Tra Italia e America Latina: prima parte

uni_udine_6UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI UDINE, FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA Corso di Laurea Specialistica in Storia dell’arte e conservazione dei beni artistici ed architettonici

Tesi di Laurea: “Sergio Michilini, Itinerari artistici latinoamericani”

Relatore: Prof. Mario Sartor Laureanda:Martina Zorzetto ANNO ACCADEMICO 2008-2009

PRIMA PARTE………………………………………………………………………………………………..

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INTRODUZIONE

1964 AUTORITRATTO AL CAVALLETTO A PARIGI cm.40x30

1964 AUTORITRATTO AL CAVALLETTO A PARIGI cm.40x30

Nel vasto panorama artistico latinoamericano il muralismo assume una posizione di rilievo. A partire dalla sua nascita nel Messico postrivoluzionario, si sviluppa e diffonde in altri paesi dell’America Latina e non solo, generando principalmente opere monumentali, a scopo didattico, sui temi del riscatto sociale a sfondo politico. Con la rivoluzione sandinista anche il Nicaragua diventa patria del movimento muralista. A partire dal 1979 il paese del Centro America cattura l’attenzione mondiale proprio a causa della vittoria del movimento di liberazione nazionale ispirato a Sandino, che pone fine alla sanguinosa e ultraquarantennale dittatura della famiglia Somoza. Ne consegue un vasto movimento culturale, che sui muri trova un modo d’espressione congeniale. Una delle figure di spicco all’interno del movimento muralista nicaraguense, è quella dell’italiano Sergio Michilini. Questo lavoro si pone l’obiettivo di delineare la sua figura d’artista, dai primi tempi della sua formazione sino a quelli recentissimi, per capire quali furono i motivi che lo spinsero a raggiungere il Nicaragua rivoluzionario e che lo portarono poi ad eleggere l’America Latina quale luogo dove vivere e svolgere il suo lavoro. Il titolo, Itinerari artistici latinoamericani, propone l’idea del tragitto affrontato ripercorrendo, in senso cronologico, le varie tappe del cammino lavorativo di Michilini. Questa modalità espositiva permette di includere buona parte delle attività svolte dall’artista, lasciando spazio alla descrizione del contesto e delle persone, che in qualche modo influenzarono il suo operato. Nato in Friuli nel 1948 e trasferitosi giovanissimo nella provincia di Varese, Michilini frequenta prima la Scuola Libera del Nudo presso l’Accademia di Brera a Milano e poi l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Durante i suoi anni fiorentini, prende parte al movimento studentesco che si sviluppa a partire dal ’68 e, parallelamente, inizia a delinearsi la sua vocazione per l’arte di carattere pubblico-sociale. Fondamentale in questo senso, fu la conoscenza del muralismo messicano, che avvenne grazie al libro dedicato a Siqueiros, di Mario De Micheli, edito nel 1968, e alla mostra delle opere dello stesso artista, tenutasi a Firenze nel 1976-77. Ciò che colpì profondamente Michilini fu soprattutto la fusione tra architettura, disegno e scultura che contraddistingue alcune opere di Siqueiros, come il Poliforum Cultural Siqueiros, di Città del Messico, realizzato tra il 1971 e il 1973. Ne consegue quella che potremmo definire una “riscoperta” dell’arte italiana quale storia d’arte

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murale. In Italia sono infatti innumerevoli le superfici ricoperte di storie che parlano alla gente; dipinti che ebbero modo di ispirare anche i muralisti messicani del calibro di Diego Rivera e il già citato David Alfaro Siqueiros, creatori di opere con un linguaggio simbolico che attinge dalla pittura religiosa. Il periodo di studio all’Accademia di Belle Arti

