Abolire la definizione “Contemporanea” dai Musei italiani di Arte

DAMIEN HIRST

Ormai è uno TZUNAMI quello che si sta alzando contro il sistema mafioso chiamato “ARTE CONTEMPORANEA” che ha inquinato tutto con bugie, falsità, truffe, ipocrisia, ciarlataneria, inganni e usura. Adesso protesta anche JULIAN SPALDING, ex direttore dei musei di arte contemporanea di Glasgow, Manchester e Sheffield per una mostra di Damien Hirst alla Tate Modern Gallery di Londra.

La stessa cosa aveva fatto qualche giorno fa l’artista inglese DAVID HOCKNEY (vedi articolo qua sotto). Ma ormai sono moltissimi gli esperti d’Arte più prestigiosi del mondo che hanno smascherato e denunciato la GRANDE TRUFFA chiamata “ARTE CONTEMPORANEA”, come MARC FUMAROLI, storico e saggista, membro dell’Académie française ; come JEAN CLAIR, scrittore, storico dell’arte e curatore francese, anche lui membro dell’Académie française; come RUDOLF ARNHEIM, scrittore, storico dell’arte e psicologo tedesco; come RICHARD SENNET , sociologo e scrittore statunitense, come ROY STRONG, storico e gallerista britannico, ex direttore del Victoria & Albert Museum e della National Portrait Gallery di Londra ecc.

DAMIEN HIRST

A parte le palesi patacche fatte passare per “arte” dal cinismo e dalla speculazione di collezionisti miliardari (come appunto quelle di Damien Hirst), Il nocciolo fondamentale del problema sta proprio nella FAZIOSITA’ della definizione “ARTE CONTEMPORANEA”, che ormai ha ingorgato tutti gli spazi dell’Arte.

E non c’è modo di arrivare a mediazioni, che permettano a tutte le espressioni d’Arte odierne di poter essere presentate al pubblico: i sostenitori della cosidetta “ARTE CONTEMPORANEA” sono intransigenti, intolleranti, arroganti, settari e spesso anche aggressivi per disperazione….perchè, come afferma Jean Clair “Dalla pittura d’azione di Pollock agli happening, e dagli happening agli eventi, alle installazioni, ai gesti, al fatto di «investire» un luogo, tutta la storia dell’arte contemporanea, come i gesti disperati di un nuotatore che anneghi, è storia di una sparizione, nel suo specifico di una maestria perduta”.

JANNIS KOUNELLIS

E Marc Fumaroli scrive “Oggi, il mercato è dominato dal cinismo e dalla speculazione di collezionisti miliardari, i quali riconoscono come opere d’arte solamente un certo numero di oggetti – o meglio di non oggetti – che rappresentano l’antitesi di tutto quello che abbiamo considerato arte fin dalle origini dell’umanità. Tutto il resto viene ignorato”.

La faziosa definizione “CONTEMPORANEA” nei Musei d’Arte è come la “SVASTICA NAZISTA” sulla facciata di un Parlamento: è una contraddizione in termini.

Si potrebbe incominciare con togliere questa parolaccia dai Musei FINANZIATI CON SOLDI PUBBLICI, per permettere a chiunque di poter lavorare, opinare, studiare, contemplare e conoscere creativamente senza dover confrontarsi con questa DIABOLICA e DISTRUTTIVA NUOVA INQUISIZIONE.

CINDY SHERMAN

Qui sotto l’ennesiomo articolo di protesta nei confronti di questa asfissiante e corrotta situazione.

Damien Hirst, fra Arte e Etra
di Margherita Loy

Una piccola notizia oggi sui giornali mi ha fatto sobbalzare di gioia. Il quotidiano inglese The Indipendent ieri ha pubblicato un’intervista di Julian Spalding, ex direttore dei musei di arte contemporanea di Glasgow, Manchester e Sheffield, in cui afferma che l’arte di Damien Hirst semplicemente non è arte. L’attacco segue di poco quello che già ha sparato contro Hirst, David Hockney, artista inglese nel vero senso del termine. L’occasione di questi attacchi è che il 4 aprile verrà inaugurata una retrospettiva di Damien Hirst alla Tate Modern Gallery di Londra.
Qualcuno comincia a indignarsi e qualcuno che sa il fatto suo.

