Tecniche di “sopravvivenza pittorica” di un pittore italiano in esilio

In poco più di una settimana di intenso lavoro ho preparato 25 tele per dipingere, con un sistema che sono riuscito a perfezionare nei vari decenni di lavoro all’estero. Approfitto per una riflessione sulle TELE PER DIPINGERE in condizioni di “sopravvivenza pittorica”…..e visto che ormai il fenomeno dei “giovani in fuga dall’Italia” sta diventando un esodo, magari tra i tanti ci sono anche dei giovani Pittori a cui forse possono interessare alcune di queste esperienze professionali maturate dal sottoscritto. Non mi riferisco ovviamente a presunti “artisti emergenti” in cerca di “fortune” commerciali all’estero, quanto a Pittori italiani seri e orgogliosi delle proprie radici e che non possono svolgere la propria professione e lavorare dignitosamente nel proprio paese.

1- Lavaggio delle tele

Il primo criterio che la pratica dei viaggi transatlantici mi aveva suggerito era di lavorare su tele con un lato MAI superiore a 80cm….che era la lunghezza massima per il bagaglio a mano. Le tele si potevano arrotolare sul lato degli 80cm. e trasportare il rotolo come “bagaglio a mano” (sconsigliato inviare rotoli di dipinti come “bagagli in stiva”, perchè in caso di smarrimento i risarcimenti delle compagnie aeree sono ridicoli).

2- Asciugatura delle tele

Negli anni ’80 in aereo si poteva portare quasi di tutto e nelle misure e pesi c’era una incredibile flessibilità. Io allora viaggiavo sempre con un mio “studio mobile”, che era una borsa rigida da tracolla, tipo quelle che usano gli elettricisti, con dentro tutto quello che mi serviva per dipingere: pennelli, colori e mini-tavolozza, matite, pastelli, taglierini vari, oli, vernici, e fissativi….e non ho MAI avuto problemi. Poi, caduto il “Muro di Berlino”, gli Stati Uniti hanno inventato il “terrorismo” ed è finita la festa. Ormai un pittore non può praticamente trasportare più niente…e dubito anche che gli 80cm. come “bagaglio a mano” funzionino ancora in questo lento cammino al rovescio: dalla quasi-Libertà al Proibizionismo Globale.

3- Lamine di compensato multistrato – plywood

Occhio comunque, che con i dipinti si dovrebbe pagare sia quando si entra in Italia, che quando si esce…che quando si stà: in Italia un Pittore dovrebbe pagare sempre…anche se non vende nulla (in questo clima zdanoviano che chiamano ”arte contemporanea” Caravaggio e Van Gogh avrebbero probabilmente cambiato mestiere).

La storia delle mie tele per dipingere, negli ultimi anni (ormai decenni), risponde a criteri che pian piano ho dovuto maturare nelle varie fasi di vita e lavoro tra Italia e America Latina.

4- Taglio delle lamine di compensato

Mi sono sempre preparato le tele da solo, come ho già descritto nel Post “TELE PER DIPINGERE” ……e continuo a prepararmele così, come descritto da Cennino Cennini (Colla di Coniglio e Gesso di Bologna), perchè il fondo molto assorbente mi permette di lavorare per lungo periodo senza problemi (sono piuttosto lento nella elaborazione dei miei dipinti).

5- Fissaggio dei fogli di plastica nera

Nel primo periodo, quando lavoravo in America Latina con Contratti di Cooperazione Internazionale (ONG) cercavo di portarmi TUTTO dall’Italia, perchè nel nuovo continente non si trova quasi niente di materiale professionale, cioè di alta qualità, per dipingere.

Ovviamente mi portavo le belle tele di Canapa o di Lino grezzo e pure i telai con le zeppette ( biette ) per stendere la tela qualora dovesse perdere un po di tensione.

