La Cattedrale dei poveri a Managua

1982-1985-1a-le-opere-dichiarate-patrimonio-culturale-nazionale-del-nicaraguaIl “ciclo pittorico di integrazione plastica” della chiesa di Santa Maria de los Angeles, a Managua, Nicaragua, è uno dei massimi esempi dell’arte sacra ispirata all’impegno dei cristiani latinoamericani nelle lotte di liberazione. Si tratta di un complesso di pitture murali, altorilievi e sculture in ceramica realizzati nel 1982-1985 da una trentina di studenti nicaraguensi sotto la direzione di Sergio Michilini, un pittore di Varese che nel 1982, grazie a un accordo tra il Movimento laici America latina (Mlal), un organismo italiano di cooperazione allo sviluppo, e il ministero della Cultura nicaraguense, guidato dal Padre Ernesto Cardenal, aveva creato la Scuola Nazionale di Arte Pubblica-Monumentale “David Alfaro Siqueiros”.

L’opera, di 680 metri quadri, fu voluta dal Padre Uriel Molina, parroco francescano del Barrio Riguero; attorno a lui si era formata negli anni ’70 una comunità cristiana che aveva preso parte alla lotta contro la dittatura di Anastasio Somoza, contando tra i propri membri varie decine di morti per mano della Guardia Nazionale e diversi leader poi divenuti dirigenti del governo sandinista.

1982-1985-1c-entrata-principale-dallinternochiesa-del-barrio-riguero-managuaDopo il trionfo della rivoluzione, la prima di orientamento socialista cui i cristiani avessero partecipato massicciamente, Padre Molina aveva fondato il Centro ecumenico “Antonio Valdivieso”, nella convinzione che i credenti dovessero contribuire all’edificazione di una nuova società valorizzando la propria ispirazione religiosa e questo impegno esigesse un rinnovamento della loro fede.

“In Italia – spiega p. Molina, che dalla metà degli anni ’90 è stato separato dall’ordine francescano su pressione dell’arcivescovo di Managua, card. Miguel Obando y Bravo, e ora è formalmente incardinato nella diocesi brasiliana di Sâo Felix do Araguaja – avevo imparato che gli affreschi del Medioevo erano la Bibbia dei poveri. Ho pensato di fare una chiesa nella quale il nostro popolo potesse rivivere la propria storia di liberazione attraverso la pittura”.

I murales, infatti, ripercorrono la storia del Nicaragua, riletta alla luce della “Chiesa dei poveri”, di cui sono richiamati personaggi ed eventi scelti attraverso un confronto tra gli artisti e i fedeli.

1982-1985-1d-entrata-principale-gli-dei-precolombianichiesa-del-barrio-riguero-managuaSopra l’ingresso principale vi sono sculture policrome che raffigurano, caso forse unico in una chiesa cristiana, due divinità maya, la dea del mais e quella della fertilità, “quegli dei – disse p. Molina all’inaugurazione – che furono distrutti dagli spagnoli e noi restituiamo per incorporare la nostra cultura precolombiana alla risurrezione di Cristo, fine e utopia della storia”.

I murales che occupano le pareti laterali si snodano seguendo la resistenza al dominio coloniale, la lotta per la sovranità nazionale contro l’ingerenza degli Stati Uniti e la rivoluzione per abbattere il regime somozista, richiamando in particolare la partecipazione dei cristiani a questi momenti della storia patria. Si inizia così con la rappresentazione dello scontro tra Gil González Dávila, il conquistador che nel 1523 prese possesso del paese, e Diriangen, cacique protagonista della prima rivolta indigena, e di Nicarao, il principale capo locale all’arrivo degli spagnoli, subito convertitosi al cristianesimo, ma poi ribellatosi agli invasori e da loro ucciso.

Scorrono poi le immagini dei due profeti difensori degli indios nel XVI secolo: fra’ Bartolomé de las Casas, che in Nicaragua denunciò gli abusi cui i colonizzatori sottoponevano gli indigeni nelle miniere, venendo espulso dal governatore Rodrigo de Contreras, e fra’ Antonio de Valdivieso, terzo vescovo di Leon, la cui predicazione a favore della libertà dei nativi gli valse nel 1550 la morte per mano dei figli dello stesso Contreras.