Cercherò di spiegare i motivi di questa mia gioia. Intanto ho visto le opere di Hirst dal vero solo una volta a Londra ed era un teschio tempestato di diamanti, For the Love of God (battuto all’asta per 50 milioni di sterline), esposto temporaneamente al British Museum. Conosco lo squalo in formaldeide, a cui Francesco Bonomi ha dedicato un libro che parla proprio del mercato ipertrofico creato da questo pesce marcio (valutato 25 milioni di dollari); ho visto altre creazioni di Hirst definite già da qualcuno “paccottiglia miliardaria”.

Ma dove è la novità? Per la prima volta si parla apertamente di truffa e del fatto che il lavoro, più o meno discutibile di Hirst, semplicemente non è arte; la truffa “sta nel chiamare arte qualcosa che arte non è” . Che bello leggere queste parole! E quante volte mi sono accapigliata con persone che mi bollavano come bacchettona e antimoderna semplicemente perché dicevo che quella roba lì andava bene se si fosse chiamata…Etra, per esempio, cioè il contrario di Arte. Non avrei avuto niente da obiettare se Hirst e altri come lui fossero considerati non “artisti” ma “Etristi”… Ma invece si ostinano a definirla “Arte”, creando un danno a quel sacro termine paragonabile a quello che ha arrecato Berlusconi alla parola “libertà”.

Quella di Hirst non è arte non solo perché manca totalmente l’espressione del talento e trionfa solo l’idea (fatta poi realizzare da altri), ma non lo è perché tradisce il principale compito che ogni forma d’arte: quello di suscitare l’emozione di vedere che un essere umano si è impegnato ad esprimere, usando il suo talento, la sua essenza; quando siamo davanti a un’opera creata da qualcuno che si è ingegnato, è disceso in sé alla ricerca di una sua verità cercando poi di esprimerla con parole, pennelli, scalpelli o altre mezzi, noi ci sentiamo un po’ più felici di appartenere alla razza umana.

Così come ci avvilisce quando un essere della nostra specie compie un’azione brutta (anche solo dare un calcio a un animale o buttare in terra un sacchetto della spazzatura), così ci riscaldiamo quando compie un atto che ci procura ammirazione. Questo è il mio pensiero.

Quel furbacchione di Hirst invece ha cercato di annusare (e in questo è stato abile) la moda del momento: lo scandalo creato dalla messa in scena della morte, l’emozione dello schifo dei vermi e delle mosche che si cibano di una testa di mucca e altri profumini accattivanti. Il resto lo hanno fatto le tre o quattro grosse gallerie americane capaci di muovere enormi somme di denaro esaltando la novità della provocazione. Ma quale provocazione…mi facciano il piacere.

FRATELLI CHAPMAN

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Questo sito web “labottegadelpittore.it” è disposto a collaborare con chiunque voglia lanciare una campagna PER TOGLIERE LA PAROLA “CONTEMPORANEA” DAI MUSEI D’ARTE ITALIANI FINANZIATI CON SOLDI PUBBLICI,

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BERLINDE DE BRUYCKERE

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FABRICE HYBERT

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ROBERT MORRIS

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HERMANN NITSCH

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MAURIZIO CATTELAN

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ANDRES SERRANO

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MICHELANGELO PISTOLETTO

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PAUL MC CARTHY

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GILBERTO ZORIO

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JEFF KOONS

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SANTIAGO SIERRA

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FRANKO B

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ALIGHIERO BOETTI

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CLAES OLDENBURG

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JAN FABRE

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PASCAL KNAPP

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29 pensieri su “Abolire la definizione “Contemporanea” dai Musei italiani di Arte

  1. Caro Sergio
    La Bottega del Pittore deve continuare questa campagna contro il marciume detto ARTE CONTEMPORANEA che si è infiltrato nel nostro tempo con quegli obbrobri NON DEGNI DI ESSERE CHIAMATI OPERE D’ARTE.
    Acquistati da Musei, e collezionisti di “MERDA” miliardari, forse passeranno alla Storia, ma come testimoni della decadenza e della pochezza dei valori della nostra epoca.
    Perciò Sergio stai facendo un’opera meritoria diffondendo con forza questa denuncia.

