Voglia di USA in provincia di Varese

“Mamma mia dammi cento lire che in America voglio andar.  Cento lire io te li do, ma in America no, no, no.”

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Recitava così una delle canzoni italiane più note dell’inizio secolo, quando gli emigranti eravamo noi e in massa ci spostavamo verso il nuovo mondo. Tra il 1880 ed il 1915 gli italiani che approdarono sulle coste degli Stati Uniti furono oltre 4 milioni. Washington DC era già la capitale degli USA e guarda caso distava da Varese esattamente quanto dista oggi : 6.748,97 km.

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Una distanza del genere può essere davvero un problema se dopo aver visto tutto d’un fiato l’ultima serie made in USA oppure dopo aver ascoltato l’ultimo pezzo di Kayne West ( oggi rapper di successo e candidato alle elezioni presidenziali del 2020 ) venite assaliti da una irrefrenabile voglia di donuts, di hamburger o di pancakes !

Ma non fatevi prendere dal panico, perchè in realtà anche in provincia di Varese esistono piccole isole “USA” dove poter deliziare il palato con i gusti d’oltreoceano.

IMG_20170129_105423A Cassano Magnago, e più precisamente al Bakery Street, è possibile fare una dolcissima colazione in perfetto stile americano con i famosi pancakes accompagnati con lo sciroppo d’acero, gli americanissimi brownies o una fetta di apple pie. Per i più nostalgici esiste anche il brunch salato con le uova strapazzate e le sfiziose jacket potatoes.  

Ma se la vostra passione sono i pancakes  sappiate che a Sesto Calende esiste addirittura la “Factory” dei pancakes, piacevole locale dove la ricetta del pancakes perfetto viene custodita gelosamente.

Per la carne e gli hamburger le proposte in provincia di Varese certo non mancano anche se sempre più spesso bisogna fare il conto con prezzi non sempre abbordabili.

varese02Per delle buone BBQ ribs ( ovvero le costine di maiale con la salsa BBQ ) Roadhouse , che trovate a Castellanza, Gallarate e Buguggiate,  rimane una delle mie prime scelte, l’ambientazione  e molto “american style” così come anche il menù con le sue bistecche NY  Strip e American Angus Steak. Ad Azzate l’ambientazione Rock n’ Roll la fa da padrona al 50’s Restaurant dove tutto ricorda gli Happy Days di Richie, Potsie, Ralph Malph e l’indimenticabile Fonzie.

In città il primato di american restaurant, almeno in termini di vendite e presenze, se lo dividono Hambù con i suoi hamburger gourmet di fassona e chianina e il Fuddruckers che ha fatto della personalizzazione del panino il suo cavallo di battaglia.

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Unica nota dolente è la chiusura a Fagnano Olona dell’Hurricane Grill & Wings che sbarcava per la prima volta in Europa dalla Florida con un locale molto accattivante ( ma anche forse davvero troppo grande ) e un menù e che dopo una partenza niente male  ahimè ha chiuso i battenti  dopo poco più di un anno.

brooklinInfine i fanatici della birra americana saranno lieti di sapere che Carlsberg ha stretto un accordo con la Brooklyn Brewery per la commercializzazione della birra americana proveniente dall’omonimo quartiere di New York. Una visita allo store Poretti – Carlsberg di Induno Olona è quindi d’obbligo.

E allora , se anche tu “vuo’ fa’ l’americano” a Varese non ti resta altro che scegliere !

Metti un pomeriggio a due passi da Varese con Obama e il suo Chef …

Keynote speaker_Barack ObamaMetti un pomeriggio di Primavera a Milano, metti una delle persone più carismatiche del Pianeta, metti anche che questa persona è stato il Presidente degli Stati Uniti, metti poi che è stato il primo uomo di colore ad entrare nella sala ovale per sedersi sulla poltrona più (s)comoda del pianeta, metti che è stato insignito del premio Nobel per la Pace, metti poi che nello stesso pomeriggio c’è anche il suo chef divenuto a soli 29 anni consigliere alla Casa Bianca per le politiche alimentari e una corretta alimentazione, metti poi che i due comincino a parlare amabilmente di cibo…

Ma quando ricapita un pomeriggio del genere ?

