Il carisma sprecato

Renzi è un buon comunicatore lo sappiamo, così come lo era anche Berlusconi. Berlusconi aveva un progetto molto chiaro e quasi dichiarato: entrare in politica per salvare le sue aziende. Lo scout Renzi invece scala una forza social-democratica di centro sinistra per ambizione personale e desiderio di comando, poiché il progetto politico non lo si vede se non in una riedizione polverosa della terza via blairiana in cui si vorrebbe conciliare uguaglianza e mercato. Ma i tempi sono cambiati e Renzi arriva tardi e non ne azzecca una, sbaglia su tutta la linea, viene bocciato e sballottato a turno dalla corte costituzionale, poi dal no di una schiacciante maggioranza di italiani, poi sulla riforma della pubblica Renzi 2amministrazione, ancora sulla legge elettorale e non da ultimo sulle manovre “oscure” per salvare banche cotte e bollite che hanno agito in modo truffaldino. Tralasciamo poi il fallimento confermato dai dati della crescita economica e sulla disoccupazione (poiché la responsabilità è antica e travalica l’epoca renziana); tralasciamo la riforma manageriale sulla “buona scuola”; soprassediamo sullo scandaloso “jobs act” e relativa abolizione dell’art. 18 dello statuto dei lavoratori. Cosa resta? Restano rovine come nei territori dei recenti terremoti negli Appennini e l’unica cosa che svetta su queste rovine è il carisma del visconte dimezzato che non si placa e insiste nel voler tornare in sella al cavallo del potere. Antico vizio del popolo italiano credere nell’uomo della provvidenza. Ma questo accade quando la macchina amministrativa non funziona e la ragione è ancora più antica poiché l’Italia non è mai stata uno Stato-nazione come lo sono alcuni importanti paesi europei. Non abbiamo maturato l’idea che uno Stato forte e virtuoso è più conveniente di uno Stato debole dove proliferano i metodi familistici e mafiosi. Non siamo ancora (e forse mai saremo) un paese scandinavo. Ma serve una forza politica con un progetto chiaro e netto che si occupi di modernizzare il paese, di fare gli investimenti compatibili con la natura del nostro paese: energia, turismo, cultura, che lotti contro le disuguaglianze, che si ingegni nel creare lavoro buono, che combatta contro evasione ed elusione, che si occupi di ambiente veramente per ricostruire la fiducia e la voglia di fare di molti italici talenti. Renzi è inadatto, ha fallito e nonostante il carisma e l’ambizione personale è giusto che se ne vada lontano dalla cosa pubblica. La terza via vera, l’ha indicata con autorevolezza una figura altrettanto carismatica ma poco ambiziosa e per nulla assetata di potere. La terza via è quella che da tempo ci racconta papa Papa BergoglioFrancesco. Lui ha capito meglio di altri il disastro della finanza e la miseria del capitalismo rampante. Se Renzi anziché andare nella Silicon Valley andasse in udienza da papa Bergoglio, forse potrebbe avere l’illuminazione che fino ad oggi gli è mancata. Ma si sa che le favole sono per gli ingenui. Continuiamo così, diceva il regista, facciamoci del male.

Le mie ragioni per cui voterò no al referendum costituzionale

Ognuno ha le sue ragioni per votare si o per votare no. Il sottoscritto in quanto animatore di un blog pubblico crede sia giusto rendere pubbliche le ragioni della sua scelta.