  2. Ciao Lori, io credo che bisognerebbe tutti iniziare a smascherare queste truffe, come altre, di cui l’Italia è piena. La questione è che questo atteggiamento di “fin che la barca va lasciala andare” in un certo senso giustifica e stimola il marciume, che ovviamente aumenta. E poi c’è anche la questione delle SCORCIATOIE per il successo e i soldi che ha trovato nella cosidetta Arte Contemporanea il suo humus naturale. Bisogna iniziare a reagire TUTTI.

  3. Finalmente si sente un risveglio da questo “torpore chiamato Arte Contemporanea” che ha messo al bando il talento ed esaltato la furbizia al servizio dei soldi facili!

  4. molti non aspettavano che il LA per sputare il proprio livore; non vedo lo scandalo, se non nelle quotazioni; e non ho proprio capito la scelta delle immagini che accompagnano il testo: così si fa di tutte le erbe un fascio.

  5. Pingback: Ludicomix 2012 | filippo biagioli

  6. Sono d’accordo con lei, ma credo che basti la pubblicazione di una foto come esempio dimostrativo di cos’è l’arte contemporanea.
    Mettendo tutte queste opere, oltre che disturbare visivamente il suo blog, fa della pubblicità gratuita a questi personaggi e ai loro prodotti. Considerando che su google chi vuole può trovare quello che vuole sull’arte contemporanea.
    La saluto cordialmente

  7. Gentile Susanna, la capisco benissimo….d’altra parte questa gente è pubblicizzata da tutti i governi e i media del mondo, e il mio minuscolo blog non modifica niente al rispetto. Mentre che le ricerche con IMMAGINI GOOGLE possono portare al mio modesto articolo, e forse chiarire qualcosa a qualcuno…chissà (è il prezzo del disturbo visivo che credo necessario). Grazie comunque per il suo contributo.

  8. Claudio….ci sei o ci fai? si parla di FAZIOSITA’ e non di SCANDALO!

  9. Tutta l’arte è stata contemporanea.
    Quando Giulio II si è rivolto a Michelangelo si è rivolto ad un artista suo contemporaneo.
    Ora al di là dei giudizi di merito sul singolo artista (Hirst non piace neanche a me) devo dire che ciò che leggo qui mi ricorda molto le reazioni disgustate dei visitatori di fronte ai quadri di Monet. La storia ha dato torto ai quelli che… non capivano. Mettere nel calderone insieme ad Hirst, Alighiero Boetti o la Bruyckere dimostra solo che si hanno molti preconcetti e poca capacità di giudizio.

  10. Gentile Beatrice, le opere riprodotte, anche se molto differenti tra di loro, appartengono tutte al SISTEMA chiamato “Arte Contemporanea”, che rappresenta una MINORANZA FAZIOSA dell’Arte di oggi. Qui non si parla di gusti o di concetti, ma di TRUFFA, e la cosa è ben differente. Dubito che lei conosca l’argomento trattato meglio degli specialisti citati nell’articolo…..che quasi sicuramente non ha neppure letto.

  11. caro Sergio, quanta poca stima ha dei commentatori dei suoi post…
    e quanta invece di quegli ‘specialisti’ che per far parlare dei loro libri appena usciti si scatenato contro i soliti noti.
    Cara Beatrice, non se la prenda.

  12. Mah…cari Alessandro e Beatrice, tra Monet e i critici disgustati di Monet c’era in comune un linguaggio: tutti capivano di cosa si stesse parlando. Oggi la confusione è generale e si parlano linguaggi EVIDENTEMENTE differenti, per cui bisogna anche fare uno sforzo per cercare di capirsi….Per il SISTEMA dell’Arte Contemporanea succede come “le reazioni disgustate” della Chiesa Cattolica su Galileo…..La storia ha dato torto alla Chiesa Cattolica per cui oggi si puo’ fare o affermare qualsiasi stupidatà che la Chiesa Cattolica avrà SEMPRE e INDISTINTAMENTE torto per “non capire….. per avere molti preconcetti e poca capacità di giudizio”?.
    E poi, caro Alessandro, dovrebbe spiegarmi cosa centra la sua insinuazione di “poca stima” in questi semplici intersacmbi di opinioni……Le ho già spiegato che per rispondere ai suoi commenti, che sono articolati e intensi, sarebbe meglio fare un POST. Non le va bene?