Il 9 maggio in occasione dell’edizione 2017  di  Seed&Chips  (uno degli eventi di riferimento a livello mondiale nel campo della Food Innovation)  alle ore 14.00 Barack Obama terrà il suo Keynote Speech ( ovvero il discorso principale di apertura che anticipa la sessione di dialogo con Sam Kass, Chef consigliere dell’ex Presidente USA e artefice della rivoluzione salutista alla Casa Bianca) .

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A due passi da Varese, un Filosofo in cucina: Paolo Lopriore

l-3232-paolo-loprioreSempre più spesso gli chef appaiono in pubblico come veri e propri divi del cinema, impomatati e tirati a lucido nella loro divisa bianca, pronti a “plasmare” il cibo sotto l’occhio attento di grupie e fans,  per farne uscire opere d’arte belle da vedere e da gustare. Ma certo ci vuol poco a capire che questa è solo un’immagine distorta, il risultato di una sovraesposizione mediatica di chef e cucina.

E allora ecco che arriva in mezzo a tutte queste paillettes e telecamere Paolo Lopriorecon la sua parannanza, con le sue scarpe da tennis e le mani che non hanno paura di mostrare il vero lavoro del cuoco. Dopo anni di peregrinare Lopriore torna a casa, e più precisamente ad Appiano Gentile, (CO) con il suo accogliente ristorante “Il Portico” (20/25 coperti) che racchiude il pensiero di un artista incompreso, per parafrasare Gualtiero Marchesi secondo cui “con il suo palato assoluto, traduce gli ingredienti in idee trasformando il cibo in emozioni.

La cucina di Lopriore è in effetti, per come concepita, una vera cucina della emozioni;  una cucina pur sempre creativa che non dimentica la tradizione, quella più verace, più sincera, fatta di ingredienti “poveri” come la polenta, il rognone, il cavolfiore,la verza, il pesce di lago, tutti impreziositi da una sapiente lavorazione dello chef Lopriore.

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Il pesce di lago di Lopriore

Una cucina che è lo stesso chef a spiegare a chi per la prima volta mette piede al Portico.  “L’identità del cuoco è cucinare e la creatività non avviene più nella costituzione del piatto ma nel cucinare. La tavola conviviale così come pensata (ovvero con un piatto principale posto nel centro della tavola e tante piccole ciotole intorno con salse, spezie e condimenti – ndr) favorisce una creatività senza confini. Io do una mia logica, dico come vedo il piatto ma poi è chi mangia che decide. Ho capito che se lo compongo lopriore pesceio il piatto, lo rendo troppo personale, mentre voglio che ognuno si senta libero di scegliere e non si senta in imbarazzo da quella che può essere l’identità del cuoco. Al tavolo abbiamo tradizione e creatività  e la gestione avviene da parte di chi mangia. L’identità del cuoco è cucinare e io mi sono ripreso il mio gesto: cucinare”

In tavola regna la semplicità con ceramiche bianche e ciotole di terra cotta messe al centro della tavola in modo da favorire la condivisione e la convivialità, proprio come si faceva una volta.  Il menù, sempre essenziale e concreto, varia a seconda della stagione ed è proposto sempre nella doppia versione (pesce – carne).

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Le foglie di cavolfiore

ciocco disco loprioreLa domenica poi è il giorno del brunch: una delizia per il palato, per l’umore e per l’amore: pane , burro salato & lampone Marmellata di arance & miele di acacia Spremuta di arancio Tortino al cioccolato Croissant al naturale Pane tostato Girella alla cannella Fiocchetto “Ducale” , cacciatorino & foglie di cavolfiore sottaceto Quiche Lorraine Crostino nero toscano Riso , pinoli & olive Sciatt Tramezzino farcito di uovo sodo , maionese , capperi e lattuga Roast Beef al vino rosso , verza & patate arrosto Omelette nature , salsa al parmigiano & erbette Animella fritta in salsa agrodolce…

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La granita di Lopriore

Questa è la filosofia di Lopriore: un ritorno alle origini tanto per chi cucina quanto per chi mangia, perchè ammettiamolo ogni tanto, la cucina, quella buona, arriva dal cuore.

