5 minuti in cella: accettate la “sfida”?

extremaratioTre persone, otto metri quadrati, tre letti uno sopra l’altro. No, non è un gioco di gruppo, ma la vita quotidiana dei detenuti in Italia. A questa “regola” non sfuggono neanche le oltre 400 persone della Casa Circondariale di Busto Arsizio. E voi, sareste in grado resistere in quella condizione per cinque minuti?
È questa la “sfida”, se così possiamo chiamarla, che i cittadini potranno affrontare dal 22 novembre all’1 dicembre a Palazzo Marliani Cicogna (piazza Vittorio Emanuele) a Busto Arsizio grazie al progetto ExtremaRatio. Qui sarà infatti riprodotta fedelmente una cella di 8 metri quadri: si tratta dell’installazione creata nel carcere di Bollate e di proprietà della Caritas Ambrosiana. Ad accogliere i visitatori ci saranno giovani studenti del Liceo Crespi di Busto e dei gruppi Agesci di Busto (Busto 1, Busto 3; Busto 5; Legnano 9). Con loro ci saranno un operatore e un ex-detenuto, mentre la Protezione Civile di Busto Arsizio offrirà un supporto logistico.
L’iniziativa è organizzata Enaip Lombardia insieme ad Associazione Vol.Gi.Ter, Cooperativa Intrecci, Fondazione Exodus e Fondazione Cariplo. «La nostra intenzione – spiegano – è quella di “chiudere” la gente in una cella per alcuni minuti dando l’occasione di fermarsi e riflettere sulla condizione carceraria nazionale. Vogliamo suggerire e approfondire la possibilità di una diversa concezione della pena, denunciando il sovraffollamento nelle carceri e sostenendo percorsi di umanizzazione e di sostegno ad attività rieducative che tengano al centro la dignità della persona».

ExtremaRatio fa parte degli eventi conclusivi del progetto “Non solo accoglienza” organizzato grazie alcontributo di Cariplo. Nella mattina di venerdì 22 novembre ci sarà anche un convegno organizzato dagli stessi partner ai Molini Marzoli. Tema dell’incontro sarà l’affettività e in particolare “L’anello invisibile. Il ruolo della partner a sostegno del percorso di reinserimento del detenuto”. «La donna fuori dalle mura – spiegano gli organizzatori – è l’anello invisibile di una catena che regge il carico affettivo e sociale di una storia famigliare e spesso risulta determinate sull’esito del percorso di reinserimento. In questo convegno ci domanderemo se e come il nostro operare può essere orientato al sostegno di questo caregiver di difficile ingaggio». Il convegno è in programma venerdì 22 novembre dalle 9.30 alle 13 alla Sala Tramogge, Molini Marzoli via Molino, 2 (angolo via Cadorna). I due eventi sono organizzati con il supporto del Comune di Busto Arsizio, del Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria per la Lombardia, della Direzione della Casa Circondariale di Busto Arsizio e della Direzione Ufficio Esecuzione Penale Esterna sede di Varese.

Il programma del convegno di venerdì 22 novembre, ore 9.30

Orari per visitare l’installazione:
Da venerdì 22 novembre a domenica 1 dicembre
Lu-Ve 9.30/16.30
Sa-Do: 10.30/17.30

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5 risposte a 5 minuti in cella: accettate la “sfida”?

  1. ElenaElena scrive:

    “..ma la vita quotidiana dei detenuti in Italia.” E queli che hanno ammazzato sicuramente non ce l’hanno questa possibilita di avere neanche un letto a castello…

    • admin scrive:

      Gentile Elena, questo è un tema molto difficile ed è necessario conoscere e provare a capire prima di giudicare. Scontare la pena è necessario e nessuno mette in dubbio questo, farlo in queste condizioni è anticostituzionale. Si è mai chiesta se una persona che sconta una pena in queste condizioni esce dal carcere “rieducata” o no? Se le pene non offrono un percorso rieducativo, le persone continueranno ad essere un pericolo per la società una volta uscite. Provi a considerare questo diverso punto di vista

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  4. Cla12 scrive:

    Vorrei ricordare a tutti che la stragrande maggioranza dei detenuti prima di tutto non ha ammazzato, ma è in carcere per reati dovuti certamente a propri errori, talvolta dovuti anche a una cattiva educazione.. lo posso dire per esperienza professionale.. in ogni caso la nostra Costituzione ci ricorda civilmente che DOBBIAMO rieducare i detenuti e non lo si può certo fare rinchiudendoli in 4-5 in 8mq.. lo Stato deve essere CIVILE PER PRIMO e dare il buon esempio.. Sono altresì convinta che occorre incentivare la buona condotta dei detenuti e premiare REALMENTE quelli che si comportano bene.. nella realtà ciò non avviene.. ve lo posso garantire… NON dobbiamo accettare un Paese incivile a partire dalle carceri.. Vi segnalo una petizione “simbolica” per ridurre la presenza dei detenuti in carcere, senza concedere privilegi a pioggia come l’indulto, ma piuttosto promuovendo un comportamento corretto in carcere:
    PETIZIONE INCENTIVARE LA BUONA CONDOTTA IN CARCERE
    http://www.petizionepubblica.it/PeticaoVer.aspx?pi=P2013N45369

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