  13. Carissimo Sergio,
    ho la sensazione che non gradisca che io continui a inserire commenti.
    Ne prendo atto e le rispondo privatamente, visto che la mia replica purtroppo non è breve.

  14. se intorno a tutto questo mondo non girassero tanti soldi,non staremmo qui a discuterne,gli appassionati d’arte non degnano queste opere di un solo sguardo,i temi trattati sono sempre gli stessi:sesso morte vivisezioni……quello che le rende interessanti e che fa in modo che se ne discuta è il prezzo e il luogo dove vengono esposte.

  15. Sig Vittorio, io sono un appassionato d’arte e degno queste opere di molti sguardi, e le assicuro che sono in buona compagnia.

  16. signori tutti,io credo che il concetto di contemporaneità sia cambiato di molto nel tempo,la provocazione qualche secolo fa non era arte,adesso lo è perchè viene venduta a caro prezzo e a chi?ai divoratori di provocazioni che scusate il gioco di parole a loro volta intendono provocare per apparire e quindi investono i loro soldi.è un’arte più che contemporanea,istantanea perchè dietro c’è solo un’idea che può suscitare anche un emozione se vogliamo,ma non so fino a che punto.purtroppo ci stiamo evolvendo.

  17. Sig Sergio lei ha sicuramente ragione.
    Anch’io mi sono evoluto, e l’evoluzione, come lei puntualmente nota, non ha solo aspetti positivi ma purtroppo anche molti lati negativi.
    Ma le faccio notare che anche il Giudizio Universale di Michelangelo è stato a suo tempo considerato una provocazione, così come la Maya Desnuda di Goya (che gli è costata la scomunica del clero spagnolo).
    La morte della Vergine del Caravaggio destò molto scandalo e aspre critiche, e per questo fu rifiutata dai committenti.
    L’arte dei giovani impressionisti, così denominati perchè non facevano vera pittura, ma solo una brutta ‘impressione’ di pittura, venne considerata una ‘trovata per far parlare di sè’ un gruppo di giovani senza talento.
    ‘Colazione sull’erba’ di Manet venne rifiutata dalla mostra annuale del Salon perchè ritenuta volgare e scandalosa.

  18. Chi apprezza o fa finta di apprezzare una qualsiasi di quelle “opere” sopra postate, a prescindere dall’”idea” che le ha “create”, per me è un emerito imbeccille che crede di “elevarsi culturalmente” apprezzando o facendo finta di apprezzare cose o oggetti che se vedesse in un mercatino dell’usato probabilmente non li degnerebbe di uno sguardo, ma (tipico dei poveri di intelletto) visto che gli sono stati imposti dai “poteri forti dell’arte” e quindi “politicamente corretti” questi “poveri di intelletto e di capacità critica” sono obbligati a giustificarli se non addirittura apprezzarli.
    La tesi che però voglio sostenere è questa: OGNUNO CON I PROPRII SOLDI ( O CHI PER ESSO) PUO’ ESPORRE TUTTO CIO’ CHE VUOLE, MA NON CON I SOLDI DELLA COLLETTIVITA’! E QUINDI A TALE PROPOSITO CONSIGLEREI UNA “MORATORIA” DI ALMENO 5 ANNI IN CUI NON SI FINANZIANO PIU’ MOSTRE D’ARTE, SE NON DI ARTISTI MORTI DA ALMENO 50 ANNI, E I COSIDETTI ARTISTI CONTEMPORANEI SI PAGHINO (O SI FACCIANO PAGARE DA SPONSOR PRIVATI) LE LORO MOSTRE E/O MANIFESTAZIONI!