Voto no con decisione e convinzione per queste ragioni:costituzione

  1. Una riforma della costituzione non la deve fare un governo bensì il parlamento con tutte le sue anime poiché rappresenta la carta con le regole fondamentali di un paese. Se il parlamento non è in grado di farla significa che il paese non è pronto per una riforma della costituzione.
  2. Questo governo e soprattutto il primo ministro non è mai passato per le urne. E’ frutto di passaggi parlamentari successivi in cui una maggioranza di centro-destra che sosteneva Berlusconi si è ricomposta prima per sostenere Mario Monti, poi Enrico Letta e infine Matteo Renzi. Come può un primo ministro dare vita al cambio delle regole fondamentali senza avere una vera legittimazione popolare? Considero questo governo non sufficientemente autorevole e legittimato per cambiare le regole della costituzione.
  3. Per quanto piena di difetti, la democrazia prevede il voto come forma di partecipazione alla vita democratica e l’idea che non si possa esercitare il diritto di voto per i rappresentanti del senato non mi piace.
  4. Che il senato sia composto da sindaci e consiglieri regionali che devono di tanto in tanto andare a Roma a prendere decisioni su alcune materie importanti mi dà l’idea di un’attività dopolavoristica un po’ approssimativa.
  5. Alcune competenze, ora nelle mani delle regioni, tornerebbero al potere centrale. Se il governo vuole costruire una discarica o fare trivellazioni nel mio comune, oggi è la Regione che deve autorizzare mentre con il sì sarebbe il potere centrale del ministero, che poco interesse ha nelle istanze locali e spesso subisce influenze dai poteri forti di gruppi industriali, finanza internazionale e potentati economici che hanno la forza di condizionare le politiche del governo.
  6. Per abolire il CNEL non serviva una riforma costituzionale ma bastava una legge ordinaria.
  7. In Italia non è il bicameralismo paritario che ha impedito di modernizzare il paese ma una visione miope della politica. Se un governo ha un progetto, una bussole e magari dei valori che lo guidano, l’approvazione della legge può essere fatta in tempi ragionevoli.parlamento
  8. La legge elettorale associata alla riforma elettorale fa sì che una minoranza nel paese (qualsiasi gruppo esso sia) potrebbe governare con una maggioranza di deputati del 18-20% l’unica camera che dà la fiducia al governo con una minoranza numericamente molto risicata di consenso nel paese. Questo è pericoloso per la democrazia.
  9. La grande crisi economica, diventata crisi sociale che il mondo e l’Italia stanno vivendo richiedeva sforzi nel senso di creare lavoro e non spaccare in due il paese per un si o per un no che poco muta la vita dei cittadini.

Renzi e le trivelle

Sarà mai possibile avere una “nuova” politica? Intesa come attenzione al bene comune, indipendenza dalle potenti lobby, forte contro la finanza mondiale e schierata dalla parte dei cittadini? Credo proprio di no. Oggi ci sono multinazionali che hanno fatturati pari al PIL di alcuni piccoli paesi, ci sono centri bancari come Goldman Sach che decidono le sorti di paesi come la Grecia attraverso le sue consulenze e le sue manovre sulla compra-vendita di titoli di Stato. Renzi è arrivato in modo anomalo alla politica (nessuno lo ha votato) ma sembrava voler ribaltare il paradigma introducendo novità, aria fresca, una rivoluzione nella classe dirigente. E cosa è accaduto? Che grazie alla magistratura che ancora riesce ad intercettare i vari furbetti, scopriamo un ministro (ex confindustria di un governo di centro-sinistra) che non fa che reiterare le malsane pratiche della politica furbetta favorendo Goldman sachquesto o quell’amico. Ma quello che più indigna è che Renzi non ha una visione politica per il futuro, un piano energetico, un piano industriale, una bussola con il quale far navigare il nostro paese nel mare della modernità globalizzata. Anche lui scivola nel piccolo cabotaggio, gestendo l’oggi e dimenticandosi del domani. Subisce la pressione dei petrolieri sapendo bene che l’epoca del petrolio è alla fine, poiché i morti prematuri da inquinamento da combustibili fossili in Italia sono già troppi (dati dell’organizzazione mondiale della sanità). trivelle 1E lui cosa fa? Perfora il mare-nostrum e si incammina sulla triste strada della politica che fa gli interessi dei potenti e non dei cittadini. Forse questo spinge a riflettere sul fatto che la politica da anni è sottomessa alla finanza e alle potenti lobby del petrolio e delle grandi industrie multinazionali e la sua voce è divenuta flebile e inascoltata e la sua azione inefficace. La democrazia rappresentativa risulta quindi indebolita poiché non riesce più a decidere del proprio destino ma si china supina ad interessi “altri” che tutto sono fuorché gli interessi dei cittadini.