A Varese cambiano le Stelle : su Riccardo Bassetti e giù Davide Brovelli

Riccardo Bassetti

Riccardo Bassetti

Ed è arrivato anche l’appuntamento annuale con la Guida più blasonata e più desiderata del Pianeta Cibo: la guida Michelin 2017 . Piccolo scossone in provincia, con il Sole di Ranco che dopo anni di presenza nella guida perde ahimè la stella e soprattutto con La Tavola di Riccardo Bassetti che dopo esserci andato vicino per due anni di seguito, quest’anno ha centrato l’obiettivo. Di Bassetti e della sua cucina creativa avevamo già raccontato tempo addietro. A lui e a tutto il suo staff vanno i nostri complimenti !

Ecco i risultati della Guida in Provincia di Varese

Fagnano Olona VA 1 stella Michelin Acquerello
Gallarate VA 1 stella Michelin Ilario Vinciguerra
Laveno-Mombello VA 1 stella MichelinN  La Tavola
Olgiate Olona VA 1 stella Michelin Ma.Ri.Na.

I cappelli de l’Espresso in Provincia di Varese

guidaespresso-2In principio erano le valutazioni numeriche, che però dovevano sembrare troppo tecniche e complicate al letterore della domenica, abituato forse sempre più a ragionare “easy”. Fuori i numeri allora e dentro i cappelli nell’edizione appena presentata della Guida de L’Espresso “I Ristoranti d’Italia 2017” curata dal giornalista Enzo Vizzari . Più intuitivi e meno seriosi…del resto mica siamo a scuola !

Come ogni anno, l’italica guida stuzzica la curiosità di molti che la considerano anticipatrice dei risultati della ben più nota ed altisonante Guida Michelin,  per la quale si dovrà attendere però ancora qualche settimana.

L’anno scorso secondo gli ispettori della guida italiana il miglior ristorante della provincia di Varese era stato l’Acquerello dello chef Salmoiraghi, seguito a ruota da Ilario Vinciguerra e dal Ma.Ri.Na di Olgiate Olona.  L’Albergo Colonne e il Luce erano gli unici ristoranti “degni di nota” del capoluogo secondo l’Espresso.  ( ecco le valutazioni 2015 ).

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Silvio Salmoiraghi

E per il 2017 ? Pochi cambiamenti per la verità… ma bando alle ciance vediamo nel dettaglio i risultati:

TRE CAPPELLI
Acquerello Fagnano Olona (VA)

DUE CAPPELLI
Ilario Vinciguerra RestaurantGallarate (VA)
Ma.Ri.Na Olgiate Olona

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Silvio Battistoni

UN CAPPELLO
Il Sole di Ranco Ranco (VA)
Il Porticciolo Hotel Laveno Mombello (VA)
Albergo Colonne Varese
Blend 4 Azzate (VA)

e voi che ne pensate ?

Per la cronaca i migliori ristoranti d’Italia sono secondo l’Espresso l’Osteria Francescana di Massimo Bottura, Reale Casadonna di Niko Romito, le Calandre di Massimiliano Alajmo, il Duomo di Enrico Crippa e Uliassi di Mauro Uliassi

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C’era una volta il cestino di Cappuccetto Rosso

C’era una volta il cestino di Cappuccetto Rosso e , a seconda di chi raccontava la fiaba, al suo interno si poteva trovare una calda focaccia, una fetta di torta, del morbido pane con del burro o addirittura del vino.

