L’evoluzione da social network a social media

Come alcune applicazioni offrono già – Flipboard da quasi un anno, Trove da qualche settimana – in un domani molto prossimo Faebook stesso potrebbe filtrare tra informazioni condivise all’interno della nostra rete e notizie più diffuse in assoluto tra i membri italiani, fino ad arrivare a produrre sulla base dei dati già in possesso del network un giornale plurale alternativo e complemetare alle singole testate giornalistiche. Che sia questo il giornale del futuro?

Sulle pagine del Sole24Ore Luca Conti riflette sulle chance che i social network ed in particolare Facebook possono avere di diventare veri e propria social media, dispensatori di news attraverso l’aggregazione delle informazioni condivise dagli utenti.

A quanto pare la massa critica delle notizie condivise e commentate oggi dagli utenti e tale per cui il passaggio è solo tecnologico, come testimoniano certi servizi nati proprio per costruire storie componendo vari elementi presi dai social network, come Facebook, Twitter, Flickr ed altri ancora, come il recente Storify.

 

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Punti vendita e social network, l’esperimento di Coin

Social network, punti vendita e servizi di geolocalizzazione: l’esperienza di Coin raccontata da Gianluigi Zarantonello, responsabile media digitali e interattivi di Coin Spa raccontata al blog Markingegno.

Ecco alcuni passaggi salienti.

Posso individuare 3 ritorni per questa attività:

  • pubblicità equivalente, data dalla diffusione del case su blog, conferenze e libri
  • conversazioni generate sul web, visto che molti condividono i loro check-in su facebook e Twitter, con relativa amplificazione
  • immagine rinnovata e interesse per i nostri negozi anche da parte di chi ancora li considerava “vecchi”

Sicuramente i vantaggi maggiori sono per chi ha dei negozi e delle location fisiche, perché questi strumenti facilitano il reperimento dei punti vendita e il traffico.
La cosa però funziona davvero bene in presenza di una strategia multicanale, in cui questa sia solo una parte.

Leggi tutto l’articolo su Markingegno.

 

 

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Al via il forum dell’ecommerce 2011

Si terrà il prossimo mercoledì 18 maggio a Milano il forum dell’ecommerce organizzato da NETCOMM, il consorzio del commercio elettronico italiano, evento dedicato al mondo del commercio elettronico, rivolto agli operatori del settore e alle aziende interessate a capire e conoscere il mondo delle vendite online.

Saranno presentati dati di mercato e testimonianze di successo in sessioni plenarie, con seminari, workshop che consentiranno opportunità di networking con imprese, fornitori e consulenti specializzati.

Pre-registrazioni online clicando qui.

 

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Facebook vince tutto

Facebook è diventato leader indiscusso anche nella pubblicità display (banner) negli USA, con il 31,2 % delle impression totali (dati del 1° quadrimestre 2011), raddoppiando il dato dello stesso periodo dello scorso anno.

Quindi non solo Facebook raccoglie il traffico e il tempo online di centinaia di milioni di utenti, ma anche una fetta sempre maggiore degli investimenti pubblicitari online.

Via Tagliaerbe.

 

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Nasce Facebook Studio, il portale per il marketing creativo su Facebook

Facebook ormai ne sforna una al giorno. Ha da poco infatti lanciato il sito Facebook Studio, sito dedicato ai social media marketers e creativi che grazie al loro lavoro innovano Facebook.

Sul sito trovano spazio case history, premi, laboratori, che danno visibilità alle agenzie, ai creativi e ai clienti. Se mai ce ne fosse stato bisogno il social media marketing creativo – quello che non si basa sui formati display – è stato totalmente sdoganato da Facebook stesso.

Invitiamo a leggere qui per una bella analisi del sito.

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E se le aziende offrissero le news online a pagamento ai propri clienti?

A chi non è mai capitato di trovare in un negozio, salone auto, sede di grossa azienda, numerose copie di una rivista su cui compare la pubblicità dell’attività stessa?

Il sempre arguto Roberto Venturini disegna su Apogeonline uno scenario interessante, in cui i giornali online alzano i loro paywall (news a pagamento), e le aziende acquistano “pacchetti” di abbonamento da dare ai propri clienti: contenuto di qualità in cambio di attenzione e preferenza.

