiva non é cosí diffusa come da noi, non si sa mai..

Panorama dal salone di casa nostra alle 17.12h di oggi

Panorama dal salone di casa nostra alle 17.12h di oggi

Come accade in tutte le cittá che vedono la neve ogni 15 anni, potete immaginare la situazione di emergenza che stiamo vivendo. Case senza luce, strade bloccate, chiuse, intasate, ritardi da scandalo nel trasporto pubblico, metro aperto tutta notte per sopperire al caos stradale, bambini felici con il loro primo pupazzo di neve urbano e genitori che si sforzano di ricordare il precedente.

Altre foto le potete vedere qui

Per me la sfida é rimanere in piedi con il motorino, il sollievo é ricordare le spalate che in questi casi mi attendevano a casa, e il desiderio é che arrivi in fretta la primavera. Che a noi Barcellona piace di piú cosí.

Bloggers

Elena Giorgetti
Posted marzo 5th, 2010 by Elena Giorgetti
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Domenica 28 Febbraio 2010. Data da ricordare per due motivi: primo, era l’ultimo giorno delle Olimpiadi invernali qui a Vancouver e secondo, il Canada ha vinto l’oro nell’hockey maschile contro gli USA. Trionfo dilagante. La vittoria contro i non troppo amati vicini di casa ha significato ben piu’ di una vittoria per i Canadesi. Mi e’ sembrato di rivivere la vittoria dell’Italia ai mondiali di calcio del 2006; la gente si e’ riversata per le strade colorandole di rosso e di bianco, inneggiando “Oh Canada!” in ogni angolo della citta’ e festeggiando fino a notte inoltrata. Che spettacolo!

Ma non e’ ancora di Olimpiadi che voglio parlare. O meglio, vorrei raccontarvi di un evento curioso che mi e’ capitato lasciando alcuni commenti su un Blog del Corriere della Sera.

Durante le Olimpiadi, alcuni inviati del giornale, hanno dato vita ad  un blog come questo, con l’intento di raccontare le loro impressioni e le loro avventure in terra Canadese. Ho iniziato cosi a seguire assiduamente i blog di Roberto Perrone e Gaia Piccardi, divertita ed incuriosita da quello che avrebbero scritto durante queste due settimane di giochi olimpici. A parte le banalita’ della Piccardi, esempio interessante (e dal mio punto di vista deprimente) di un nuovo stile giornalistico, mi sono appassionata al blog di Perrone – http://blog.corriere.it/giubberosse/. Le sue osservazioni e le sue critiche sui Canadesi e sulla realta’ che si vive qui, visti dagli occhi di un Italiano, mi facevano riflettere,  sorridere ed arrabbiare, dandomi al contempo l’opportunita’ di confermare alcune delle mie opinioni sul Canada e sull’atteggiamento di alcuni Italiani che vengono qui per la prima volta. Si perche’ se e’ vero che “l’isola che non c’e', non esiste”, e’ anche vero che un atteggiamento critico e sulla difensiva si dimostra limitante e riduttivo a generalizzazioni che lasciano il tempo che trovano. Soprattutto, cio’ che piu’ mi incuriosisce di questo approccio, e’  il fatto che per molti Italiani, l’Italia rimane un paese contraddittorio, dove si fa fatica a tirare avanti, un paese vecchio e corrotto ma se confrontato con altri paesi, resta sempre il Paese dove si vive meglio al mondo…”perche’ come si vive in Italia, non si vive da nessun’altra parte”.  In parte concordo con questa opinione, dall’altra mi chiedo come mai allora, leggendo anche questo blog, molti di noi abbiano lasciato il Belpaese per andare a cercare opportunita’ altrove….saremo forse svalvolati?

