Cronache Milanesi


Da una nota di agenzia del 2154

Data:3 febbraio 2010

“Manderanno un messaggio per dirci che loro possono prendersi tutto quello che vogliono ma, noi manderemo il nostro messaggio…Questa, questa è la nostra terra!” (Jake Sully, Avatar)

Milano, 3 febbraio 2154
Si cerca l’unobtanium anche a Milano, qualche giacimento era già affiorato centocinquant’anni fa, durante gli scavi per la nuova city e l’Expo 2015, ma ora il prode Jake Sully, di professione ministro per la semplificazione biologica, avrà il compito di scovarne i filoni più redditizi. Il presidente della compagnia interplanetaria terrestre, l’immortale cavalier B, ha dato l’ordine: falliti svariati tentativi di far ripartire il nucleare in Italia, a causa dell’eccessivo pessimismo del popolo, la nuova fonte di energia ci garantirà ottimismo e serenità.
L’unobtanium ci salverà, ma resta ancora una formalità da sbrigare: sgomberare la metropoli di Milano. La forza interplanetaria sta ora consultando i manuali lasciati negli archivi virtuali dagli assessori d’inizio millennio, il destino dei pochi abitanti sopravvissuti all’inquinamento è segnato. I milanesi, che rifiutandosi di ascoltare i consigli dei medici di fuggire dalla città, sono ormai dei puffi blu, alti tre metri, che vivono su una città albero. Un tempo, questa popolazione era in grado d’interfacciarsi con ogni creatura del pianeta: rimasta per decenni insensibile ai richiami e agli allarmi di cardinali, scrittori e saltimbanchi, vive ora come uno stormo di cornacchie, in nidi riscaldati da televisori.
Per poter comunicare con loro, con i puffi meneghini, la forza interplanetaria ha pensato di trasformare il prode Jake Sully in un avatar, ovvero l’incrocio tra un umano e un milanese: un pendolare. Il futuro nostro dipenderà dunque da questo umanoide trasformato da secoli di trasferimenti sulle ferrovie locali.

Via da Milano, per non soffocare

Data:2 febbraio 2010

Nebbia ha appena sfogliato il giornale, seduto al tavolino del bar dell’angolo, e si appresta a fare la valigia: “i pediatri prescrivono alle famiglie di portare i propri figli fuori da Milano”. Non un consiglio, ormai è una terapia. «L’aria è pesante. A me sembrava soltanto un po’ più fredda del solito – dice ad alta voce, di fronte al solito capannello di affabulatori del mattino -, si vede che ormai sono assuefatto. Ma ora che Clementina va via, la seguo anch’io».
Idealista senza briglie, con la sagoma di un cespuglio, nato e cresciuto con la voglia di libertà, quella che Milano ha mortificato e trasformato in alienazione, come accade a molti che approdano in periferia e rimangono intrappolati. Nebbia fa le valigie per seguire l’amore: proprio così, sotto chili di barba e capelli, c’è il volto di un innamorato. Un cuore che non batte più per la politica, ma per una trapezista del circo: Clementina ha vissuto a Milano per anni, esibendosi sotto questo o quel tendone, quello di ogni circo che passava di lì e in città si fermava. Artista stanziale di uno spettacolo ambulante, per anni trapezista precaria, a contratto settimanale.
Un amore, quello tra Nebbia e Clementina, sbocciato una mattina, proprio lì di fronte al bar della Certosa: la trapezista era in lacrime, seduta al tavolino, in attesa di un punch al gusto di rabarbaro. Nebbia vedendola così affranta le si fece incontro, con l’intenzione di consolarla con qualche sua parola. Ma Clementina non era delusa della vita, bensì piegata dalla congiuntivite: congiuntivite allergica, stessa patologia di migliaia di milanesi di questi tempi.
Una trapezista con la congiuntivite non può avere futuro in questa città. Meglio essere nomadi, dunque, con la valigia in mano, la polvere di gesso sulle dita e il collirio in tasca: Clementina ha scelto di partire, Nebbia con il cuore di un ragazzino al primo amore ora è deciso a seguirla. Anche in capo al mondo, molto più probabilmente fino al campo base di qualche piccolo circo stanziato nella campagna lombarda o piemontese, ai confini di un borgo silenzioso che odora soltanto di cenere di legna che fuoriesce dai camini e di letame che, di questi tempi, viene sparso nei campi circostanti.
Stamane Nebbia sembra ringiovanito, nonostante i suoi polmoni intasati dal tabacco: lui che ha scelto l’inquinamento come gesto volontario quotidiano, innamorato di un’artista che non può continuare a vivere in una città che soffoca. Leggeva Voltaire, ora è passato a Prevert.
Il mattino, in queste giornate di febbraio, ripropone in periferia gli stessi lenti fotogrammi di sempre. Sotto il cavalcavia di viale Certosa, uomini senza volto e senza identità, tremano e tossiscono sotto la cappa gelata della metropoli dopo aver passato la notte lì, sopra un materasso di cartone: uomini ombra o soltanto ombre di una società che non sa se allontanarli come clandestini o semplicemente dimenticarli, come chincaglieria da soffitta. La quotidianità va in scena, come sempre, anche nei giorni che a Nebbia sembrano diversi.
Scrive Antonio Scurati su La Stampa: “Vivo a Milano, come tutti. Appartengo all’umanità, una specie destinata all’estinzione, come tutte”. Nebbia legge e sospira: con Clementina prende un treno e prova a salvarsi. In contromano rispetto ai pendolari scampati alla crisi. A suo modo, parlerà della vita e della poesia alla donna cannone e al domatore delle tigri: loro sì, l’ascolteranno.