  19. Scusate per caso è stato mai esposto un cazzo che caca e un culo che piscia?E’ una mia idea” Contemporanea” di arte, potrei esporla per la modica cifra di 75.000 euro. in un museo munito di vespasiano.Il prodotto ottenuto dalla mia opera verrà l’uno imbottigliato l’altro inscatolato(Manzoni docet)e venduto ai bischeri di turno per poche centinaia di migliaia di dollari.Nel caso ci fosse uno sponsor interessato si faccia pure vivo,se morto invece rivolgersi a Damien che lo sistema in una vaschetta delle sue!!! Ah dimenticavo il titolo dell’opera è “TESTA CODA” oppure “SBARAZZARE L’IMBARAZZO”

  20. Sono in accordo, e ora di dare una ripulita al calderone dove finisce tutto ciò che viene definito “arte contemporanea”, meglio ancora se il termine contemporaneo non venisse più associato all’arte. Penso che la provvocazione fine a se stessa ha veramente stufato, e non è ancora stata in grado di definirsi o di essere definita, e soprattutto, quello che più sconforta, è veramente scarsa di contenuti, scarsa di tecnica, scarsa di idee, scarsa di orizzonti. Davvero gli artisti non sono in grado di dare qualcosa di più? E’ profondamente triste.

  21. Carissimo Frank,
    ebbene sì, sono un emerito imbecille che crede di ‘elevarsi culturalmente’ apprezzando – o facendo finta di apprezzare – della spazzatura.
    Sono povero d’intelletto e capacità critica, ahimè, e questo non mi conforta.
    Grazie per avermelo fatto notare, sono i commenti come il tuo che mi aiutano a comprendere come stiano le cose in realtà, quindi non posso fare a meno di ringraziarti.

    Ad Antonio suggerisco di mettere in pratica la sua idea, troverà così conferma della poca intelligenza del ‘popolo del sistema’, che non mancherà di contribuire all’accrescimento del suo conto in banca. Mi domando perchè non ci ho pensato prima io… posso copiarti l’idea?

  22. Uno dei quadri preferiti è una tela di Gustave Courbet del 1866 che si chiama “L’origine del mondo” e mostra dei genitali in primo piano. Gli allora contemporanei, ovviemente, la detestarono. Ora è l’opera principale di una grande sala al Musée d’Orsay. Pochi giorni fa passeggiavo in centro e ho notato gli alberi di natale di legno cheun’associazione benefica aveva messo in piazza. Ce n’era uno dipinto alla Pollock, un paio alla Picasso, uno alla Keith Haring e cosi via e nessuno tra i passanti ci vomitava sopra….anzi ne erano attratti dai colori. Io più che schifare l’arte contemporanea, invece, mi farei una domanda e poi mi cercherei la risposta: perchè gli artisti contemporanei italiani non riescono a emergere?

  23. Ciao Luigi, ai tempi di Courbet, Pollok e Picasso c’erano anche “artisti” allora “emergenti” e famosissimi, osannati dai poteri di allora, che poi sono finiti nella spazzatura o nel dimenticatoio…..come prevedibilmente succederà a moltissimi “artisti” contemporanei, oggi quotatissimi e coccolati dai poteri di turno. E probabilmente nel futuro emergeranno opere e autori che oggi lavorano seriamente e nell’anonimato,assolutamente più preoccupati del loro lavoro che di leccare per “emergere”. Non ti pare? Grazie del tuo commento, ciao, S.M.

  24. Dovremmo dunque pensare tutti allo stesso modo e apprezzare tutti le stesse cose? Sapete che mondo noioso sarebbe?
    A me tanti lavori di arte contemporanea piacciono e non sto a leggere quanto costano e chi li acquista: se un lavoro o una ricerca mi dicono qualcosa, li apprezzo, a prescindere dal fatto che siano firmati Hirst, Chapman, Leonardo, Picasso, Ciurlionis, Brancusi, Abramovich, Bianchi, Verdi, Rossi, eccetera.
    Ci sono tante possibilità, oggi, per esprimere idee, concetti, emozioni, per suscitere emozioni, coinvolgere la gente, rappresentare il proprio tempo, insegnare qualcosa o, anche, semplicemente, vendere un prodotto a un committente; perché continuare a limitarsi alla vecchia tela dipinta?
    I gusti e le sensibilità individuali non si discutono, così come non si discute il fatto che artisti oggi sulla vetta potrebbero, un domani, finire nel fossato. Potrebbero. Non è un dato certo.
    Riportare nomi di “gente che sa” non è una certezza della verità assoluta delle loro affermazioni: sono esseri umani con una propria sensibilità e proprie idee, come voi, come me. Molti altri dicono il contrario.
    Questo è il mercato dell’arte oggi. Se non vi piace, guardate altrove, non visitate i musei, cercate opere che siano di vostro gradimento, ma non pensate di avere la ragione ultima dalla vostra: la ragione ultima non esiste. Ognuno pensi per sé.