Questo atteggiamento difensivo e di quasi ostentata superiorita’ ha presto iniziato a darmi fastidio e quindi ho incominciato a lasciare i miei commenti sul blog. Il mio intento non era quello di attaccare o difendere  ma  quello di cercare di fornire un punto di vista piu’ obiettivo e dialettico. Il risultato e’ stato inaspettato; altri Italiani che vivono qui si sono uniti a me e con i nostri commenti abbiamo creato una sorta di “blog nel blog”. L’esperienza e’ poi culminata quando ormai presi da troppa serieta’, il buon Perrone ci ha invitati a partecipare ad una festa organizzata da lui personalmente in nostro onore, in occasione della giornata di chiusura delle Olimpiadi, il 28 Febbraio, appunto.

E’ proprio vero che spesso da opinioni divergenti nascono idee innovative e legami inaspettati…chi l’avrebbe mai detto!

Ed ancora una volta, mi sono compiaciuta per l’ospitalita’, la socialita’ e il senso dell’umorismo che contraddistingue noi Italiani, in Italia e nel mondo…ed ancora una volta, mi sono sentita orgogliosa di esserlo.

“Chissa’ se un giorno incontrero’ chi mi legge o lascia un commento sul mio blog”, ho pensato mentre tornavo a casa domenica sera…chissa’?!

Scegliere

Marco Bogni
Posted marzo 2nd, 2010 by Marco Bogni
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Il cielo livido, grigioviola.

Ho baciato A. dopo aver saputo saputo che non ci saremmo più rivisti.

Anche se “più” forse non ha molto senso, dato che ci siamo visti solo quella sera.
Pochi giorni prima Jak-O mi ha dato, anche lui, una conferma in tal senso.
- Non volevo dirtelo, ma in fondo un po’ ci speravo – le parole uscite dalla bocca di sua madre – ti rivolevo un po’ a casa. In fondo non stai nemmeno così bene, lì.
Nel sapere che il figlio non ha passato il test di ingresso per il master, perdendo così il visto.

A. è un mio doppelgänger, potrei dire, che ho conosciuto in un bar di Shinjuku.
8 mesi. A Tokyo. Arrivati quasi lo stesso giorno, stessi problemi, stesse geometrie sfarzose di rapporti sociali con i medesimi punti d’ombra.
A. non ne può più, molla tutto e torna a casa. Io no, credo.

Per una volta abbandono il mio parlare per circoli oscuro e velato.
Sono giù.
Sono turbato. E non riesco a spostarmi.
Tra 4 mesi tornero’ in italia a fare non so cosa, oltre a dare una tesi e qualche esame, e in seguito a ciò l’alternativa più papabile sarebbe quella di tornare qui, dove alcune prospettive ci sono.
In italia, bene che vada, mi aspetta quella che sembra sempre di piu’ una parodia fascista di oligarchia, una posizione (forse) sottopagata e mal tutelata, e molto amore, quello sì.
Qui non so.

J. mi scrive dalla Tailandia, qualche giorno lontano dalla fredda euforia di Tokyo.
-mai come ora nella mia vita ho avuto un così buon lavoro. Ma allo stesso tempo, sento la passarmi davanti, e il mio cuore morto e desolato.

Cerco una risposta nei cibi ipercalorici.

10-10-10

Luciano Miozzo
Posted febbraio 24th, 2010 by Luciano Miozzo
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E’ ufficiale. Comincio a essere nervoso, agitato, in tensione.

Fra una settimana esatta (ora più, ora meno) mi presenterò di fronte alla commissione d’esame per il concorso da ricercatore, per entrare con la qualifica di chargé de recherche nel CNRS.

Sulla carta sembra facile: un colloquio di 10 minuti, sotto  forma di presentazione o breve seminario, da fare in inglese o in francese.

Avendo già provato questo concorso l’anno scorso, so che non è così. In 10 minuti (circa 10 slides, cioè diapositive), devo presentare il mio lavoro da quando ho cominciato il dottorato fino ad oggi (circa 10 anni) e su quale progetto o in quale ambito voglio lavorare per il CNRS per i prossimi anni (fino alla pensione in teoria). 10 minuti cronometrati (davvero, usano il cronometro) per raccontare un’intera vita lavorativa. In seguito 10 minuti di domande. Le più disparate. A volte anche abbastanza “cattive”. Su lavori passati e in progetto, sulle mie scelte professionali, sulla presenza o assenza di risultati o informazioni. La commissione ha ricevuto e valutato il mio dossier circa due mesi fa, quindi ha già avuto modo di conoscere chi sono, cosa ho fatto in passato e il progetto di cui parlerò.