1973 NELLA ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI FIRENZE CON IL MAESTRO TROVARELLI

1973 NELLA ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI FIRENZE CON IL MAESTRO TROVARELLI

di Firenze, segnato dagli insegnamenti del professore Goffredo Trovarelli, influenza profondamente Michilini, soprattutto nella sua ricerca indirizzata verso lo studio dei grandi pittori del passato, che lo portarono ad accostarsi all’attività artistica in modo che potremmo definire tradizionale, ma che di certo non è tradizionalista. La conoscenza dei materiali e delle tecniche, la scelta di colori di qualità, lo studio della composizione e il continuo attingere alla pratica della scultura e dell’architettura sono solo alcune delle norme che tutt’oggi Michilini ritiene indispensabili. Attento ai risvolti sociali del fare artistico, cerca risposte nell’incisione e nel corso estivo di pittura promossa dal professor Fernando Farulli. Il corso, tenutosi presso le Acciaierie di Piombino, porta gli studenti a eseguire opere collettive, confrontandosi direttamente con gli operai e consentendo ai giovani di venire a diretto contatto con quella realtà in cui spesso si riconoscevano nella loro contestazione. Una volta terminati gli studi, inizia a lavorare come professore di disegno e pittura presso il Liceo Artistico di Busto Arsizio e, contemporaneamente, intraprende l’attività di restauratore, che gli dà l’opportunità di cimentarsi in lavori d’affresco di grandi dimensioni. Michilini, infatti, approfitta dei ponteggi predisposti per il restauro, per poi dipingere alcune superfici, come avvenne nella Cupola della Chiesa di Lonate Pozzolo. Anno cruciale per la sua carriera fu il 1982, quello del suo primo viaggio in Nicaragua, dove arrivò allettato dall’idea di poter fare della pittura murale. E così fu. Sin dai primi giorni del suo arrivo a Managua, inizia a coordinare un gruppo di giovani studenti per la realizzazione del ciclo di dipinti della chiesa di S. María de Los Ángeles, ciclo che venne poi dichiarato “Patrimonio Artistico Nazionale”. Vengono decorati 680 mq di superficie: un’unione policroma dove i dipinti integrano l’architettura, le sculture e gli ornamenti ceramici. Questo insieme artistico- monumentale, narra la storia della Chiesa dal punto di vista degli oppressi, seguendo i dettami della Teologia della Liberazione. Vi è raffigurato San Francesco accanto ad Augusto César Sandino e Cristo viene rappresentato come un uomo dai tratti indigeni. I murali della chiesa rischiano oggi la distruzione a causa dell’incuria a cui sono abbandonati. L’atmosfera che si poteva respirare nel Nicaragua postrivoluzionario, caratterizzato da una grande

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vivacità culturale, funse da richiamo anche per numerosi altri artisti stranieri, attirati dall’idea di poter contribuire allo sviluppo culturale del paese. Michilini, intuendo la possibilità della nascita di un movimento muralista di ampio respiro, decise di trasferirsi a Managua, dando inizio nel 1983 alla realizzazione della Scuola Nazionale di Arte

MANAGUA 1986 ESCUELA NACIONAL DE ARTE PUBLICO MONUMENTAL

MANAGUA 1986 ESCUELA NACIONAL DE ARTE PUBLICO MONUMENTAL

Pubblica Monumentale David Alfaro Siqueiros, poi chiusa nel 1989. Nel 1987 diventa coordinatore dell’opera di decorazione del Centro Spirituale Mons. Oscar Arnulfo Romero. Michilini si prefiggeva di realizzare, collaborando con altri artisti, provenienti da diversi paesi, un’opera di integrazione plastica, ovvero, la creazione di opere pittoriche e scultoree, integrate armonicamente con l’architettura. L’ispirazione arriva direttamente dalle grandi opere degli artisti del passato, dove la pittura, scultura e architettura formavano un tutt’uno. Il centro viene inaugurato nel 1992, in occasione del cinquecentesimo anniversario della scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo, celebrando l’avvenimento all’interno della Campagna Continentale 500 Anni di Resistenza Indigena, Negra e Popolare. Fin dai primi anni di permanenza in Nicaragua, Michilini viaggia lungo l’America Latina, avendo così l’occasione di vedere da vicino le opere dei grandi del muralismo e di conoscere alcuni importanti artisti messicani, cubani, brasiliani, e non solo. Da questi viaggi nascono delle interessanti collaborazioni, che nel 1989 lo portarono a fondare a Città del Messico il “Laboratorio Latinoamericano di Muralismo e Integrazione Plastica” TALAMURO, che avrebbe avuto in seguito una sede anche in Italia. Tale iniziativa venne accompagnata anche dall’edizione della rivista “El Andamio”, punto d’incontro tra pittori europei e americani e di diffusione della modalità artistica dell’integrazione plastica di architettura, scultura, pittura, mosaico, ecc. In Messico realizza inoltre alcune pitture murali, e pannelli di ceramica nello Yucatán. Tra il 1990 e il 1993 è coordinatore dell’ONG ACRA per il Centro America e Caraibi; attività che lo conduce in Guatemala e a Cuba. A Cuba stila numerosi progetti allo scopo di proporre delle opere d’integrazione plastica totale, dove l’arte si unisce con il contesto naturale in cui è inserita. A Velasco promuove la formazione del Grupo de Arte Público Manos , operante nella Casa di Cultura Félix Varona Sicilia, un’opera di architettura organica di Walter Betancourt. E nella mitica città di Gibara, luogo dove si ritiene sia sbarcato Cristoforo Colombo nel 1492, progetta la creazione di una scuola di pittura al aire libre. Con la volontà di rendere l’arte un elemento presente e quotidiano, e con il proposito di trovare nuove strade per l’integrazione, nel 1996 formula il progetto per Camagüey. Il disegno prevede