Islam, banche e valori dell’occidente

Finisce un anno difficile, dove la crisi economica non smette di fare danni, il terrorismo mina nel profondo le nostre certezze, la politica arranca nel creare un po’ di benessere, la disuguaglianza del reddito cresce e diventa la cifra della nostra società, masse di profughi bussano alle porte dell’Europa. In tutto questo il dibattito riflette sul tema dell’Islam e allo stesso tempo irrompe sulla scena la grana delle banche avide e truffatrici. Apparentemente sembrano argomenti lontani ma forse, a ben vedere, sono facce di una stessa medaglia e siamo quindi obbligati a vederne le connessioni. Di fronte al pericolo di attentati da parte dell’IS (sedicente Stato islamico) o a fenomeni di immigrazione di massa, si ascoltano voci che contrappongono a queste minacce i valori dell’occidente cristiano, contrapposti alla barbarie di un Islam estremo e fondamentalista. Su questo punto non vi sono dubbi, i tagliagole dell’IS e i kamikaze suicidi sono “la barbarie” senza se e senza ma. Invece, sui valori dell’occidente cristiano bisogna fermarsi a riflettere quel tanto per scoprire che forse qui c’è un problema vero. Libertà, fraternità, uguaglianza, tolleranza, rispetto dell’altro, solidarietà, benessere, sviluppo, conoscenza, laicità dello Stato, ricerca scientifica, prospettive di vita, fiducia nello Stato, sono certamente sulla carta i nostri valori, ma l’interrogativo che irrompe è: li stiamo veramente perseguendo, onorando, consolidando e coltivando? Questo è il dubbio!banche
La fraternità la vede solo chi conosce il volontariato che nelle segrete sedi aiuta l’altro senza chiedere nulla in cambio, o nella struttura familistica di residui di comunità di vicini, parenti o ordini e club professionali, ma appena si esce da questi luoghi spesso (anche se non sempre) ognuno cerca di fregare il prossimo, che sia il professionista, l’artigiano o il commerciante, la banca o l’assicurazione. Viviamo con il coltello tra i denti nel timore di essere truffati dietro ogni transazione e scambio. L’uguaglianza è forse il più scandaloso dei tradimenti. Per citare Piketty – uno tra i tanti – la società del capitale sta creando una disuguaglianza strutturale a cui nessuno sa e vuole porre rimedio. La tolleranza poi, sembra essere estinta, quando orde di barbari bruciano i campi nomadi o se la prendono con la massa di poveracci che arrivano dalla guerra civile siriana. La solidarietà, parola oramai “vintage” è un residuato presente nelle strutture di uno Stato sociale costruito pazientemente nel dopo guerra ma che ora, inesorabilmente, l’ideologia liberista sta smontando pezzo a pezzo. Lo sviluppo è stato confuso con la crescita del PIL (prodotto interno lordo) che si nutre di distruzione, inquinamento, disastri ambientali, cementificazione e uso smodato di farmaci per poter avere il segno più alla fine dell’anno e si fatica a spiegare che sviluppo è esattamente il suo opposto, è un’altra parola e rimanda ad “altre” pratiche. Fiducia nello Stato? Non servono commenti perché i sondaggi la danno sotto le suole delle scarpe. Parliamo delle banche, delle assicurazioni, della finanza o delle multinazionali o ci fermiamo qui?IS
Il mercato e l’ideologia liberista stanno distruggendo il cemento collettivo fondato sui valori citati. Lo strapotere della finanza, la freddezza morale delle aziende multinazionali e l’antropologia del profitto stanno minando nel profondo i residui di valori che l’occidente ha costruito nei secoli dalla cultura greca alla rivoluzione industriale. L’occidente è allo sbando perché ha smarrito le proprie radici, abbandonato nella lussuria della crescita sfrenata, della ricchezza, del possesso di oggetti, dal confort e dalla competizione darwiniana per raggiungere posizioni socialmente riconosciute.
Il tarlo e la malattia sono diffuse nei gangli della nostra vita e non si vedono gli anticorpi nascere per difenderci. Lo stesso papa Francesco arranca e la sua voce si fa flebile di fronte all’arroganza della curia assetata di potere e potenza.
Un altro anno difficile finisce e forse il pensiero – perché non vinca la malinconia – va verso il fatto che serve un nuovo paradigma i cui i germi già si intravedono in tante realtà, in alcuni paesi, nelle esperienze delle transition town, negli imprenditori che decidono di prendere uno stipendio cinque o massimo dieci volte quello dei loro operai, nelle banche che aiutano le imprese del territorio e non comprano derivati in Asia, in persone che scelgono che i rapporti umani sono più gratificanti dell’iphone 6. Ma sono isole in un mare in tempesta e tuttavia segnano, come le bussole, la direzione a cui l’occidente deve volgere per recuperare i valori a cui dovrebbe aggrapparsi ma che ora sembrano affondare di fronte alle evidenze delle pratiche del nostro stile di vita quotidiano.