Non sarà per niente facile. Ci sono altri candidati validi e i posti sono sette. Qui c’è  la lista dei candidati della mia sezione, io ho provato a indovinare la provenienza in base al nome. Come me ci sono altri italiani che provano questo concorso.

Una sola cosa mi rincuora: se vincerò sarà grazie alle mie qualità. Insomma, è un concorso vero, né truccato né pilotato. In questo concorso non sono l’unico candidato a presentarsi e nella commissione non è presente il mio capo. Chi conosce la realtà accademica italiana sa esattamente a cosa mi riferisco.

Il verdetto sarà pubblicato verso l’inizio dell’estate. Vedremo.

Fatemi un’in bocca al lupo… (o, come fanno qui, ditemi bon courage…)

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Con due giorni di ritardo vorrei segnalare un blog scritto da un altro ricercatore all’estero:

http://pronosticailricercatore.blogspot.com/

Corriere e Repubblica hanno parlato di questa iniziativa che trovo sia molto provocatoria. Purtroppo lo scandalo vero è che tutto questo non faccia scandalo

L’altra faccia della medaglia

Elena Giorgetti
Posted febbraio 23rd, 2010 by Elena Giorgetti
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Eccomi…l’Olympic Spirit, come lo definiscono qui, mi ha travolta. Volevo raccontare di piu’ su questo blog ma il tempo trascorso in casa era tempo rubato a vivere questi momenti preziosi.

Siamo ormai entrati nella seconda settimana; Vancouver e’ impazzita, non e’ mai stata cosi viva e affascinante….le strade sono fiumi di gente, di cori, di maglie rosse e bianche e di bandiere di tutto il mondo; la gente e’ allegra e le file interminabili davanti alle varie locations disseminate in citta’ diventano luoghi di incontro, socializzazione e baldoria continua. Mai vista tanta vita a Vancouver, lo giuro…mi sembra di essere tornata in Europa e questo mi fa sentire piu’ a casa.

E’ un peccato pero’ che leggendo la stampa Italiana non si avverta per nulla quello che stia succedendo qui. Da quando sono iniziate queste Olimpiadi non faccio che leggere sulle testate nazionali (Italiane) critiche e polemiche sulla citta’ e sull’organizzazione, sul tempo, sulle proteste dei comitati antiolimpici, sulle macchine che non puliscono bene il ghiccio e chi piu’ ne ha, piu’ ne metta. Quasi sembra che parlare di sport, del sapore della vittoria, dello spirito di squadra o del sentimento patriottico e di unione tra i popoli sia ridondante e marginale…dopotutto la cronaca, le polemiche e le notizie negative vendono di piu’ – e questo mi fa pensare a come funziona il nostro sistema di informazione e di come il nostro modo di vedere le cose sia sempre deviato in qualche modo -.

D’accordo, queste Olimpiadi non sono iniziate sotto una buona stella; il grave incidente che ha causato la morte all’atleta Georgiano non e’ stato certamente un inizio che ci si poteva augurare; nessuno ha dimenticato o dimentichera’. Senza alcun dubbio,  il fatto che un incidente del genere sia accaduto in Canada ha fatto sgranare gli occhi a tutto il mondo…ma il Canada non doveva essere uno dei Paesi piu’ avanzati, sicuri e precisi al mondo? Sgomento e responsabilita’ a parte, quando ho appreso la notizia, ho pensato alle parole di una canzone di Alanise Morrissette, anche lei Canadese guarda caso, che suona cosi:

“Mr. Play It Safe was afraid to fly
He packed his suitcase and kissed his kids good-bye
He waited his whole damn life to take that flight
And as the plane crashed down he thought
‘Well isn’t this nice…’
And isn’t it ironic.”

Ed anche io, l’ho trovato ironico, perche’ Vancouver ha veramente aspettato da una vita questa occasione e per un problema di sicurezza si e’ vista crollare tutto addosso; sicurezza, per cui tra l’altro i Canadesi sono veramente paranoici ed ossessionati.