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1996 VELASCO, HOLGUIN, CUBA, CON ALCUNI GIOVANI PITTORI

1996 VELASCO, HOLGUIN, CUBA, CON ALCUNI GIOVANI PITTORI

l’unione dell’arte e della tecnologia all’interno del Centro Integrato di Tecnologie Appropriate, basata sull’incontro armonioso delle due materie nell’ambito della natura. Dal 1996 vive in Brasile, a Paraty, dedicandosi alla realizzazione di sculture in terracotta con il collega Ramiro Dalcir e, soprattutto, realizzando quadri da cavalletto. Nonostante la progettazione e la realizzazione di opere di carattere pubblico, occupi gran parte del suo tempo, Michilini si è sempre dedicato anche alla realizzazione di quadri dipinti ad olio. Ultimamente la mancanza di committenza nell’ambito dell’arte pubblica, obbligano il pittore a limitare la sua attività alla realizzazione di quadri di piccole dimensioni; modalità espressiva ormai quasi esclusiva. Addentrarsi nel tema, visto l’alto numero di realizzazioni di Michilini e data la mancanza di bibliografia, è stato impegnativo. L’attenzione, dapprima focalizzata sul tempo in Nicaragua e sul muralismo, ha dovuto spaziare includendo tutto il percorso che Michilini ha svolto finora e quindi la formazione italiana e le esperienze in Messico, Brasile e Cuba. Importante è stata la conoscenza del pittore stesso. Nell’ottobre 2008, ho avuto la possibilità di incontrare Michilini presso il suo studio di Oggiona con Santo Stefano, in provincia di Varese. Nel gennaio 2009 sono poi tornata ad Oggiona per un periodo di tempo più lungo, tale da permettere lo svolgimento di alcune ricerche d’archivio. Buona parte del lavoro si basa, infatti, sui documenti che Michilini conserva nel suo archivio di Oggiona con Santo Stefano, dove custodisce le descrizioni dei progetti da lui ideati, le corrispondenze con altri artisti e sostenitori dei progetti, e numerosi articoli di giornale raccolti in questi anni di lavoro. Per ripercorrere gli anni della formazione, vengono descritte alcune amicizie strette nell’ambito dell’Accademia, importanti in quanto lo avvicinarono ad alcune figure che lo influenzarono profondamente, come quella del pittore Anton Luigi Gajoni. Gajoni, artista dell’Ecole de Paris, abbandona presto il clamore parigino per ritirarsi nelle colline toscane, diventando un punto di riferimento importante per molti giovani pittori. Lo studio della composizione e del colore secondo l’ottica della modernità della scuola francese, sono i valori che trasmetteva ai suoi allievi. Alcuni di questi si riunirono nel Gruppo di Buti, che Michilini ebbe modo di conoscere e di apprezzare. Nel testo un’ampia parentesi viene dedicata al muralismo, anche nella sua sfaccettatura italiana, ovvero dalla pittura del Trecento, alle esperienze degli anni Settanta del Centro di Arte Pubblica di Fiano Romano e del muralismo sardo. Partendo dai dialoghi avuti con Michilini e dalle ricerche d’archivio, ho basato l’analisi su articoli