L’assalto al treno

Data:25 gennaio 2010

Una volta lo facevano gli indiani, a cavallo. Ora è roba da pendolari incazzati. A Lodi, finisce in gazzarra: se ne discute anche sulle carrozze sderenate dei locali che da Varese scendono a Milano. «Là sì che hanno gli attributi», commenta un ragazzo ad alta voce. Qui, invece, c’è più rassegnazione, scappa qualche parolaccia, ma la metropoli di Milano, per noi che scendiamo dalla provincia, non infonde la stessa carica. «A me interessa che sto trenaccio mi riporti a casa stasera, per il resto…», interviene un impiegato scampato alla cassa integrazione.
Si leggono pochissimi quotidiani, soltanto qualche freepress con le solite notizie della paura. Noi, peggio di Gotham city, siamo in balìa di catastrofi, epidemie o peggio, a giudicare dai titoli sempre più rasserenante dei giornali gratuiti. La stampa a pagamento è diventata rara, sulle carrozze: del resto, è normale. Il Corriere della sera di stamane, per esempio, dedica le prime otto pagine alle schermaglie del cortile della politica, vicende lontanissime dalla realtà quotidiana che vivono i cittadini, a cominciare da quelli che ogni giorni prendono un treno all’alba e sbarcano il lunario in una città difficile, sempre più difficile.
Nel silenzio generale, oltre l’odore di sporco che ristagna sui vagoni, c’è una voce che emerge: è quella di una signora che si lamenta con il capotreno. Carrozza troppo fredda, vecchia storia, alla quale ogni controllore si difende come può… su queste carrozze si tira a campare, invece di protestare, meglio fare da sé e scegliere tra la carrozza “tropical”, 42 gradi, e quella “igloo”, meno 5. Giù in fondo, dimenticata, c’è anche la carrozza “eolo”, quella con le porte che rimangono aperte una stazione sì e una no. Gira sullo stesso treno, ormai da mesi, senza che nessuno alzi più nemmeno una voce d’indignazione: è per il ricambio d’aria. E, tutto sommato, in caso di assalto al treno, è l’ideale.

Un saluto ai blogger de Ilpendolare.com

Data:12 gennaio 2010
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Un sito di servizio, utile, preciso, interessante: un manuale di sopravvivenza per gli irriducibili che passano una parte consistente della loro vita quotidiana sui treni da Varese a Milano… Www.ilpendolare.com: le vie del Signore sono infinite, ma le linee ferroviarie sono limitatissime…. in anni di andate e ritorni, ci si trova a condividere la stessa penitenza, su e giù dai treni. Io, topo di campagna, mi ostino a prenderla con ironia, gli amici del Ilpendolare.com sono gente più seria, a cui chiedere consigli e informazioni. A topo di campagna potete chiedere soltanto consolazione… oppure, come dice mia figlia, fate pure l’unica domanda accettata: “Mi racconti una storia?”