  25. Eva…che pena! Peccato che, grazie a questo che NON è il mercato di oggi, ma la MAFIA di oggi, finanziata con il denaro dei cittadini italiani, tanti buoni e ottimi pittori italiani siano costretti a lavorare nelle catacombe, nella clandestinità o nell’esilio.

  26. Cado su questo post casualmente, come spesso capita su internet e non mi pare approfondisca un tema molto complesso come quello dell’Arte Contemporanea.
    A prima vista sono incuriosita, sono dieci anni che mi ripeto che il termine Arte Contemporanea non può che dover cessare di essere usato in contesti inesatti e, come dice una cartolina fregata a Barcellona a casa di un’amica artista che spiega un po’ il senso: “POR FIN DUCHAMP ES UN ARTSTA DEL SIEGLO PASADO” .
    Quella che si è chiamata in origine Arte Contemporanea (o postmoderna), http://it.wikipedia.org/wiki/Arte_contemporanea
    proviene da un’altro periodo definito Arte Moderna, http://it.wikipedia.org/wiki/Arte_moderna.
    Come vediamo il secondo termine menzionato è più definito del primo e con chiari riferimenti storici.

    Il fatto che dagli anni cinquanta ad oggi non esista un termine nuovo, o si è modificato il termine Arte Contemporanea nel termine Arte Post-Moderna, e si abusi dunque o riusi il termine Contemporaneo (che rappresenta un periodo storico diverso dal significato del termine) con un significato più vago, suona abbastanza come un abuso.
    Sono anni che sogno la sostituzione e penso che il termine da usare dovrebbe essere Arte A-Temporanea o qualcosa del genere, laddove, dopo il Cyber, che identificava un periodo preciso con scoperta dell’arte informatica e dell’elettronica, l’arte ha totalmente perduto temporalità e spazialità e si è allargata a rappresentare di nuovo tutte le epoche, senza neppure particolari tendenze e correnti e senza particolari indicazioni.
    Infatti la maggior parte delle esposizioni raccolgono insiemi di opere molto diversi tra loro e spesso anche contrastanti in forme e contenuti, (spesso direi molto classici) in situazioni in cui nessuno si preoccupa dei manifesti o di dare una motivazione a queste espressioni.
    Questo accade oramai da decine di anni… Come mai la critica non se ne accorge?
    Secondo me perché a questo punto come nota l’articolo, non è né l’artista né il critico a creare il percorso dell’arte, ma un bieco mercato azionario.
    Il problema del mercato dell’arte è molto contraddittorio anch’esso e potremmo dire che è esploso per l’Arte Contemporanea quando dopo i principi, e poi i mecenati, dopo il Nouveau Réalisme di Restany, l’arte Europea raggiunse e offese la provinciale America con la propria creatività ed ingenua provocazione, e fu Peggy Gugghenaim, una scaltra e sensibile mercante miliardaria – forse una venditrice di fumo – a “inventare” dal nulla la Pop Art, affidando a un branco di tossici immigrati e senza casa (come lo slovacco Andrej Varhola, il bulgaro Christo Vladimirov Javacheff etc) il compito di ricostruire l’immagine contemporanea del nuovo mondo, evidentemente per fini di prestigio personale e per puro investimento, chiedendo loro di copiare lo spirito e ispirarsi alle idee di quel che avevano visto “esporre” (Yves Klein espose una galleria vuota dipinta di bianco, la chiamò Le Vide – Il Vuoto – e lasciò la grande illusionista senza immaginazione: non si poteva vendere…) da questi artisti d’oltre mare, e che erano già gli eredi di Duchamp (quel non ben qualificato individuo che esponeva pisciatoi – e inventava dunque il trendy Ready Made – e che poi si qualificò come giocatore di scacchi e passò il tiro).