6-Pannelli con i fogli di plastica nera

Ai telai e zeppette dall’Italia ho dovuto rinunciare già dai primi anni, quando ho scoperto che il legno di pino è un boccone prelibato per il Tarlo tropicale: me ne hanno divorato una cassa in pochi mesi.

Da queste parti i pittori si fabbricano i telai rigidi con legni di cedro o caoba, che sono antitarlo per natura, e che si trovano facilmente. Ho anche verificato che se la tela è preparata bene la “perdita di tensione” quasi non esiste, per cui le zeppette o biette diventano inutili.

Quindi telai fissi e stupende tele di Lino o di Canapa provenienti dall’Italia.

7- Taglio della tela su misura

Finchè negli anni ’90 la meravigliosa Canapa per dipingere è sparita dal mercato, per i problemi degli Stati Uniti con la “Cannabis”…non so adesso se hanno allentato il proibizionismo e se si trova ancora nel mercato, ma leggo che la Canapa Tessile, su pressione internazionale dei produttori, adesso si può commercializzare….ma difficilissima da trovare quella non lavorata, idonea per la pittura.

Quindi sono rimasto con la tela di Lino grezza, che è una meraviglia e che qua in Nicaragua NON esiste (si trova solo il Lino per camice, che non serve per dipingere).

8- Inizio del fissaggio della tela

Fino a poco tempo fa riuscivo a portarla o a farmela portare dall’Italia, a scampoli o a metri. Ma il peso permesso ai bagagli dei passeggeri andava riducendosi di anno in anno, e alla fine anche la compagnia spagnola IBERIA, che permetteva quasi il doppio del peso, si è adeguata al “progresso alla rovescia”…e quindi è finita la festa anche con il Lino Grezzo, impossibile da trasportare se non pagando penali esorbitanti di sovrappeso.

9- Fissaggio della tela con pistola spara graffette

Ormai devo preparare le tele con del Contone grosso che si produce qua in Nicaragua, come fanno tutti i pittori locali. Le tele di Cotone vanno anche bene. Solamente che le sue fibre assorbono la umidità e “si muovono” con gli sbalzi di temperatura…..va beh…..quando sento che in Italia gli “artisti” usano qualsiasi cosa per dipingere, come la tela di juta per sacchi mi viene in mente un adagio nicaraguense che dice: “Dios da pan a quien no tiene dientes”.

10- Tensione della tela con pinza tenditela e pistola spara graffette

Sono piccole cose, ma sommandole tutte i risultati sono preoccupanti.

Le tele di cotone intelaiate, nella parte posteriore assorbono tutti i tipi di micro-organismi e si creano muffe, soprattutto nella stagione delle piogge, quando la umidità diventa eccessiva.

Ad un certo momento allora ho pensato di eliminare i telai e di utilizzare fogli di legno compensato su cui stendere e mettere in tensione le tele.

11- Fissaggio nella parte posteriore

E la cosa è andata perfettamente bene, finchè un giorno ho scoperto che anche il legno compensato veniva intaccato dal famigerato tarlo tropicale. L’ho scoperto analizzando il quadro di un amico, che presentava microscopici “forellini” sulla tela dipinta: il tarlo aveva passato il compensato e forato la tela e la pellicola pittorica. Non è un caso comune, perchè mi è stato confermato che le lamine di compensato multistrato – plywood- di produzione locale usano collanti antitarlo.

12- Fissaggio nella parte posteriore

Ma lo spavento è stato enorme…tanto che mi sono deciso a stendere e mettere in tensione un foglio di platica nera grossa, prima di stendere e mettere in tensione la tela di cotone.

Questi fogli di plastica nera hanno uno spessore piuttosto grosso e qui in Nicaragua si usano per i tetti delle baracche dove vive la gente povera.

In questo modo la tela di cotone rimane isolata dal pannello di legno compensato e, nello stesso tempo, protetta nella parte posteriore, da animaletti e micro-organismi che abbondano nei paesi tropicali.