Il triste spettacolo del pensionato sceriffo

Quello del pensionato “terminator” che insulta giornalisti, la politica, dà lezione di condotta a destra e a manca, invitato da trasmissioni a dare il suo “autorevole” parere su come si trattano i ladri, sicuro di sé, ispirato dal demone della giustizia, è uno spettacolo triste, molto triste. A questo si aggiunge il deputato europeo della Lega che va in tv con la pistola e, mi pare, abbiamo oltrepassato il segno della decenza.pensionato
Rattrista il fatto che un tema così delicato, che coinvolge la vita di un giovane disperato, diventi un pretesto per invettive e chiacchiere anziché una vera occasione di riflessione.
La crisi ha spaccato in due l’Italia. Pochi hanno tanto e tanti hanno poco. Questo è il tema centrale: la disuguaglianza che si è accentuata sempre di più. E’ un fenomeno profondo in cui lentamente le élites e le oligarchie stanno riprendendo controllo del capitalismo finanziario e lo fanno smontando il welfare state, indebolendo i diritti acquisiti e delegittimando il pensiero critico. E in questo la politica italiana non fa che sottoscrivere supina, senza idee, senza progetti e senza midollo: funzionale alle dinamiche progressive dell’ideologia liberista dilagante, seppur perdente.bonanno
Sono anni difficili in cui la povertà, la disperazione, la disoccupazione hanno minato le fondamenta di una comunità che si regge sul principio di solidarietà. E l’acqua del benessere raggiunto che si ritira lascia affiorare le peggio pulsioni. Così non ci stupiamo che uccidere diventa un atto di eroismo quando dovrebbe essere drammatico sempre e comunque. Il tema, lo ripeto, è come impedire – dall’alto – che la disuguaglianza crei una spaccatura nella collettività e si scateni la guerra dei poveri. Non credo che gli Sati uniti d’America siano l’esempio da seguire. Proviamo a vedere come mai nei paesi scandinavi, non si vedono poliziotti nelle città e il tasso di delinquenza è più basso. Le società competitive e disuguali sviluppano invidia e risentimento sociale, le società collaborative sviluppano pace sociale. Pensieri semplici e comprovati ma che faticano ad essere condivisi.

La progettazione di spazi urbani e l’idea di socialità.