    Nessuno pu`o negare che la nuova arte americana non fosse stata creata da artisti dinamici e dedicati, forti di una concezione e qualificazione personale e distintiva, e sappiamo che anche la stessa arte moderna, che prima di smettere di chiamarsi tale aveva sfornato un secolo di differenti forme espressive spesso anche in conflitto e contraddizione tra loro, in passato era stata considerata arte dequalificante e facile, per artisti senza grandi capacità tecniche, come quei mistificatori dei cubisti o quei comunisti surrealisti o quei fascisti dei futuristi, o che dire di quegli stralunati dei Dada… ma certamente è in questo momento che si può stabilire l’inizio dell’impazzimento del mercato, un mercato molto diverso da quello medioevale e rinascimentale, dei proprietari di artisti e corti che promuoveva e manteneva artisti e artigiani talentuosi come proprietà di patrimonio delle regge e dei comuni, perchè da questo momento l’opera d’arte, viene riconosciuta non solo più come valore classico di patrimonio culturale, ma entra in borsa
    http://www.artribune.com/2012/05/o-la-borsa-o-larte-anzi-entrambe/
    e si determina in questo attuale sistema come oggetto di mercato anche senza essere passato dallo spolverino del restauratore.
    Dopo tutto lo stesso sfortunato e intuitivo Yves Klein, vittima prima di questo concetto, aveva provato delle sue forme di critica, buttando lingotti d’oro nella Senna… e poi morto di infarto perché volgarmente giudicato un venditore di fumo nel film Mondo Cane… ma come mai, con così tanto tempo passato da allora, com’ è possibile che dagli anni cinquanta di quel lontano 1900, ossia quasi cento anni fa, ossia nello scorso millennio, ancora l’arte venga definita con questo stesso termine?
    Secondo me il concetto è chiaro:
    il mercato la compra e la vende allo stesso modo da allora e dunque la identifica come la stessa merce.
    Non si tratta neppure più dell’idea classica delle aste, si tratta di cassae il compratore non si preoccupa neppure di avere piacere o gusto, di creare patrimonio, ma solo di assicurarsi che l’oggetto abbia la firma giusta e accresca il denaro nel tempo.
    E la giustezza della firma la procura solo uno stuolo di oligarchi manipolatori dell’arte che talvolta hanno interesse che qualcuno della propria famiglia, o qualcuno caduto nel loro letto durante un party, raramente un talento vero, possa incassare il giusto denaro per vivere felice e farli contenti per un po’ (nonchè per ingrassare le loro tasche).
    L’arte Contemporanea è un attrezzo un po’ vizioso per miliardari e l’artista che lavora per questo tipo di mercato è come un programmatore informatico, un tecnico della comunicazione, un pornografo o uno spacciatore di eroina, una pop star commerciale: ha come finalità una carriera di soldi.
    Il vero artista in questa era di falsa contemporaneità generalmente resta povero e vive povero fin quando non è morto (e raramente questo succedeva nelle antiche botteghe artigiane perché il mestiere veniva riconosciuto, certamente venivano molto meno riconosciuti i poeti e dunque forse l’arte adesso è più lontana dalla qualità artigianale e più vicina alla sperimentazione poetica), al contrario il denaro riempie talmente le tasche di certi mercanti che possiamo solo che immaginare la fame e il desiderio di competere come unica essenza di questo nuovo sistema, -probabilmente inteso come privo di artisti motivati da qualsiasi forma etica, culturale o anche esenti da qualsiasi qualità artigianale (come detto prima, generalmente le opere d’arte sono create da artigiani e non dall’artista stesso).
    In accordo quasi totale con questa critica, penso ancora però, che ci sia del fascino in certi oggetti di Ready Made e riciclaggio, di certi concetti e arte concettuale, e che di queste forme di espressione ne hanno fatto parte e ne faranno parte tanti, essendo l’arte un mezzo di comunicazione e non un fine (potremmo dire che l’arte dovrebbe essere uno dei mezzi di comunicazione e diffusione della cultura).
    In questo senso la provocazione e la ricerca a vari livelli sono essenziali e da promuovere.
    La sterilizzazione o standardizzazione di queste forme di sperimentazione va scoraggiata, anche il concetto di cosa è arte e cosa non lo sia o di cosa è ben fatto e cosa non lo sia sono falsi problemi.
    Possiamo osservare invece fenomeni di vastissima ampiezza in questo universo inquieto e generico chiamato Arte Contemporanea.
    Esso ha racchiuso nei decenni passati forme tra le più ampie, dall’Happening all’Arte Estrema
    https://en.wikipedia.org/wiki/Extreme_performance_art,
