Pontormo e Rosso Fiorentino, potenza e passione

pontormo.jpgSi è chiusa il 20 dì Luglio 2014 la mostra del PONTORMO e ROSSO FIORENTINO a Palazzo Strozzi di Firenze…. “Una mostra epocale che per la prima volta affianca le opere dei due artisti che diedero splendore, idee ed energia al manierismo…… 80 opere, circa 50 dipinti tra tavole, tele ed affreschi staccati del Pontoromo e di Rosso Fiorentino, un insieme che rappresenta il 70% della loro produzione… …Stesso tempo, stessi luoghi, stesse influenze, stesso maestro (Andrea Del Sarto), stesso desiderio di rinnovare gli schemi della tradizione cercando nuove vie espressive”.

Rosso Fiorentino ASSUNZIONE dell'ANNUNZIATA, Firenze

Rosso Fiorentino ASSUNZIONE dell’ANNUNZIATA, Firenze

Della mostra del Pontormo e Rosso Fiorentino ricevo e pubblico volentieri queste riflessioni dell’amico pittore GIANFRANCO TOGNARELLI:

“Scrivo volentieri qualche impressione sulla bella mostra del Pontormo e del Rosso. L’ho vista diverso tempo fa e la sensazione più forte l’ho avuta dal Rosso, un pò perché lo conoscevo meno e quindi mi ha sorpreso (?!) di più. Sono 2 artisti tormentati,(chi non lo sarebbe stato con gli artisti che li avevano preceduti e quelli coevi?) ma sicuramente il più inquieto mi è sembrato il Rosso.

Sin dalla prima opera nell’Assunzione dell’Annunziata (non ancora ventenne!) pare si beccasse delle critiche  + o –  giustificate, ricorda il Vasari, con quell’abbondanza delle vesti nella parte bassa … E poi doveva non essere dalla parte giusta politicamente, magari per la Repubblica e contro i Medici? perchè è sempre in giro per località minori.
E la cosa che mi ha colpito è il vedere le 4 pale con “Madonna Bambino e santi”e la loro diversità.

Rosso Fiorentino MADONNA SPEDALINGO

Rosso Fiorentino MADONNA SPEDALINGO

Partiamo dalla Madonna dello Spedalingo (Oggi agli Uffizi) del 1518, quando il Rosso aveva 24 anni!!! . Questo lavoro, quando il committente lo vede allo stato di abbozzo, fugge inorridito! Tutti quei Santi gli sembrano diavoli!! Pare che il Rosso abbozzasse così, poi addolciva … L’opera viene rifiutata forse anche per altre ragioni .. ma insomma a Firenze non è aria…

Rosso Fiorentino PALA DI VILLAMAGNA

Rosso Fiorentino PALA DI VILLAMAGNA

…ed ecco 2 anni dopo la Pala di Villamagna! del periodo della deposizione di Volterra, chiara, luminosa, sintetica, potente!….

Rosso Fiorentino PALA DEI

Rosso Fiorentino PALA DEI

…E l’anno dopo la Pala Dei, oggi a palazzo Pitti, di nuovo scura con sempre espressioni forti nei volti e ridondanza nei panneggi…

Rosso Fiorentino SPOSALIZIO DELLA VERGINE

Rosso Fiorentino SPOSALIZIO DELLA VERGINE

…e nel 23 lo Sposalizio della Vergine in S. Lorenzo a Firenze!!! Un anticipo di barocco e bella maniera, facilità di esecuzione, grazia? Per me in tutto eccessiva, e scostante… da lì il mio non amore.

Però una riflessione oggi posso fare…osservando le incredibili trasformazioni nel linguaggio nel giro di così poco tempo! Talvolta avvicino l’oggi al periodo manierista e questa sequenza mi pare esemplificativa … inquietudine, insoddisfazione, ricerca continua di qualcosa di più… me lo fa sentire più vicino ! Allora si andava verso una rivoluzione, riforma e controriforma, oggi con la globalizzazione, computer e telefonini, chissà dove si va … l’inquietudine però è la stessa.

rosso-fiorentino-creazione-di-eva.jpg

Rosso Fiorentino, CREAZIONE DI EVA, Cappella Cesi

 Rosso Fiorentino, CACCIATA DAL PARADISO TERRRESTRE, Cappella Cesi

Rosso Fiorentino, CACCIATA DAL PARADISO TERRRESTRE, Cappella Cesi

Quando va a Roma, riceve una commissione per la decorazione della Cappella Cesi,… fallimento e rottura coi committenti! E durante il sacco di Roma viene maltrattato dai tedeschi e fugge da Roma.
Insomma fino a che non arriva a Parigi non è che avesse avuto molta fortuna. Poi là è accolto come si conviene!