Le ronde dei controllori

Data:5 gennaio 2010
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Mattino gelido, a Pero. Alla risalita della stazione della metropolitana, il silenzio è rotto soltanto dalle grida di due persone: fuori dalla stazione li vedo, sono due controlli Atm che stringono in un angolo un uomo, presumibilmente di origine orientale. Lo spintonano, volano parole grosse, l’uomo tace: i controlli della metropolitana sono in 3, due uomini in azione e una donna che guarda. Io resto fermo a una decina di metri da loro: mi vedono e lasciano subito fuggire l’uomo. Chi fosse, cosa avesse fatto e perché non lo so, ma nella penombra del mattino, i tre controlli Atm agivano da sceriffi, al di fuori della stazione.
L’episodio mi offre lo spunto per ricordare anche un altro fatto, meno increscioso, ma altrettanto fastidioso, occorsomi prima delle vacanze di Natale: la stazione di Pero è strategica per i controlli del servizio delle metropolitana poiché in quella stazione cambia la tariffa, da urbana a extraurbana e i viaggiatori che scendono a quella fermata devono munirsi di un biglietto extraurbano.
La sera, durante la settimana, le squadre dei controlli sono spesso schierate sulle scale della stazione, per far cassetta, multando i furbi, ma anche malcapitate vecchiette che, male informate o ignare, utilizzano il biglietto sbagliato.
A me, invece, è capitato di passare per furbo. Con quale infrazione? Un timbro poco leggibile sulla matrice del biglietto settimanale (per colpa peraltro dell’obliteratrice guasta della stazione) e, soprattutto, non aver conservato una parte dei biglietti delle giornate precedenti. Un errore, una sanzione: cose che capitano, discutibili, ma secondo regolamento, per carità.
L’accanimento tuttavia è davvero fuori luogo: un atteggiamento da sceriffi, quello da squadre di ronda, davvero irritante. Evidentemente, un comportamento e un tono educati sono fuori luogo, quando si ha a che fare con i pendolari: pretendere rispetto sembra diventato impossibile in questa giungla.

Libri da treno: Pane e tempesta

Data:4 gennaio 2010
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L’ultimo di Benni sembra fatto apposta per una lettura da pendolare, con tanti capitoli brevi, decine di episodi comici, paradossali, teneri… L’ideale per chi ha i nervi sotto pressione, come un pendolare sulla linea Milano - Varese o Milano - Domodossola.
La storia ruota attorno all’ennesimo bar sport della letteratura di Benni, il centro della vita sociale di un paesino di nome Montelfo. Aneddoti e vicende che ricordano le pagine migliori di questo scrittore… I protagonisti sono personaggi straordinari: Nonno Stregone, Ispido Manidoro, Trincone Carogna, Sofronia e Rasputin, Archimede detto Archivio, Frida Fon, lo gnomo Kinotto, il beato Inclinato, Simona Bellosguardo, il gargaleone e il cinfalepro, Fen il Fenomeno, Piombino, Raffaele Raffica, Alice, don Pinpon e don Mela, Zito Zeppa, la Jole, Gino Saltasù, il sindaco Velluti, Ottavio Talpa, Bubba Bonazzi, Bum Bum Fattanza, Nestorino e Gandolino, Sibilio Settecanal, Tramutone, la Mannara, Giango, i fratelli Sgomberati, Bingo Caccola e Tamara Colibrì, Maria Sandokan, Adelmo il Cupo, Checca e Caco.
Il bar sport è messo in pericolo da un progetto di speculazione edilizia che mira alla realizzazione di un centro commerciale: i valori di un tempo che avevano mantenuto in vita un piccolo villaggio si scontrano con la logica del “ho i soldi, faccio quel che mi pare”, tanto in voga di questi tempi. Come finirà?