13- Pannelli con plastica nera e pannelli già ricoperti con tela

Oltre a queste, che ho verificato essere soluzioni eccellenti per la protezione della tela, ho ottenuto anche tutta un’altra serie di vantaggi:

innanzitutto posso dipingere su superfici praticamente rigide, visto che la tela “appoggia” sul legno compensato;

lo spessore di ciascun dipinto è molto minore di quello delle tele stese su telai, e perciò si possono archiviare molte opere in poco spazio

e, infine, ho un supporto che permette al dipinto di essere smontato, arrotolato e trasportato senza nessuna difficoltà.

14- Asciugatura della prima mano di colla di coniglio

Continuo ad avere grossi problemi per la Colla di Coniglio e per il Gesso di Bologna, perchè gli amici che arrivano dall’Italia incontrano sempre i soliti paranoici funzionari anti-droga che vogliono aprire, provare, annusare, verificare ecc. e la cosa non è per niente simpatica.

Se qualcuno viene da queste parti, comunque….mi raccomando…non si dimentichi MAI di portarmi Colla di Coniglio e Gesso di Bologna.

15- Stesura di una mano di colla di coniglio e di gesso di Bologna

16- stesure successive di colla e gesso

17- Asciugatura al coperto delle mani di colla e gesso

18- Levigatura delle varie mani di colla e gesso

19- Pittura acrilica di protezione nella parte posteriore

20- Pittura acrilica di protezione nella parte posteriore

21- Il brindisi di conclusione del lavoro con la caipirinha del mio angelo custode, Valeska Ocampo, che ha realizzato anche il presente servizio fotografico.

22- Le tele sono pronte per dipingere

 

15 pensieri su “Tecniche di “sopravvivenza pittorica” di un pittore italiano in esilio

  1. Salve, ho letto con molto interesse il metodo di preparazione delle tele, a parte la plastica nera, ho usato lo stesso metodo. Una domanda: le tele arrotolate si crepano? Io ho avuto risultati negativi, ma non ho esigenze di arrotolarle. Concordo sulle muffe su tela di cotone.
    Negli anni mi sono adeguato così: uso supporti di faesite o mediodens, da indagini condotte so che sono antitarlo, carteggio e passo diverse mani davanti e dietro e sui bordi di gesso di bologna sciolto in acqua e vinavil, una volta asciutta la superficie carteggio finemente, pulisco e sul lato da dipingere stempero un colore bruno stemperato con olio di lino crudo, lascio asciugare, una volta seccato è pronto per dipingere.
    Altra imprimitura: stessa miscela acqua vinavil più ducotone, si deve ottenere una pasta cremosa, la passo come sopra su tutti i lati. Uso questo sistema già da venti anni quasi, è tutto intatto. Mi piacerebbe avere un suo commento ed una risposta circa l’arrotolare le tele, molte grazie e buon lavoro.
    Federico BRUNO

  2. Ciao Bruno. Circa l’arrotolamento dovresti usare una serie di accorgimenti: la pellicola pittorica deve stare all’esterno del rotolo; la tela si deve arrotolare in un tubo rigido; il rotolo deve avere un diametro adeguato,più spessore i colori più largo il diametro ecc. ecc. Ma soprattutto sono la preparazione della tela e la tecnica pittorica adeguata quelle che assicurano meglio una buona adesione della pittura sul supporto, anche nel caso dell’arrotolamento. Di tutta la tua descrizione per l’imprimitura ho un solo dubbio: la incompatibilità delle resine naturali con le resine sintetiche.In linea di principio, i leganti vinilici e acrilici sono materiali sintetici, derivati dal petrolio, e perciò non funzionano con le resine naturali, come l’olio di Lino…..La tua imprimitura, quindi, dovrebbe funzionare con i colori Acrilici e Vinilici, ma forse non va bene per i colori ad olio…Buon Lavoro

  3. Caro Bruno, ottimi consigli molto interessanti anche da altri punti di vista.
    Mi piacerebbe sentire il tuo pensiero su questo: sono un pittore e darei un rene per emigrare dall’ Italia, che come tutti sappiamo è un paese che non considera nemmeno un lavoro quello dell’ artista..sono fermamente deciso, ho però un grosso problema, non ho soldi per potermi permettere il periodo iniziale di “ambientazione” che, senza un aggancio sul posto, diventa indispensabile.C’è una via d’ uscita?
    Ciao, ottimo sito!