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di riviste o notiziari, alcune pubblicazioni e ricerche nei siti internet, cercando di delineare il contesto sociale e culturale nel quale si svolse il suo lavoro. Per ripercorrere la storia del Nicaragua, esistono numerose pubblicazioni, ma quasi tutte non valicano gli anni Ottanta. Gli articoli dedicati alle vicende del paese di alcuni quotidiani italiani e dello spagnolo “El País”, mi sono stati utili per descrivere gli ultimi anni. In un lavoro di ricerca l’esperienza diretta è molto importante. Per questa ragione nel luglio 2009 sono andata in Nicaragua per poter vedere da vicino alcune delle opere di Michilini e capire più a fondo il contesto nel quale fiorirono alcuni dei suoi progetti più importanti e, in generale, la stagione del muralismo. Registratore vocale e macchina fotografica, mi hanno permesso di fissare molti spunti fondamentali per la comprensione delle vicende. Riguardo all’arte nicaraguense non esiste un’ampia bibliografia. Dedicati all’arte nata in seno alla rivoluzione sono il testo di David Craven, Art and Revolution in Latin America 1910-1990, nel quale un intero capitolo viene dedicato all’arte nicaraguense sviluppatasi tra il 1979 e il 1990, e The Murals of Revolutionary Nicaragua, 1979-1992, di David Kunzle. A partire da questi due testi, approfondendo poi alcuni aspetti grazie ad alcune pubblicazioni trovate in Nicaragua, ho potuto descrivere lo sviluppo del muralismo nel paese. In Nicaragua ho avuto il privilegio di incontrare alcuni personaggi cruciali per le vicende culturali che investirono il paese: il pittore, muralista e mosaicista Leonel Cerrato, che fu pure direttore della Scuola d’Arte Pubblica Monumentale di Managua e il pittore, muralista, mosaicista e scrittore, Daniel Pulido, alunno della stessa scuola. Il poeta e ministro della Cultura dell’epoca sandinista, Ernesto Cardenal; l’ex direttore del Patrimonio Culturale Noel Carcache; il giornalista Willmor López e Roberto Sánchez Ramírez, storico e giornalista. Durante la mia permanenza a Managua, si trovava in città anche un compagno di accademia di Michilini, poi insegnante presso la Scuola d’Arte Pubblica Monumentale. Ho potuto così conoscere anche Giancarlo Splendiani. Per ottenere informazioni intorno alla denuncia di Michilini nei confronti del Padre Roberto Gonzalez Abóndio, parroco della Chiesa di Santa María de los Ángeles, mi sono rivolta al Ministerio Público di Managua. Con Leyla Prado, “Fiscal De Propiedad Intelectual del Ministerio Publico”, è stato possibile quindi visitare la chiesa e osservare da vicino i murali scostando i tendaggi che li censurano alla vista dello spettatore. In Italia ho inoltre conosciuto Mauro Castagnaro, giornalista di Crema, promotore del Comitato pro restauro della Chiesa di Santa María de los Ángeles. Con queste persone ho instaurato un dialogo relativo allo sviluppo del muralismo durante gli anni