Nel suo libro “I bisogni degli altri” M. Ignatieff dice che quello che non si sa vedere, non lo si può dire e quindi non lo si può rivendicare. Prima serve definire i bisogni delle persone, poi elaborare un linguaggio per poterne parlare e infine la politica dovrebbe saper intervenire su tali bisogni. Ma quali sono i bisogni fondamentali delle persone? Perché la politica non parla di questioni che sono prioritarie per le persone?città1
I bisogni fondamentali sono quelli di socialità, di solidarietà, di vicinanza, affetto, reciprocità, i bisogni che hanno a che fare con la sfera più profonda di noi stessi quella legata alla dimensione dell’identificazione al gruppo, alla famiglia, al vicinato, al quartiere, agli altri, al prossimo. Ma lo strapotere del principio “interesse” ha spazzato via questi aspetti dalla vita della politica per lasciare spazio solo alle spinte di interesse tra costruttori e speculatori, affaristi e furbi, agenzie immobiliari e commercianti scaltri oltre ai furbi di ogni sorta. Domina la logica economica degli interessi e del profitto e si instaura di conseguenza una gerarchia di potenza. Chi ha mezzi fa pressione sulle gerarchie decisionali e diviene protagonista della progettualità urbana.
Gli spazi urbani cominciano ad assomigliare alle dinamiche degli interessi: prevalgono i problemi di infrastrutture, viabilità, ci si occupa delle industrie, della rete commerciale, la grande distribuzione diviene il nuovo luogo della liturgia dei consumi, come vera forma nuova di socialità contemporanea. Si diradano fino a scomparire gli spazi gratuiti, le piazze, gli arredi urbani, i luoghi di socialità, i percorsi verdi, l’acqua, le terrazze, gli alberi, i bar, le zone pedonali. E le città moderne si deformano fino a diventare luoghi invivibili e brutti. Si pensi al contrario a cosa è stata la Parigi capitale del XIX secolo come la racconta Walter Benjamin…..Città 2
Oggi la gente si rifugia nei centri commerciali anche di fronte alla mancanza di offerte alternative.
La logica dell’interesse privato si sostituisce a quella della progettualità dello spazio pubblico, pensato, gestito e ideato dal sistema pubblico, per la cittadinanza pensata nel suo insieme. E chi può superare questa impasse se non la politica? Solo coloro che gestiscono la cosa pubblica e che hanno il respiro di una visione dall’alto del bene collettivo. Per questo la politica dovrebbe ritrovare l’autonomia della decisione dai poteri economici e imporre la sua visione della città, come luogo della vivibilità, dello scambio, dello stare insieme a condividere esperienze in luoghi gradevoli, consumando cultura piuttosto che oggetti, facendo esperienza di luoghi e costruzioni che esprimono la genialità e la creatività di architetti e ingegneri che hanno ascoltato poeti e sociologi così da ripensare lo spazio Città3pubblico in modo più umano e funzionale a crescere cittadini migliori. Ancora un’utopia?

Giornalismo e mercato

Anche la notizia è merce nella società dominata dal mercato. Così per attirare l’interesse di un lettore il giornalista che abita il mercato deve scovare notizie vendibili, ricamare su notizie appannate, rendere appetibili notizie poco digeribili a volte inventarle di sana pianta e spesso andare a ricamare su notizie che piacciono alla gente che piace. Così in questi giorni tornano sulle prime pagine dei giornali l’eroe negativo Corona, che fa notizia perché si fa selfie (autoritratto) appena uscito da galera, la Brambilla che si sente madre dei cani di Berlusconi, Berlusconi preso nel dubbio amletico se seguitare sul patto del Nazzareno oppure stringere un accordo con la Lega e “last but not least” anche l’Umbertone nazionale che piange per essere stato depotenziato dall’ultimo filo di potere residuo che deteneva nel suo partito. Il mondo giurassico che sembravamo esserci lasciati alle spalle ritorna prepotentemente a toglierci il sonno. Tutto questo succede forse per una giornalismocontrazione dell’enorme ego Renziano dopo la batosta delle elezioni amministrative?Il giornalismo del mercato fa quello che può, del resto deve vendere anche lui qualcosa per esistere, ma l’idea di reiterare trasmissioni sui Rom perché il tema piace a Salvini ( che gli fa guadagnare voti liquidi che vanno così come sono venuti), vedere trasmissioni sul tema dell’omosessualità gestita come un incontro di box tailandese, vedere i ricatti di Renzi sulla “pessima” riforma della scuola, sembra una marmellata che è specchio di un Italia smarrita che stenta a ritrovare una via che non sia solo una timida crescita economica. Forse, di Giornalismo 2questa Europa in crisi varrebbe la pena viaggiare per imparare il meglio di quello che nei paesi europei si fa: il giornalismo anglosassone, il sistema di trasporti svizzero, il welfare state dei paesi scandinavi e via così. Copiando e imparando il meglio che c’è sulla scena europea, forse anche all’Italia rimarrebbe impigliato qualcosa di virtuoso.