Ma lo sport e’ vita ed i giochi, come la vita, vanno avanti…e l’altra faccia della medaglia, quella che i giornali stentano a raccontare, e’ brillante ed ha un disegno bellissimo da mostrare al mondo.

Ora la citta’ mi aspetta ma tornero’ a raccontare altre curiosita’.

Ecosostenibilità

Luca Zampieri
Posted febbraio 22nd, 2010 by Luca Zampieri
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Rileggo con un sorriso stretto tra i denti due notizie che hanno recentemente scosso l’opinione pubblica varesina.

La prima, quella forse più seria, è il problema dell’inquinamento. L’aria diventa di anno in anno più irrespirabile. Malpensa e un traffico sempre più frenetico e caotico stanno rubando ossigeno ai miei concittadini.
In alcune città propongono blocchi del traffico dall’impatto mediatico altissimo e ambientale pari a zero.

Ma, purtroppo, gli anni passano e nuove linee ferroviarie non se ne vedono. I mezzi pubblici continuano la loro politica del “solo linee diurne”, non capendo che fornire il servizio notturno non significa solo meno patenti ritirate e meno incidenti, ma anche un incentivo a vivere senza auto.
E chissà, se solo a Varese si avesse il coraggio di provarci, si scoprirebbe che si vive anche meglio.
Non parliamo poi di piste ciclabili.

La seconda notizia che mi ha allietato una fredda giornata berlinese è stata l’alzata di forche contro i manifesti pubblicitari di un night club ticinese. Uno di quelli in cui i nostri amici, fratelli e padri varesini pagano per fare sesso, tanto per intenderci.
Si alzano i tappeti e si nasconde sotto la polvere.

A Berlino invece la prostituzione è legale e regolamentata.
Questo, in una società tollerante e intelligente, provoca meno sfruttamento e tasse regolarmente pagate in base ai propri guadagni.
E a dimostrazione di come l’anti-proibizionismo paghi, leggo qui che le prostitute effettuano sconti del 5% per tutti quei clienti che si presentino con le chiavi del lucchetto del catenaccio in mano o, con l’abbonamento o il biglietto del bus.
Una specie di incentivo ambientale. Da città moderna.

La città che potrebbe essere Varese se solo, tra un ingorgo e l’altro, si iniziasse a pensare al futuro invece di chiudersi sempre nel proprio passato.

Una brave riflessione sulla mia fuga dall’Italia

Luca Zampieri
Posted febbraio 15th, 2010 by Luca Zampieri
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Gli ultimi giorni della mia vita li ho passati svegliandomi in un letto che non è mio, in una stanza che condivido con un ragazzo che è nella mia stessa situazione labile, fragile e precaria e in una città che dista più di mille chilometri da casa.
Una città in cui si parla una lingua ostile ed avversa, una città perennemente coperta da uno strato di ghiaccio odioso e invincibile e una città in cui le persone che conosco si contano sulle dita di una mano.

Ogni singolo giorno mi sveglio e guardandomi allo specchio mi chiedo cosa ci faccia qui. Cosa stia cercando.
Cosa mai potrei trovare di meglio a Berlino rispetto al piccolo paese da cui provengo.
Perchè abbia dovuto lasciare tutto per sentirmi felice con me stesso.

Poi, in un momento di nostalgia, decido di dare un’occhiata al sito di VareseNews per scoprire cosa stia succedendo a casa.
E proprio su questo sito così familiare leggo che un ragazzo che personalmente non conosco, ma la cui fama lo precede, oltre ad avere un lavoro pagato dodici-e-dico-dodici mila euro al mese, adesso sarà anche candidato per non so quale elezione in non so quale circoscrizione.
Con la strada bella spianata verso un futuro già scritto.

Ed è proprio per questo che, esule dall’Italia, ogni mattina mi sveglio felice.
Sapendo che il letto in cui dormo non sarà mai mio, ma nessuno me lo ruberà solo perchè figlio del politico di turno.