icestini2Nel 2016 nei panni di Cappuccetto Rosso ci troviamo, con tanto di cestino pieno di leccornie, niente meno che  Anna Prandoni, giornalista e scrittrice bustocca, già direttrice della prestigiosa Accademia Marchesi, nonchè Advisory board member dell’Accademia del Panino Italiano e , per l’appunto, novello direttore generale de iCestini Srl.

cestini1Il bosco dei fratelli Grimm lascia il passo ad una ben più pericolosa e soprattutto caotica Milano (in questa caso non “da bere” ma bensì “da mangiare”) nella quale si aggirano famelici pendolari pronti a rientrare nelle loro tane per la notte non senza però un lauto pasto, servito nei cestini del nuovo millennio. Niente più vimini e paglia intrecciata, ma coloratissime scatole con all’interno vaschette da mettere nel micro onde o nel tradizionale forno. 

icestini1cestiniL’idea di Anna Prandoni & Co. è semplice : il pendolare prenota la sua cena attraverso internet (www.icestini.it), scegliendola tra le offerte della settimana (con costo variabile tra € 5,50 ed € 8,50). Dopo aver pagato tramite carta di credito o paypal, il pendolare dovrà indicare anche a che ora prenderà il treno per rientrare a casa e la stazione di partenza. All’orario indicato, troverà il suo cestino ad attenderlo in stazione, ben impacchettato e pronto per il trasporto. Giunto a casa al pendolare non resta altro che gustare il contenuto nel cestino dopo un breve passaggio nel forno.

“Ogni piatto, ci tengono a precisare a iCestini.it,  è prodotto in giornata, con ingredienti freschi e di stagione, secondo la tradizione italiana ma con tocchi insoliti e intriganti: un ristorante di qualità dentro un cestino, per una cena subito pronta e un po’ speciale.”

Per chi volesse maggiori informazioni, ecco l’indrizzo web www.icestini.it…. astenersi lupi cattivi

Varesini, è tempo di Oktoberfest…a Stoccarda

birra-2014 Fine settembre coincide con il cambio di stagione, dalla calda estate si passa lentamente all’autunno. Il freddo comincia a farsi sentire, le foglie si ingialliscono, le castagne rotolano nei parchi e dall’armadio escono i primi maglioncini ma soprattutto… sta per arrivare l’Oktoberfest ! Inutile spiegare di cosa si tratti, ma, nel caso in cui ci fosse qualche astemio desideroso di ampliare i propri orizzonti, diciamo che l’Oktoberfest è una sorta di “Paradiso terrestre” per gli amanti della Birra.

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L’ultimo fine settimana di settembre e il primo di ottobre milioni di persone di riversano in Baviera e più precisamente a Monaco per fare festa bevendo birra e mangiando ogni teutonico ben di Dio. I birrifici più importanti della Germania inondano con oltre 6 milioni di litri di birra l’intera area fieristica dove vengono allestiti tendoni, aree gastronomiche e musicali, e dove ogni buon tedesco ( di qualsiasi età, sesso, religione, estrazione sociale…) si reca a far festa.

birra1Ma l’Oktoberfest non è solo una festa per “deutsch”. Ogni anno migliaia di italiani lasciano le proprie case per raggiungere Monaco in una sorta di mistico pellegrinaggio e tra loro non mancano i varesini.  E se la capitale della Baviera è la sede indiscussa dell’Oktoberfest, negli ultimi anni sta acquistando sempre più “appeal” l’Oktoberfest organizzato in un’altra importante città della Baviera, Stoccarda.

A differenza di Monaco, le dimensioni della fiera a Stoccarda sono senza dubbio più ridotte, caratteristica molto apprezzata dai puristi dell’Oktoberfest, soprattutto perchè folklore e qualità della birra non solo rimangono immutate, ma anzi sono più “genuine”.

stoccarda1Arrivare a Stoccarda da Varese poi è davvero semplice. Entrati in Svizzera attraverso il confine di Gaggiolo, ci si immette subito in autostrada e via verso il freddo nord, passando da Zurigo per arrivare finalmente, attraverso la A81 e dopo circa 4 ore di viaggio, a destinazione. Stoccarda, patria dell’industria automobilistica tedesca, qui infatti hanno sede la Mercedes Benz e la Porsche,  è una bella città, adatta ad ogni tipo di visitatore,

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sera1-2014Il Cannstatter Wasen, decentrato rispetto al centro città, accoglie ogni anno il Cannstatter. Volksfest, evento nato come festa del raccolto nel 1818 e diventata oggi una delle feste più belle al mondo in perfetto stile bavarese.

