Parliamo di voti (ancora?)


La Francia riapre la questione. Un manifesto promosso da intellettuali ed educatori guidati da Daniel Pennac ne chiede l’abolizione alle elementari. Lo hanno firmato scrittori, politici, educatori, psichiatri. In rete ha ottenuto centinaia di adesioni di insegnanti e genitori. Basta con i 4 e i 5 alla scuola elementare, meglio i giudizi che “non umiliano” i bambini, troppo piccoli per reggere stress e competizione!
E in Italia? Il tema divide maestri, genitori e pedagogisti. Da quelli moderati ai detrattori della Riforma che li ha reintrodotti.
La legge che, nel 2008/2009, ha fatto riapparire i voti numerici fu accolta da un coro di proteste: contrari molti dirigenti scolastici, contrari gli studiosi e gli analisti dei diversi sistemi scolastici. Prima si ricorreva ai giudizi discorsivi o alle lettere, da A a F, secondo i 6 livelli stabiliti dall’Ocse, l’organizzazione mondiale per lo sviluppo economico.
Le ragioni contro: l’obiettivo della scuola elementare non è quello di discriminare, ma di promuovere. La valutazione non si può abolire, serve a bambini e genitori per stabilire un rapporto con la realtà, ma parlare di “merito” a 6 o 8 anni non ha senso. Classificare i più piccoli con semplici numeri potrebbe limitare la loro crescita, mettendoli in competizione e rinunciando al compito sociale e educativo, proprio di un’istituzione che è obbligatoria.
Le ragioni a favore: il voto è solo un numero, scritto accanto alle produzioni dei bambini a partire dalla prima classe. Un numero che ci informa su ciò che cosa sta succedendo rispetto al rendimento in una specifica materia. Umiliazioni? Stress? Fobia da scuola? Non ci sono problemi se i genitori imparano a considerare il voto come un dato di realtà e basta. Un voto non equivale a un giudizio sulla vita. E’ chiaro e inequivocabile. Evita la fatica di interpretare giudizi discorsivi che poi trasformiamo lo stesso in numeri.

L’appello della “gauche” intellettuale e liberale con molta probabilità non sarà accolto dal governo Sarkozy ma avrà avuto il merito di costringere gli educatori a una riflessione su un sistema scolastico meritocratico e centralizzato.
Riflessione che forse potrebbe servire anche a noi.

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