La neve a corso Como

Data:18 dicembre 2009

Meno 4 al binario 2, cielo grigio che trattiene la neve a malapena. Prima o poi verrà giù e renderà le rotaie addirittura suggestive. Già mi prefiguro lo scenario da nevicata, con i rumori attutiti, l’aria tersa e il borbottio incessante d’imprecazioni proveniente dalle carrozze popolate da impiegati e stagisti in ritardo…. Perché quando piove…i treni ritardano, quando nevica, pure, quando gelano gli scambi, pure, quando fa troppo caldo, pure….. Ma la metropoli pensa al Natale, Milano ha un sacco di belle proposte da esporre… ieri sera, intanto, a Quarto Oggiaro hanno fatto pulizia. Pulizia di camorristi, in un’isola ai margini, una delle tante, di questa città. Smantellato un clan…quello della cocaina, dicono i giornali. Ma la neve, anche stasera, a corso Como cadrà ugualmente. Purtroppo.

L’ultima farfalla

Data:2 dicembre 2009
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C’è della poesia, a volte, nella frustrante quotidianità di un pendolare. Come la luna piena che fa capolino da dietro i tralicci dell’alta tensione della ferrovia. L’aria è più frizzantina, viene dai monti innevati che, al chiar di luna, si riescono persino a vedere, dalla città fin su, verso la Svizzera.
Viaggiatori assorti al binario uno, immobili e accarezzati dal vento freddo, ma non troppo, d’inizio dicembre: c’è persino una farfalla. Volteggia nell’aria, come un puntino colorato che porta buon umore, disegna forme immaginarie a mezz’aria, scende ad altezza banchina e si posa. Immobile, eccola mostrare la sua livrea colorata: in mezzo a tutto il marciume di periferia, due piccole ali colorate illuminano pensieri fin troppo immersi nella quotidianità. Ali che si posano e sguardi che si posano su di loro. Un fermo immagine di una frazione di secondo e… schratch! Un colpo a bruciapelo, uno scarpone firmato in pelle di cervo: un giro di suola, come per spegnere un mozzicone, e della farfalla non resta più nulla. L’assassino, un palestrato in giubbotto di pelle, la guarda appena, abbozza un sorriso beffardo, getta il mozzicone sul binario e sale sul suo treno.
La gente smette di sognare e torna a incollare il proprio sguardo ai telefoni cellulari, a spedire messaggi a chissà chi. Non si vede nemmeno più la luna, nascosta dai vagoni, si torna a sentire la solita puzza di mondo non lavato.

… il podista del metrò

Data:1 dicembre 2009
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Sì sono io il podista e al primo che prova a ridere gli rifilo l’anatema del pendolare… “che ti possa schiacciare le dita sotto il finestrino della carrozza del treno…” (cose che capitano, del resto)

ieri è andata che il treno l’ho perso…. altro che portoghese.
Sono stato bloccato dai meccanismi perversi di una stazione del metrò di periferia…. la famigerata fermata di Pero: stazione che pare sia stata costruita direttamente negli inferi. Forse Dante pensava a questo luogo quando scrisse il ventesimo canto: stazione di Pero, quarta bolgia, quello degli indovini e dei maghi, costretti a camminare con la testa rivolta all’indietro…
Una scala eterna, lunghissima e ripida come il Mortirolo, tanto caro ai ciclisti. Una stazione che piacerebbe a Belzebù, dunque, che si prende beffe di noi dannati, non appena possibile. Come? Con una scala mobile SEMPRE GUASTA nei momenti difficili.
Un pendolare con i minuti contati e con un biglietto da acquistare, a Pero è la vittima prediletta di Belzebù: prima discesa agli inferi a una velocità vertiginosa, con rischi di cadute, per scoprire che le uniche due biglietterie, entrambe automatiche, sono guaste.
L’omino di frontiera, il controllore atm all’ingresso dei tornelli, indica il cielo: dice di tornare in superficie e servirsi della biglietteria automatica all’altro ingresso della stazione. Risalita in apnea e scatta la seconda imprecazione, dopo aver constatato che anche la terza biglietteria automatica non funziona.
Nuova discesa a tutta velocità, inzuppato di sudore, e nuovo indizio del controllore che, applicando un rigido regolamento etico sportivo, non concede aiuti “pena la squalifica”… sma i limita a indicare con il dito ancora il cielo. I biglietti si acquistano al bar vicino alla banca che sta vicino alla chiesa…. Risalita, ormai con un polmone compromesso, la lingua felpata, il volto paonazzo e il ritmo che cala inesorabilmente, rabbia che cresce e morale che scende: ma al bar, gli ultimi biglietti li hanno venduti nel 2000 in occasione dell’Anno Santo.
Come un pugile suonato, ecco la nuova discesa a saltoni, tra uno scalino malvisto e un altro mal saltato. Ma ormai è una questione di sopravvivenza: o si dorme qui o in qualche modo si torna a casa. Una vecchia pubblicità di un olio da tavola mi aveva suggerito la tecnica… l’olio per sentirsi in forma e si salta la staccionata… ai tornelli della stazione. Un gesto di una plasticità sorprendente, degno di un atleta di qualità superiore, atterraggio da 9,95 al corpo libero e ripartenza verso la stazione dei treni. Da portoghese e sovversivo…. «Ma che fa?», urla l’omino atm. Mi volto appena, mi guarda e, impietosito dalla mia maschera di sudore, capisce tutto e mi concede la grazia: «Vada, vada, il biglietto lo farà alla prossima stazione».