1982-1985-1g-linvasore-e-la-resistenza-degli-indios-chiesa-del-barrio-riguero-managuaIl tre secoli successivi sono riassunti nel murale del “Cristo contadino”, icona di un popolo oppresso tanto dalle autorità coloniali quanto dall’oligarchia locale dopo l’indipendenza, mentre il legame tra la dedica della parrocchia a San Francesco e l’impegno per la creazione di una comunità cristiana cosciente della propria missione nel mondo è rappresentato dal trittico intitolato “I poveri costruiscono la chiesa di Dio”, dove il “poverello d’Assisi” appare prima “nicaraguanizzato” mentre sostiene un guardabarranco (uccello locale) e poi come uno dei muratori.

Dopo le figure di mons. Simeón Pereira y Castellón, primo vescovo autoctono e autore nel 1912 di una lettera al cardinale di Baltimora, James Gibbons, in cui chiedeva la fine dell’intervento militare statunitense nel paese, e di p. Azarias Pallais, precursore della “opzione per i poveri” nella prima metà del XX secolo, si arriva ai personaggi più rappresentativi della lotta di liberazione: Augusto Cesar Sandino, vero “padre della Patria” e protagonista dal 1926 al 1933 di una rivolta che costrinse i marines ad abbandonare il Nicaragua, Carlos Fonseca, fondatore nel 1961 del Fronte sandinista di liberazione nazionale (Fsln), caduto in combattimento nel 1976, i preti guerriglieri Camilo Torres, promotore dell’Esercito di liberazione nazionale in Colombia, ucciso nel 1966, e Gaspar García Laviana, entrato nell’Fsln nel 1977 e morto l’anno dopo in uno scontro con la Guardia nazionale, responsabile nel 1979 anche dell’assassinio di Luis Alfonso Velázquez, un bambino di 9 anni simbolo della resistenza civile.

1982-1985-1h-trittico-di-san-romero-damerica-chiesa-del-barrio-riguero-managuaVengono, infine, ricordati mons. Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador, ammazzato sull’altare dagli “squadroni della morte”, e i coniugi Maria e Felipe Barreda, agenti di pastorale uccisi dai gruppi armati antisandinisti nel 1983 perché “cristiani e rivoluzionari”.

La storia cristiana del Nicaragua culmina nel murale centrale, detto “La risurrezione”, in cui dal popolo che porta la croce dell’oppressione, e in particolare dalle madri degli eroi e dei martiri della rivoluzione, un Cristo dai lineamenti nicaraguensi ascende in un Paradiso descritto coi simboli locali della vita: l’abbondanza dei frutti della natura, l’allegria dei bambini, la colomba della pace. Il grande dipinto, di 150 metri quadrati, si integra senza soluzione di continuità con una pavimentazione in ceramica, da cui emergono l’altare, un leggio e un fonte battesimale.

“Alcuni si sono affrettati a denunciare la ‘politicizzazione’ e ‘profanazione’ del tempio”, commentava il teologo Giulio Girardi. “Gli stessi che hanno sempre considerato normale la presenza nell’‘arte sacra’ di re, generali, conquistatori, crociati, gridano allo scandalo perché nella chiesa compaiono guerriglieri come Sandino, Carlos Fonseca, Camilo Torres, Gaspar Garcia Laviana. Ma i nicaraguensi rivoluzionari hanno trovato proprio in queste immagini la storia autentica del loro paese e della loro chiesa, riscattata dal punto di vista del popolo”.

L’opera ha un grande valore anche dal punto di vista tecnico, come dimostra il grande murale absidale, dipinto su una superficie di compensato concava e con una composizione basata su linee diagonali e oblique, così che le innumerevoli distorsioni ottiche provocate rispetto al movimento dello spettatore suggeriscano una varietà infinita di emozioni, pensieri e letture della Risurrezione.

Mauro Castagnaro, Studioso ed esperto di Arte Latinoamericana


2 pensieri su “La Cattedrale dei poveri a Managua

  1. Preciosas pinturas. Estuve en Managua en junio de 2005. No oi hablar de esta iglesia. Estuve en contacto con el P. Arnaldo Zenteno, S.J. y las Comunidades de Base, tan maltratadas por la Iglesia “oficial”. También conocí y traté a los hermanos Ernesto y Fernando Cardenal, en la UCA y otra serie de personas en la lucha pacífica, constante, esperanzada…
    He estado muy contenta de poder contemplar estas pintural murales. Felicidades. Y gracias por introducir a fray Bartolomé de las Casas, ojala ayude a darlo a conocer en profundidas y darle los honores que se merece

  2. Hola Araceli, gracias por tu comentario. Proximamente voy a incluir otros articulos sobre los murales del Riguero. Saludos Sergio

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