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Ottanta e al mantenimento e conservazione delle opere d’arte. Le loro importanti testimonianze mi hanno permesso di delineare lo stato di fatto della conservazione e tutela del patrimonio culturale in Nicaragua, argomento che varrebbe la pena ampliare e approfondire. Basandomi inoltre sui documenti d’archivio di Michilini ho illustrato i fatti e le vicissitudini della Scuola d’Arte Pubblica Monumentale di Managua, del CEMOAR e di altre opere. I documenti d’archivio sono stati fondamentali anche nella descrizione delle opere svolte da Michilini in Messico, in Brasile e a Cuba. Ho ricavato ulteriori informazioni da alcuni articoli di giornale. Michilini ha infatti scritto spesso per il “Nuevo 2002_nacultural_12_ottobre.jpgAmanecer Cultural”, il supplemento culturale del quotidiano “El Nuevo Diaro” del Nicaragua. Utili sono stati anche alcuni articoli di “El Andamio”, la rivista del progetto TALAMURO nella sua versione italiana e nicaraguense, alcuni volantini divulgativi, che accompagnavano l’inaugurazione di alcune opere, il sito web di Michilini e il suo Blog, dove riporta notizie e riflessioni sull’arte. Nel primo capitolo viene presentata la figura di Michilini descrivendo i suoi anni di formazione, dell’Accademia di Belle Arti a Firenze, e le sue opere degli anni Settanta ed Ottanta, tratteggiando anche il contesto culturale e delineando la figura di Siqueiros e del muralismo messicano. Nella seconda parte viene descritto il Nicaragua degli anni Ottanta, accennando alla storia del paese e agli sviluppi artistici che precedettero e influenzarono il muralismo. Viene quindi delineato il percorso di Michilini a partire dal suo arrivo nel paese nel 1982, descrivendo le sue attività all’interno della Brigata Rodrigo Peñalba, come la decorazione della chiesa di Santa María de los Ángeles, la nascita e gli obiettivi della Scuola d’Arte Pubblico Monumentale David Alfaro Siqueiros e del Centro Spirituale Mons. Oscar Arnulfo Romero CEMOAR. Il capitolo prosegue raccontando il processo che, a partire dal 1990 (anno della perdita delle elezioni da parte del partito sandinista), portò alla cancellazione della maggior parte dei murali eseguiti negli anni Ottanta. Vengono descritte inoltre le vicende che hanno investito il congiunto monumentale di Santa María de los Ángeles e si conclude con alcune considerazioni sulla natura del muralismo nicaraguense e sull’eredità che questi ha lasciato. Nel terzo capitolo vengono esposte le attività svolte da Michilini in Messico, Cuba, Brasile e Italia, tracciando i punti salienti del progetto TALAMURO: Laboratorio Latinoamericano di Muralismo e Integrazione Plastica, le opere murali svolte in Messico e in Italia, i progetti di integrazione plastica di Cuba e l’attività in Brasile. Alla pittura da cavalletto viene dedicato il paragrafo finale. Descrivendo alcune tele ritenute particolarmente significative si ha modo di delineare la modalità d’approccio con la quale Michilini

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si orienta all’interno della pratica da cavalletto. Il quarto capitolo si concentra prevalentemente sulla figura dell’artista, descrivendone l’evoluzione stilistica attraverso l’analisi formale della sua opera. Si conclude con la rielaborazione di un’intervista al pittore, che consente di chiarire alcuni aspetti e incongruenze del fare artistico di Michilini e fa emergere alcune riflessioni su ciò che è l’arte oggi. In appendice vengono riportate le trascrizioni delle interviste effettuate in Nicaragua e un breve resoconto della visita alla chiesa di Santa María de los Ángeles. I capitoli sono corredati di immagini fotografiche delle opere che vi vengono descritte. La maggior parte delle figure provengono dall’inedita raccolta digitale, realizzata dallo stesso Michilini, intitolata Michilini 2000 opere: l’insieme dei dipinti, disegni, bozzetti, incisioni, sculture, installazioni e opere d’arte pubblica realizzati finora. Alcune foto sono state invece scattate personalmente, durante la mia visita in Nicaragua. È stato necessario operare una selezione delle opere di Michilini. Nonostante l’inevitabile natura soggettiva della scelta, ho cercato di descrivere i murali, i dipinti e i progetti ritenuti più importanti e trascendentali per il percorso che si voleva tracciare, in quanto portatori di novità dal punto di vista formale, tecnico e ideologico.

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CAPITOLO I PRIMI PASSI E PRIMI INCONTRI LUNGO LA STRADA DELLA PITTURA

Se non chiediamo loro nulla di preciso, che diritto abbiamo di rimproverarli se la loro opera appare oscura e priva di senso?(1) E. H. Gombrich

Se si getta uno sguardo d’insieme sul lavoro di Sergio Michilini, ciò che più colpisce è il suo percorso latinoamericano e, in particolare, la sua opera in Nicaragua. Ma prima del suo viaggio verso il sud del mondo, Sergio aveva già perlustrato un pezzo di quella strada che fa parte del cammino di un pittore, percorso che l’ha portato ad avvicinarsi all’arte pubblica, all’arte d’impegno politico-sociale e all’arte murale. Furono molte le persone che influenzarono Michilini in questo senso, e molte furono fondamentali nei suoi anni di formazione. Nelle prossime pagine si cercherà quindi di presentare l’ambiente e le figure che lo educarono e lo accompagnarono nel nascere di questa passione poi diventata mestiere: quello del pittore.