Un bellissimo luna park, tante attrazioni per grandi e piccini, un mercatino di prodotti tipici della vicina foresta nera ,stand gastronomici per tutti i gusti e soprattutto i tendoni delle più importanti aziende produttrici di birra, è ciò che chiunque potrà trovare entrando, gratuitamente, all’interno dell’area sottoposta a costante controllo da parte delle discrete forze dell’ordine.

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panoramaL’ingresso alle tende, il cuore della festa, è sempre gratuito ma per garantirsi un posto a sedere ed evitare di rimanere fuori una volta raggiunta la capienza massima, c’è solo una soluzione: la prenotazione ( che può avvenire anche mesi prima della festa attraverso i siti delle aziende). All’interno dei tendoni ( dove spesso è consentito anche fumare ) si mangia, si canta , si balla e soprattutto si beve birra, tanta birra,  il cui consumo è facilitato anche dalle dimensioni dei boccali rigorosamente da litro.

graticolaE se la birra la fa da padrona per quanto riguarda il beverage, il cibo non ha un protagonista unico, anzi. Stinco di maiale, pollo alla griglia e bratwurst sono solo alcuni dei piatti che vedrete sfrecciare su immensi vassoi di legno portati in spalla da camerieri in trance agonistica. Personalmente preferisco il cibo all’esterno dei tendoni, dove la varietà è davvero unica. Ottimo il maiale della foresta nera  allo spiedo o le salsicce lunghe un metro arrostite sulla graticola. Ma anche gli amanti di dolci non rimarranno delusi.

E se vi state chiedendo se l’Oktoberfest di Stoccarda sia una festa adatta anche alle famiglie, vi basti sapere che noi ci siamo andati in tre, io, Brunella (mia moglie) e la piccola Mia…talmente piccola da essere ancora dentro la pancia della mamma (al settimo mese).

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E allora non ci resta che augurare a tutti Ein Prosit der Gemütlichkeit !

Per maggiori info – Cannstatter Volksfest o scrivete su facebook a Enogastrocosmico

L’Accademia Italiana della Costina

titleIl primo fine settimana di settembre è una di quelle date da segnare sul calendario con il pennarello rosso soprattutto se abitate in provincia di Varese e se la carne è uno degli elementi fondamentali della vostra dieta. A Coarezza, piccola frazione di Somma Lombardo affacciata sul fiume Ticino, si tiene infatti la festa dell’ Accademia Italiana della costina di Coarezza, evento che ogni anno raccoglie migliaia di persone pronte a sfidare file lunghe anche 150 metri e diverse ore di attesa per poter degustare le meravigliose costine dell’Accademia, che quest’anno ha raggiunto il traguardo dei dieci anni di presenza nella Federazione Italiana Confraternite Enogastronomiche e gli oltre venticinque anni di attività.

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E proprio per dare il giusto onore a cotanto compleanno, quest’anno l’Accademia ha aperto le porte il 4 settembre alle confraternite enogastronomiche d’Italia, raccolte nella “Federazione Italiana Confraternite Enogastronomiche” (FICE), per dare inizio ai festeggiamenti con l’annuale Convivio.