Rosso Fiorentino PIETA' del LOUVRE

Rosso Fiorentino PIETA’ del LOUVRE

Comunque anche l’ultimo quadro della mostra la Pietà del Louvre è un lavoro incredibilmente potente , eccessivo, quasi direi esagerato, con quella figura della Madonna gigantesca che sembra la croce da cui è stato deposto il Cristo. Magari anche i vari restauri possono averlo portato a quello stato.

Ho parlato solo del Rosso perché per me è stata una scoperta il vedere tante opere assieme, mentre per il Pontormo si è trattato di rivedere. Naturalmente nella mostra ci sono anche ritratti portentosi dell’uno e dell’altro e una bella serie di disegni. Come avrai capito pur non amando troppo certi esiti una certa simpatia anche per il Rosso è nata.

Rosso Fiorentino, DEPOSIZIONE DI VOLTERRA

Rosso Fiorentino, DEPOSIZIONE DI VOLTERRA

Da tanto tempo non vedevo la Deposizione del Rosso dal vivo, e pur nella forse eccessiva spettacolarità o teatralità è di una potenza incredibile, quell’azzurro di fondo!! intero potente (di una modernità unica, per dirla in modo blasfemo: sembra un fondo di Bacon!) che ha permesso una colorazione forte e sintetica al tempo stesso. Direi che per i miei gusti questa, con la Pala di Villamagna che è contemporanea, è il massimo del Rosso. Ti allego 2 particolari con la figura di dx in basso come grande esempio di sintesi“.

Gianfranco Tognarelli, Pontedera, Pisa, Luglio 2014

rosso-fiorentino.jpgrosso-fiorentino.jpgROSSO FIORENTINO A VOLTERRA : http://www3.varesenews.it/blog/labottegadelpittore/?p=2073

Sergio Michilini, STUDIO DELLA DEPOSIZIONE DI VOLTERRA,2004,olio su tela, cm80x55

Sergio Michilini, STUDIO DELLA DEPOSIZIONE DI VOLTERRA,2004,olio su tela, cm80x55

Dal sito: http://www.daringtodo.com/lang/it/2014/03/09/pontormo-e-rosso-fiorentino-una-mostra-unica-e-irripetibile/  :

“Carriere diverse, soluzioni differenti per quelli che restano i due artisti più originali del loro tempo, due capisaldi del ‘500, e i “gemelli diversi” del manierismo…..Pontormo artista preferito dai Medici, il Rosso mai coinvolto in opere di committenza medicea e invece artista preferito dagli aristocratici fedeli ai valori repubblicani e legati all’eredità religiosa di Savonarola. Sempre fiorentino il Pontormo, che mai si mosse dalla sua città natale eccetto che per una breve trasferta a Roma in gioventù (peraltro verisimilmente insieme al Sarto e al Rosso). Viaggiatore, per converso, il Rosso; che lavorò, oltre Firenze, anche a Piombino, Napoli, Volterra, Roma, Sansepolcro, Città di Castello, Arezzo e infine Parigi e Fontainebleau. Attento alla natura e alla sensibilità mutevole del colore il Pontormo, astratto e dedito a una ‘terribilità’ ‘stravagante’ (come scrive Vasari) il Rosso, che frequentò anche discipline esoteriche come la magia e la Cabala”. “Il Pontormo guardò di continuo allo stile tedesco, ispirandosi alle stampe di Dürer… e all’insegnamento ricevuto da Leonardo in gioventù. Il risultato furono disegni fra i più naturali e straordinari del Cinquecento italiano e pitture dalla sensibile ed epidermica attenzione al dato di natura, ma anche ricche di una cromia esaltata e potente che costituisce un unicum nella pittura italiana del Cinquecento. Il Rosso, invece, pittore caro a una ristretta schiera di famiglie aristocratiche fedeli agli insegnamenti di Girolamo Savonarola, non lavorò mai per i Medici, e seguendo le indicazioni date da Michelangelo, nel cartone preparatorio della Battaglia di Cascina, guardò alla tradizione figurativa fiorentina del Quattrocento, risalendo allo stile di Masaccio e di Donatello. Da tali premesse scaturì una pittura poderosa che raggiunse il massimo arcaismo nella Deposizione di Volterra. Il Rosso tuttavia fu sempre pronto ad accogliere stimoli nuovi, e quando lasciò Firenze per Roma, dove incontrò le statue classiche, impostò un nuovo stile elegante e perfino prezioso che influenzerà tutta la pittura francese. Dopo aver lasciato l’Italia e raggiunta Parigi e Fontainebleau, egli divenne infatti il principale artista della corte francese, responsabile dei cicli decorativi voluti da Francesco I al castello di Fontainebleau. Il Pontormo finì invece la propria vita a Firenze dipingendo una delle opere più controverse del Cinquecento, gli affreschi del coro di San Lorenzo, ispirati allo stile di Michelangelo ma del tutto autonomi ed eccentrici nell’adesione a quel linguaggio che sarebbe diventato canonico delle accademie fiorentine”.

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