    e incluso movimenti fondamentali per la storia occidentale e oltre, come il Fluxus, e ovviamente la Pop Art, la Land Art, il Cyber, la Poesia Visiva, e via dicendo…
    Questa cancrena dell’Arte è comunque tipica di tutte le epoche, ed è a questa tendenza ad accademizzarsi che si deve nuovamente dare una forma e si dovrebbe entrare in contrapposizione dinamica per la caduta in una nuova forma e in un nuovo concetto che muovano da verso un nuovo orizzonte, ma questo cambiamento stenta ad arrivare.
    Purtroppo il possibile movimento è adesso manovrato da questo bizzarro mercato che è tutto legato alle mode, alle culture dominanti, all’eugenetica dell’Arte, ossia a ciò che istituzionalmente si vuole che abbia valore e ciò che si vuole che non ne abbia.
    Evidentemente se, come per la letteratura e la musica e altre forme di arte, quando diventano commerciabili, anche l’Arte diventa sterile e si trasforma, da elemento culturale e patrimoniale e quindi beni, a mera fabbrica di soldi, che chiaramente non sono patrimonio di nulla ma solo mezzi per acquistare beni, il suo fine è avvilito e qui va creato l’allarme.
    Ma il danno non è creato dai singoli artisti che fanno il proprio mestiere con più o meno idee o più o meno talento o più o meno buona fede e più o meno gusto.
    Così come i racket della prostituzione non sono da attribuire all’esistenza delle prostitute, anche perché anche in questo caso gli artisti non sono mai i primi referenti degli incassi e talvolta non si arricchiscono affatto… (Yves Klein insegna) e dunque io risparmierei commenti un po’ qualunquisti di critica agli artisti di questo o quell’altro tipo, che non sono indicativi di nulla (infatti il problema sussisterebbe anche se l’artista di oggi si mettesse a intessere preziosi tappeti a mano e a intrecciare canestri).
    Questi artisti hanno il diritto dovere di fare quello che pare a loro, dalla cacca gigante di plastica allo stuzzicadenti d’oro pieghevole, ma il mercato dovrebbe essere un po’ meno sbilanciato ed eccentrico e la pubblicità di quest’arte dovrebbe essere un po’ più visionata dall’esterno per evitare che la speculazione ingrassi qualcuno senza grossi contenuti e ne affami altri con forti motivazioni. Questo accade altrove, anche se sfortunatamente il problema che dovremmo lamentare è invece generalizzato e debilitante: mancano totalmente quei grossi curatori/collezionisti che iniziarono tutto questo, ma avevano un’idea di cosa li interessava e quali erano i loro concetti, anche perché supportati da esperti qualificati.
    La dequalificazione che subiamo è data da questo: dall’arte trasformata in decorazione o scaldaletto ipocrita, prendendo il posto più dei viziosi Ex Libris Eroticis, forme d’arte senza grosse pretese di innovazione ma con altre intenzioni, a un passo dalla pornografia privata, che come rivoluzione a grande respiro e di maggiore senso culturale, arte privata da salotto, da pornografia.
    Il motivo per cui questo non avviene è lo stesso probabilmente per cui non si investe più in “cultura”, e le biblioteche, le cineteche chiudono, ma si investe e spende molto di più in intrattenimento, dunque il tempo speso in party e droghe pesanti è altamente superiore al tempo speso ad informarsi e studiare o anche a viaggiare, a tutti i livelli della società, e la proposta delle iniziative culturali diventa sempre più mediocre, televisiva e, appunto, più di intrattenimento che di sostanza.
    Un po’ come sostituire i libri di filosofia con dei giornaletti scandalistici …
    Ed è per questo che ti devi iniziare a preoccupare quando qualcuno ti presenta a qualcun altro dicendo: questo è un artista “VERO”… stai sicuro che non farai mai una lira… e stai sicuro che del tuo bagaglio culturale, della tua motivazione profonda, delle tue capacità tecniche non glie ne strafrega niente a nessuno. (perdono per la lunghezza del commento spero che non sia troppo contorto e troppo pieno di correzioni automatiche errate che a quest’ora non ho capacità di tenere sotto controllo…)

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