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teamHo avuto l’onore e il piacere di poter incontrare durante l’attività di cottura e poi nella loro sede gli accademici della Confraternita, il Gran Maestro Massimo De Micheli, i Cavalieri della Costina e gli Allievi , ovvero coloro che, dopo una attenta preparazione, verranno se riusciranno a trascorrere la “tre giorni” davanti alle griglie, insigniti del titolo di Cavaliere della Costina.

mask1Che quella dell’Accademia non sia una semplice grigliata tra amici,  lo si comprende guardando lavorare gli accademici, con i loro movimenti e le loro procedure studiate nel dettaglio, con le ricette affinate nel corso degli anni per un il risultato finale veramente unico. Talmente unico da muovere anche l’interesse di Farinetti, guru di SlowFood, che voleva l’Accademia ad EXPO nel 2015. “Poi il progetto non andò in porto, racconta il Gran Maestro, perchè pretendevano che usassimo griglie a gas. Abbiamo preferito rinunciare perchè il risultato non sarebbe stato lo stesso e quelle non sarebbero state le Costine di Coarezza”

gangioIl maiale, rigorosamente italiano e scelto appositamente nel suo taglio più povero, viene esaltato al punto da diventare un piatto gourmet. L’intingolo usato per bagnare le costine è il vero segreto dell’Accademia, un segreto che ogni anno viene perfezionato e custodito da Massimo De Micheli, Gran Maestro e fondatore dell’Accademia. La cottura sulla griglia lunga circa dieci metri (oltre ad una ruota di quasi tre metri di diametro sulla quale la carne “riposa” prima di essere sporzionata), dura circa un’ora e mezzo con temperature che arrivano anche a 300/400 gradi.  Per la brace viene usato il faggio che, insieme alle spezie e all’intingolo, conferisce quell’aroma tipico e unico che ha portato l’Accademia ad ottenere anche il riconoscimento del marchio De.Co (ovvero la Denominazione comunale, un marchio di garanzia in materia di valorizzazione delle attività agroalimentari tradizionali) .

coppiaDevo essere sincero, a vedere gli accademici all’opera sembra di trovarsi davvero davanti a dei cavalieri e la stessa sensazione si ha nel sentire i loro racconti. “Far parte dell’Accademia non è da tutti, racconta con orgoglio il Gran Maestro, perché richiede sicuramente un enorme sacrificio tanto in termini di tempo quanto in termini di fatica fisica.

griglia1Ed in effetti la giornata tipo dell’accademico comincia alle 7:30 con il carico dell’attrezzatura sui furgoni, inclusa la lunghissima griglia. Per poter cominciare il servizio 12:00 è necessario accendere il fuoco almeno un’ora e mezza prima e per montare la lunga griglia ci si impiega oltre un’ora. E al termine del servizio, anche a notte fonda, si provvede a pulire strumenti e attrezzatura in modo tale da essere pronti per il servizio successivo.

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ridottaCome in una vera brigata di cucina ogni compito è ben definito: ci sono i fuochisti, che controllano in continuazione la temperatura della brace agiustandola a seconda delle esigenze; ci sono i responsabili del “bagnetto” con l’intingolo e quelli responsabili della salatura (dal 2012 l’Accademia utilizza una soluzione marina per garantire sapidità costante ed evitare che il contatto diretto del sale con la carne la rovini facendone disperdere i succhi) ; ci sono gli addetti al taglio ed infine gli assaggiatori.

accademia1Per alcuni versi guardare lavorare gli accademici equivale ad entrare in una cucina di un ristorante stellato nel quale ognuno sa che cosa deve fare, conosce alla perfezione la propria postazione e si muove con grazia, ordine e pulizia: a Coarezza non sanno cosa voglia dire improvvisazione e disordine. “Non potrebbe essere diversamente viste le alte temperature di cottura.