I.1 Gli inizi Sergio Michilini nasce a San Giorgio della Richinvelda, in provincia di Pordenone, nel 1948, ma dopo qualche anno lui e la sua famiglia si trasferiscono in Lombardia, in provincia di Varese; si dovrà quindi situare in ambito lombardo il suo primo campo di influenza. Inizia a guardare con occhi curiosi verso il mondo dell’arte fin dalla giovane età, quando, sfogliando i cataloghi di pittura che portava in casa il fratello Guerrino, il quale lavorava nello studio del pittore Silvio Zanella, decide di diventare pittore (2). Gli anni dell’adolescenza vengono scanditi dallo studio, dal lavoro e dalla pittura che spesso svolgeva all’aperto in compagnia dell’amico Erminio Poretti (3). Il suo mito è Amedeo Modigliani,

1 E. H. Gombrich, La storia dell’arte, Roma, Leonardo Arte, 1995, p.596.

2 L. Hilaire (ed.), Sergio Michilini Colori di luce tra Italia e America Latina, Oggiona con Santo Stefano, s.e., 2004, p.

3 Erminio Poretti nasce nel 1946 in provincia di Varese. Amici fin da giovani, lui e Michilini condividono la passione per la pittura e poi per la grafica. Anche per Poretti saranno fondamentali gli anni all’Accademia di Firenze dove seguirà le lezioni del professor Trovarelli e conoscerà la pittura di Gajoni.

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1967 AUTORITRATTO CON BASCO cm.90x70

1967 AUTORITRATTO CON BASCO cm.90x70

artista anticonformista e passionale, così come viene descritto nel romanzo di Clemente Fusero (4). La passione nei confronti del pittore livornese è talmente forte che le figure ritratte nelle sue prime tele sono caratterizzate da contorni netti e da volti stilizzati di evidente ispirazione “modiglianense”. Affascinato inoltre dall’opera degli artisti riunitisi intorno la cosiddetta Scuola di Parigi, quali Soutine, Utrillo, Juan Gris, Van Dongen, Brancusi, Picasso, per citarne alcuni, si reca più volte nella capitale francese per farsi ispirare dai luoghi dove Modigliani e gli altri artisti avevano vissuto e lavorato. Nei suoi primi dipinti ad olio affronta più volte il tema dell’ autoritratto. Del 1965 è Autoritratto con cappello (fig. 1), di qualche anno più tardi Autoritratto con basco (fig. 2), caratterizzato da una tavolozza e una pennellata di ascendenza espressionista come Autoritratto (fig. 3), dove emerge un carattere fortemente emotivo che ricorda le figure di Egon Schiele. In questi anni Michilini vive come isolato dal mondo, seguendo il sogno dell’artista romantico e solitario ispirandosi alla vita bohemien parigina, alla fuga di Gauguin a Tahiti, o al ritiro sull’isola di Venezia degli artisti riunitisi nella cosiddetta Scuola di Burano. Segue i corsi serali della Scuola Libera del Nudo presso l’Accademia di Brera, frequenta lo studio del maestro “chiarista” Renato Vernizzi (5), che considera la sua prima e importante guida e, al contempo, i corsi di pittura del pittore di Gallarate, Aldo Guenzani. Solo quando si trasferirà a Firenze e si iscriverà all’Accademia di Belle Arti, inizierà a incontrarsi e a scontrarsi con la realtà che lo circonda e l’attualità entrerà a far parte della sua vita e del suo lavoro.

Continua prossimamente…………………

1967 ALBUSCIAGO, VARESE, DIPINGENDO ALL'APERTO CON IL PITTORE ERMINIO PORETTI

1967 ALBUSCIAGO, VARESE, DIPINGENDO ALL'APERTO CON IL PITTORE ERMINIO PORETTI

3 pensieri su “Tra Italia e America Latina: prima parte

  1. era da un po’ che non facevo un giro da queste parti..e guarda cosa ci trovo!
    come procede con la costruzione dello studio?

  2. Beh, caro Maurizio, forse questa citazione puo’essere utile: “Ci sono due specie di critiche, l’una che s’ingegna più di scorgere i difetti, l’altra di rivelar le bellezze. A me piace più la seconda che nasce da amore, e vuol destare amore che è padre dell’arte; mentre l’altra mi pare che somigli a superbia, e sotto colore di cercare la verità distrugge tutto, e lascia l’anima sterile. (Luigi Settembrini)

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