Insomma, un modello di business in cui è sempre l’azienda inserzionista che paga il giornale, come con i banner, ma secondo dinamiche nuove e più interessanti, che danno valore al contenuto e all’attenzione del lettore.

Qui potete leggere l’analisi di Venturini.

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Il mercato dei deal cresce e aumenta lo spazio per nuovi attori locali

L’ultima febbre del web è quella dei “deal“, delle offerte commerciali limitate, da conoscere e prenotare online, ma da spendere offline.

Il gigante del settore è Groupon, che ha acquisito l’anno scorso Citydeal, mentre è di questi giorni la discesa in campo di Facebook e di Google con una sperimentazione a Portland.

Ma oltre a muovere i big della rete, il modello pare essere quello ideale per incrociare gli interessi  di web locale/iperlocale e pmi.

L’offerta commerciale infatti è strettamente legata ad una logica territoriale, tanto è vero che Facebook ha intrecciato il servizio deal con quello di places (che permette di registrare online la propria posizione o presenza in un luogo reale). Inoltre il senso di partecipazione e autorevolezza che un media locale porta con sé non può che rafforzare l’efficacia e l’appetibilità di un’offerta limitata.

Non da ultimo, la rete di contatti commerciali di una piccola concessionaria locale, permette di accedere al “prodotto deal” dei piccoli inserzionisti che diversamente non vi si avvicinerebbero.

Dal punto di vista delle pmi locale, il deal è particolarmente appetibile perché è una vera e propria pre-vendita di un bene o servizio, che rassicura ampiamente l’investitore dando una redemption misurabile e legata ai fatturati, tema a cui le pmi sono sempre molto molto attente.

Ci sono quindi tutti gli estremi perché il settore dei deal possa prosperare e vedere nuovi attori anche locali.

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Gli effetti positivi di internet sul PIL Italiano (un video da non perdere)

C’è chi pensa che in Italia l’economia che viaggia online sia solo residuale, o peggio ancora, che cannibalizzi l’economia “reale”, quella offile.

Ed invece il report di Boston Consulting Group e Google, dal titolo Fattore Internet, ci svela dei dati molto interessanti, ad esempio che gli acquisti fatti offline dopo aver cercato i prodotti online ammontano nel 2010 a 17 miliardi euro, ovvero una volta e mezza il fatturato di tutto l’e-commerce.

In questo video alcuni punti chiavi della ricerca, che si può invece consultare e scaricare per intero qui.

Via Internet Manager Blog

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I banner dovranno diventare social

Le ricerche confermano quello che in molti ormai percepiscono in modo più o meno spontaneo: la pubblicità integrata all’interno di attività sociali (social game, applicazioni e siti) è una delle forme più efficaci di digital marketing.

Ne parla in un post Tagliaerbe, riprendendo uno studio di appssavvy.

Due riflessioni rispetto alla nostra realtà di giornale online locale:

– un giornale online fortemente radicato sul territorio come VareseNews è già di per sé un’esperienza sociale molto forte, come testimoniano la forte partecipazione dei lettori alla realizzazione delle notizie e i commenti;

– VareseNews ha  più di 14.000 fans su Facebook e tra il giornale e il social network è sempre attivo uno scambio a due vie;

– la pubblicità su VareseNews è ad oggi attualmente al 99% display, e il freno all’evoluzione dei formati non è certo tecnologico. Spesso il vero ostacolo è dato dalla difficoltà di far comprendere le potenzialità di un prodotto diverso ad un cliente che è spesso un piccolo o piccolissimo investitore pubblicitario.

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Carta e digitale: quale futuro per i giornali italiani?

Dopo la sparata di Beppe Grillo contro i giornali online, specialmente quelli emanazione di giornali cartacei, ecco un post molto interessante del Tagliaerbe con alcune riflessioni sullo stato attuale dei grossi giornali online italiani.

I lettori italiani su Internet sono un numero finito, che impiega sulla Rete un tempo ben delimitato, e pertanto è assai improbabile che sopravviveranno e prospereranno tutti i giornali online vecchi e nuovi, siano questi “nativi” o “immigrati” dalla carta.

Quello che è certo è che vedremo nascere, o comunque evolvere, vari modelli di business e – io credo – ci sarà inevitabilmente una fase di convergenza fra alcuni editori cartacei e alcuni editori web, fase nella quale la carta, in declino ma con ancora un po’ di benzina nelle gambe, tirerà la volata al web.

Leggi tutto.

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