braceAnche la scelta di affiancare le persone in attesa in parallelo alla linea della griglia è voluta, precisano in Accademia. Vogliamo che la gente si renda conto di come lavoriamo, del rispetto delle regole igienico-sanitarie, delle normative in materia di sicurezza.  A volte chi è in coda non comprende la fatica fisica, lo studio e la ricerca che stanno dietro ad una grigliata dell’Accademia,  ma grigliare qui non è certo come grigliare a casa,  e soprattutto la nostra carne alla griglia non è certo come quella delle tante feste e sagre estive. Non ci vedrete mai grigliare salamelle o costate, ma solo carrè di maiale in pezzatura tra i 2.8 – 3.5 kg con il metodo e gli ingredienti dell’Accademia”

ruotaMa chi conosce l’Accademia sa che la “mission” della Confraternita di Coarezza è anche e soprattutto la solidarietà. “Nel 1990 quando l’Accademia è nata, racconta Massimo De Micheli, non era altro che un gruppo di amici che voleva fare qualcosa per il proprio paese. Grigliavamo e raccoglievamo fondi per aiutare Coarezza. Crescendo abbiamo voluto mantenere questo scopo e così il ricavo delle nostre uscite viene sempre destinato per fini sociali e di solidarietà.”  

maskAdesso in Accademia stanno lavorando oltre che all’intingolo per la stagione 2017 , anche ad una griglia di oltre 20 metri, con un sogno nel cassetto: volare oltreoceano per confrontarsi in una “amichevole” competizione con i grigliatori texani. “Siamo stati invitati in Texas. Inizialmente pensavamo si trattasse di uno scherzo, ma poi quando abbiamo capito che gli americani non stavano affatto scherzando ma che anzi conoscevano bene il nostro prodotto e le nostre tecniche abbiamo cominciato a farci un pensiero. Per il momento l’ostacolo maggiore è legato al trasporto di tutta l’attrezzatura, la spesa è davvero troppo alta, ma chissà che un giorno non si riesca a sbarcare in America, sarebbe una bella soddisfazione far assaggiare le nostre costine agli amanti del BBQ.”

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A godere delle costine dell’Accademia Italiana di Coarezza per il momento saranno quindi solo i 50.000 fortunati che ogni anno raggiungono da tutta Italia le manifestazioni in cui sono presenti gli accademici, riuscendo ad accaparrarsi il prezioso piatto: gli americani possono attendere….oppure possono prendere l’aereo e andare a Coarezza !

 

And the Winner is… Alessia Puccio

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Alessia Puccio

Alessia Puccio ha da poco compiuto 18 anni ed è la bella vincitrice del concorso Va’ che Torta, interamente dedicato agli studenti delle scuole alberghiere della provincia di Varese. Il concorso è stato organizzato da EnogastroCosmico in collaborazione con VareseNews e con l’amichevole partecipazione di “Lindt Spa”  e “La Pasticceria” di Venegono Superiore.

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La giovane pasticcera fresca di diploma ( ha ultimato a luglio il percorso di studi presso il Centro di Formazione Professionale di Varese ) ha superato i suoi colleghi con la sua originalissima “Aurora” (una frolla con farina di riso e mais,  ganache al cioccolato bianco e mascarpone, con all’interno un cuore vellutato all’amarena e circondata da un croccante, nocciole sabbiate e caramellate con spuma di sedano) , risultata infatti la creazione più votata dal web oltre che dalla giuria tecnica che ne ha decretato il successo.

Tanta soddisfazione anche per il Centro di Formazione Professionale di Varese che con la vittoria di Alessia ha coronato un anno scolastico pieno di riconoscimenti e premi. Grazie inoltre alla disponibilità dimostrata dalla Lindt & Sprungli di Induno Olona alla scuola varesina è andata in premio una importante fornitura di prodotti da laboratorio.

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Alessia Puccio con Davide Pisano e Federico Cattozzo

Alessia Puccio , oltre alla fornitura per la sua scuola ed il meritato trofeo, ha anche vinto una giornata di aggiornamento in decorazione di torte moderne e cake design presso il pastry chef Davide Pisano, uno dei pasticceri più apprezzati del varesotto e docente presso il Congusto Gourmet Institute di Milano. 