  4. Ciao bruno
    ,come ti butta la vita in nicaragua?..stavo giusto pensando di lasciare l’italia,sta andando tutto a rotoli qui…anche io come te dipingo,ma la crisi e tanta!! si fa la fame piu nera. purtroppo leggo che i materiali non si trovano da quelle parti..già, il nicaragua è un paese povero,dovevo immaginarmelo.puoi darmi qualche dritta se vengo in nicaragua? avrei intenzione di farci un viaggetto,mi ispira molto. Ti auguro un buon proseguimento di lavoro e di vita. un carissimo saluto.
    luca.

  5. Ciao Luca, io qua in Nicaragua ci vivo ormai da 30 anni, e sono venuto qua con la Cooperazione Italiana (ONG) a lavorare a un Progetto in solidarietà con la Rivoluzione Popolare Sandinista. E poi ci sono rimasto, condividendo alti e bassi degli ideali, sogni e vita quotidiana. Non saprei da dove iniziare per “darti una dritta”…uno ci viene da turista, come anche in altri paesi, e poi vede, parla, conosce e decide il da farsi. Un caro saluto anche a te e Auguri. Sergio

  6. ciao ho trovato interessanti i tuoi consigli e viste le tue conoscenze avrei bisogno di un consiglio: devo preparare una tela di juta da dipingere con acrilici per realizzare poi delle borse/quadri il colore tende a rompere la juta e mi chiedevo se conosci un’imprimitura che lasci elastico questo tipo di tela.
    buona vita sergio

  7. ALLA MESTICA DI COLLA DI CONIGLIO E GESSO DI BOLOGNA,PUOI AGGIUNGERE OLIO DI LINO (SEMPRE CRUDO,MI RACCOMANDO) E MIELE,IL MIELE DA MORBIDEZZA ED ELASTICITA’.

  8. FEDERICO BRUNO

    toute ignorant de la date de cette article, un poco de la ligua italiana et
    de votre adresse mail, puisse-je attendre une réponse a mon curiel ?
    io vivo in Parigi

  9. No mi dispiace fare alcune precisazioni.
    La preparazione Fiorentina o classica si può fare su telaio, su tela su trampolino e su legno ma…
    La scelta della colla più o meno forte la sua percentuale con il gesso di Bologna Importantissimo no altri gessi per motivi chimici Acqua piovana o priva di cloro, non far bollire la miscela ma girare mentre si prepara ogni scappatoia è un problema poi.
    Miele per mantenere l’elasticità della tela e un legante olio di lino, entrambi simbolicamente possiedono anche una grande valenza simbolica. Aceto o essenza di profumo per bloccare la putrefazione se la stessa si adopera dopo giorni, se la tela no è ben tirata crea problemi, se è troppo sottile la miscela imprimitura passa sotto creando altri problemi, ogni tempo non rispettato è un problema che affiorerà poi in pittura, imprimitura è una sfida o una terapia per persone che amano e rispettano la DEA ARTE.

  10. Ciao. Molto interessante. Vorrei farti una domanda: io dipingo con smalti ad acqua, ma, per questioni di spazio, mi trovo a dover arrotolare le tele. Mi chiedo se tu conosca un materiale da apporre sopra la tela nell’arrotolamento (carta o plastica?) E se secondo te le devo arrotolare con il colore all’esterno, come si fa di solito, per evitareche riaprendo la tela si facciano delle crepe sul.colore.
    Grazie e buon lavoro.

  11. Non saprei Silvia, non conosco gli smalti ad acqua. Mentre che sul colore all’esterno direi di SI, come per l’olio.

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