Una dietrologia sui migranti

“A pensar male, si sa, si fa peccato”….. recita un celebre adagio popolare e allora proviamo a farlo fino in fondo. E’ molto vero che trovare soluzioni all’enorme emergenza dei migranti che dal continente africano spingono per venire in Europa non è così facile. Chi sono gli interlocutori? Chi ha interessi in questo fenomeno di massa? Chi vuole rischiare nel prendere vere decisioni? In questo immobilismo forse c’è qualcuno che il proprio interesse lo trova. E non parlo dello scandalo pernicioso di mafia capitale in cui organizzazione malavitose si arricchivano con i fondi per migranti, popolazioni rom, etc. Mi riferisco all’interesse che può esserci nell’afflusso di manodopera a basso costo, in buone condizioni fisiche, poco rivendicativa che rappresenta il migrante medio dai paesi del migranticontinente africano. Mentre la politica si affanna a non decidere, a non saper decidere, a darsi battaglia per il consenso sfruttando il malessere, la rabbia e il disagio dei cittadini in modo strumentale e anche cinico, forse qualcuno vede l’opportunità. L’economia mondiale ristagna e l’unica strategia che l’occidente capitalistico sta adottando per competere sui mercati mondiali è lo schiacciamento dei salari. In Germania come in Italia la tendenza a comprimere i costi schiacciando e precarizzando il lavoro è una tendenza che il mercato ha avviato da diversi lustri. La presenza di migranti giovani, clandestini a bassissimo costo, forse suona come un’opportunità per molti cantieri, aziende agrarie, famiglie bisognose di badanti, la ristorazione, i lavori temporanei stagionali etc. etc. Qualcuno può trovare vantaggioso un flusso di lavoratori a basso costo e mentre l’indignazione sale, qualcuno nell’ombra si sfrega le mani. Se poi pensiamo che i migranti hanno tendenza a fare più figli di noi italiani, forse è proprio il caso di dire che migranti 2abbiamo preso due piccioni con una fava, al netto delle urla ipocrite che ascoltiamo dalla politica politicante. E scusate se è poco!