L’abbiamo incontrata in laboratorio,  e tra planetarie, panna e frutti di bosco le abbiamo fatto qualche domanda per conoscerla meglio. Col sorriso sulle labbra e un po’ di mal celata timidezza Alessia ci racconta di come ha avuto inizio la sua zuccherosa avventura. “Avevo 12 anni e dovevo cominciare a pensare a quale percorso intraprendere dopo le scuole medie. Diciamo che la scelta è stata naturale perchè mi piacevano le torte,  mi piaceva prepararle e decorarle. Alla fine della terza media quindi non avevo dubbi, volevo frequentare una scuola di pasticceria.  Poi però cominci la scuola e ti rendi conto che fare una torta a casa non è come fare una torta in un laboratorio di pasticceria, dove è richiesta tanta precisione, ordine e pulizia. A casa puoi anche provare ad improvvisare, ma un Pasticcere, e questo l’ho capito sin dal primo anno al CFP, non improvvisa mai”.

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Alessia Puccio insieme alla Prof.ssa Linda Chirico

Mentre misura dosi e quantità sotto lo sguardo attento di Davide Pisano e del suo collaboratore Federico Cattozzo, Alessia continua a raccontarsi. “Alcune cose mi sono state chiare sin dal principio: in questo lavoro ci vuole tanta pazienza e tanta passione ma soprattutto molta pratica. In questi anni di scuola ho imparato a prendere le mie responsabilità, tanto in laboratorio quanto nella vita, e poi ad essere umile, perchè c’è sempre da imparare, ogni giorno e ogni volta che entriamo in laboratorio.”

Inevitabile poi una domanda sulla torta Aurora che ha raccolto in brevissimo tempo diverse centinaia di “like” su facebook . “L’idea della torta Aurora è nata da una chiacchierata con la professoressa di laboratorio, Linda Chirico.  All’inizio mi sembrava un progetto troppo diverso dalle mie inclinazioni e dai miei gusti. A me piacciono le torte con la panna e con la frutta, le torte classiche insomma, nella torta Aurora invece ci sono ingredienti particolari come il sedano, si usano farine di riso e mais, ci si confronta con la tecnica della sferificazione e della lavorazione dello zucchero e poi anche le difficoltà legate alla forma della ganache… ma è stato amore a prima vista, mi sono innamorata di questa torta e ho cominciato a lavorarci. “

14339988_10210887198562989_65660841_oNon perde il sorriso Alessia, nemmeno quando il lavoro si fa duro o quando le viene richiesta da Pisano precisione estrema in un passaggio di lavorazione. Basta guardarla per capire di quanto sia appassionata e desiderosa di apprendere. E poi c’è anche un sogno nel cassetto da coltivare: ” …beh un sogno c’è, aprire una pasticceria tutta mia dove potermi perdere e dove poter dare libero sfogo alla mia creatività”

Platea Cibis 2016 a Varese

platea cibilolsContinua a Varese l’amore per il cibo da strada, ovvero quello da mangiare mentre si passeggia, quello che non impegna, quello che ti consente “di fare serata” senza spendere un capitale, quello semplice e gustoso. All’estero lo chiamano “Street Food” ed è uno dei modi più semplici e veri per comprendere le abitudini culinarie (vere) di un paese o di una determinata regione, in altre parole “quello che mangia la gente”.

Pani ca meusa -Il Video

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E se qualche settimana fa era stato il Lake Street Food Festival ad attirare migliaia di persone da tutta la provincia, in questo fine settimana l’ingrato compito è spettato a Platea Cibis 2016 , in collaborazione con Confesercenti.

Questa volta il taglio della manifestazione è leggermente differente, perchè a fianco dei sempre presenti prodotti italiani e regionali ( questa volta a farla da padrone è lo stand siciliano) , sono presenti anche prelibatezze internazionali. Insomma anche in questo caso ce n’è per tutto i gusti … come al solito però l’unica nota dolente sono i prezzi.

plsdxchgjUn solo esempio, se alla Vucciria un panino con la milza ( pani ca meusa) lo paghi €2,50 in centro a Varese è in vendita ad € 5,00 … certo non è un prezzo economico, ma un viaggio in Sicilia partendo da Varese siamo sicuri costi un po’ di più.

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