Risultato? Un tot di treni persi e rientro a casa a tarda sera… L’intoppo del metrò ha condizionato tutto il resto e sono finito parcheggiato sulle banchine di più stazioni, accumulando ritardi e coincidenze mancate. Ma almeno ho potuto riscattare la mia condizione di clandestino e in una modesta stazione di provincia, mi è stato possibile acquistare almeno il biglietto del treno…dopo una salutare serata di jogging, l’uomo onesto sopravvive sempre.

Finisce qui una cronaca degli affari miei, in un giorno di ordinaria depressione… tipico di ogni pendolare, immagino.

La profezia di un grigio lunedì

Data:30 novembre 2009
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Grigio fumo: è il cielo di novembre su Milano e dintorni. La città ha un’aria cupa come Gotham city, piove a catinelle: e sotto il diluvio, presto arriverò alla stazione di partenza. Rho/fiera: avamposto del progresso, proiettati nel futuro, ma un futuro così futuro che si fa un po’ fatica a inquadrarlo.
Il cuore di Expo 2015 è far west: per una strana coincidenza, un pendolare impenitente passerà per furbo e dovrà litigare come un ladro colto con le mani nel sacco. La stazione di Rho/Fiera è più avanti del futuro, ma i pendolari rimangono a piedi o passano per clandestini.

Stasera, dopo l’ufficio, andrà più o meno così:
«Lei non ha il biglietto…»
«Non è la risposta esatta: io non ho il biglietto perché non l’ho potuto acquistare».
«Lei si deve premunire in anticipo servendosi degli appositi punti vendita»
«Ma la stazione non ha biglietteria…»
«Lei avrebbe potuto acquistarlo al distribuire automatico…»
«No, la stazione non ha distributori automatici».
«Allora doveva acquistare il biglietto al bar»
«No, il bar chiude a mezzogiorno»
«Allora avrebbe dovuto premunirsi in anticipo, usufruendo della biglietteria della sua abituale stazione d’arrivo».
«No, perché la biglietteria della mia stazione abituale, non ha gli stessi orari dei pendolari e funziona soltanto la mattina».
«E le biglietterie automatiche?»
«Anche lì guaste da sempre».
«Avrebbe comunque potuto acquistare i biglietti online»
«No, perché il sito web per la vendita dei biglietti oggi non funziona».
«Allora può fare il biglietto sul treno… ma con il sovrapprezzo previsto dalla legge».
«E se la multa io non la pago?».

… a meno che il capotreno/controllore scelga di rimanere a chiacchierare con il macchinista o con una dolce donzella. Come accade quasi sempre, ma che, c’è la legge del pendolare sfigato che non perdona, ormai è ben più crudele di quella del più noto Murphy: 29 giorni da onesto e mai un ferroviere che se ne accorga. Il 30esimo da portoghese (forzato) e ti beccano a due chilometri dal traguardo.

Poi vi dirò com’è andata…

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  • Lorenzo Franzetti

    Lorenzo Franzetti, 37 anni e un po' di pancetta, giornalista professionista, redattore caposervizio della rivista Ciclismo. Affetto da tempo dal virus dell'inviato, mostra tuttavia segni evidenti di stress da redazione. L'unica terapia che riesce almeno parzialmente a tollerare è un mix di ironia e letteratura, nobile arte, con la quale, sfacciatamente e impunemente, prova ora ad abusare della pazienza dei lettori più temerari della rete. Se ne potrebbe fare a meno?
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