Regionali: hanno perso la politica e le regioni

In fondo abbiamo perso un po’ tutti: Renzi se non ha merce di scambio (80 euro) non stra-vince, la Lega si rinforza un po’ se urla e fa paura quando siamo dentro una crisi, ma non possiede un progetto politico e si scioglierà come neve al sole come già è successo ritornando alle sue percentuale da prefisso con i risentiti del nord. La destra di Berlusconi, partito azienda, ha fallito nel progetto (rivoluzione liberale) e nel suo leader (condannato e senza più credibilità). Il movimento 5 stelle nel suo cambio di strategia un po’ resiste perché nel lavoro silente di gente onesta che dice poche parole concrete si annida un po’ della svolta che la politica dovrebbe fare quando parla di reddito di cittadinanza, liste pulite, e alcune cose concrete e comprensibili. Il Pd, nella sua nuova forma carismatica dell’uomo solo al comando del famoso “ghe pensi mi” si è scollato dalla base territoriale e ha tradito il concetto di sinistra intesa come tutela delle fasce deboli, dell’ambiente, dei pensionati etc. e con le riforme della “buona scuola” e il “job act” di liberista concezione non ha certo convinto chi è socialdemocratico di fede. La legge elettorale poi è un pasticciaccio che farà forse l’effetto da boomerang. governatori
Metà degli elettori non sono andati a votare e ci si stupisce? Le regioni sono un covo di malaffare, corruttela, spartizione di potere, tangenti e favori. I governatori sono dei piccoli imperatori locali che fanno il bello e cattivo tempo e la mancanza di una classe dirigente preparata e competente fa il resto. Ricordiamoci il Piemonte di Cota, la Lombardia di Formigoni, il Lazio della Polverini e Marrazzo e  il Veneto di Galan. La gente non è scema e forse ha anche un po’ di memoria. Ci si affanna a dichiararsi vincitori governatori2quando i numeri sono talmente esigui che forse, senza gli elettori per i comuni avremmo avuto ancora meno partecipazione. E allora si controllano 10 regioni con quanti voti?
Il movimento franoso non si è arrestato, ha solo cambiato vesti e profilo, probabile che la protesta sotterranea che in Grecia e in Spagna diventano potere reale, se gestita bene dal movimento 5 stelle potrebbe anche dare grandi sorprese al prossimo giro di valzer. A suivre…

Renzusconi

Dai, qualcosa è migliorato in Italia. Berlusconi aveva preso il potere per tutelare i propri affari e ha fatto dello Stato una sua carrozza personale imbarcando “nani giganti e ballerine” (è solo un modo di dire, molto rispetto per tutte e tre le categorie) in tutti i posti chiave della complessa macchina statale. Risultato: un flop gigantesco, nessuna politica, nessun progetto, nessuna visione di insieme della società se non le tristi immagini da basso impero che tutti conosciamo al suo epigono.
Matte Renzi invece ama il potere ma non per farne un uso personale e interessato in termini di benefici economici. Quello no. A lui piace il comando, la concentrazione di potere e in modo spregiudicato va a prendersi i voti dove ci sono: sinistra e soprattutto a destra. Matteo Renzi non fa politiche social-democratiche, di sinistra. Non è un uomo di sinistra anche perché l’Italia non è di sinistra e se vuoi il potere, se vuoi comandare devi essere un centrista “democristiano”, come lo è lui. Ma, astuto come una volpe, prima ha scalato il partito democratico e poi il potere per arrivare al governo, senza alcuna legittimazione popolare.Renzusconi3
Fa meglio di Berlusconi le politiche liberiste, amico della finanza che conta e del capitale, crede ancora che la crescita e il benessere della società debbano venire solo dalle imprese che producono scaricando le incertezze e le precarietà sulle classi più deboli: lavoratori dipendenti, operai, pensionati: la colonna che sorregge le spese della macchina statale. Non va a prendere gli evasori, non tassa il capitale, non sorregge la domanda aggregata per la via dei consumi privati e non lavora per incrementare le naturali vocazioni italiane alla cultura, turismo, enogastronomia, etc. Annuncia e scappa e fa della velocità il suo stile senza accorgersi che oramai questa tecnica non convince più quel popolo di sinistra che si aspettava più giustizia sociale, una distribuzione più equa del reddito, più attenzione all’ambiente, più investimenti profondi che rendessero il nostro paese più competitivo dopo anni di svalutazioni competitive usate come doping all’economia.PD Forza italia
Dai, va un po’ meglio, non parliamo più di “bunga bunga” e non vediamo le corna nei consessi internazionali o i cucu alla Merkel, non siamo obbligati ad ascoltare Bondi o la Rapetto in Tv e forse, in un’epoca minimalista, da rassegnati collettivi che siamo, forse può bastare, ahimé.