Accam continua a tenere banco in questi giorni, come una questione che sobbolle sotto la superficie solo apparentemente quieta di una politica già ufficialmente mandatasi in vacanza.
Tutta immagine: le questioni in ballo sono e restano importanti, e se l'urgenza non appare più così assoluta e cogente come prima, è pur vero che il
revamping, l'ammodernamento dell'inceneritore di Borsano,
è stata votata dall'assemblea dei soci. Sia pur fra prudenze, dubbi e distinguo, e con la richiesta a Busto Arsizio di
prolungare la scadenza della convenzione con Accam per non rendere schiacciante il peso della tassa rifiuti a fronte di 35 milioni di euro di salatissimo investimento per tenere in vita Accam.
La questione esula chiaramente da un ambito di puro riferimento locale. Il sindaco Gigi Farioli
sta trattando in questi giorni con Provincia e Regione, è lui stesso a ricordarlo; ancora venerdì ha un appuntamento sul tema, per il quale si è visto con il presidente della provincia Galli, con il governatore Formigoni e con l'assessore regionale Massimo Buscemi. Sono le
dichiarazioni di quest'ultimo quelle che più danno da pensare ai detrattori dell'incenerimento, profilando
lo scenario più temuto a Borsano, ma non solo, anche nella vicina Bienate, ancora più attigua ai camini dell'inceneritore che l'assessore definiva sui giornali come sorto in aperta campagna. Nel 1970, alla sua costruzione, forse. La richiesta più secca dell'assessore è quella di
togliere ogni scadenza temporale alla convenzione. Di fatto è un'applicazione
sine die del principio
"chi ha l'inceneritore, se lo tiene". Ogni ipotesi alternativa, a fronte dell'asserita assoluta necessità di rinnovare profondamente Accam per non essere costretti a chiuderlo, viene a cadere: "fantasie" anche quelle di chi sostiene il
"modello Vedelago" di riciclaggio "integrale" dei rifiuti, cui l'assessore non crede per niente. E dietro l'angolo, lo spettro, la minaccia dell'
emergenza rifiuti, dell'Alto Milanese ridotto come Napoli.
«Su Accam
non si sta rinviando nulla» insiste il sindaco di Busto Arsizio Gigi Farioli. «Io l'ho detto e lo ripeto: non porto in consiglio comunale nessuna convenzione fin quando non ho un accordo di programma chiaro con la Provincia e la Regione». Fra la prima ben felice di avere quale unico punto di incenerimento la marginale Borsano, e la seconda che impone il revamping per tagliare le emissioni di inquinanti e al tempo stesso
salvaguardare il modello di smaltimento corrente, Farioli ha il suo da fare. Per tacere delle incrinature apparse nella sua maggioranza, in parte
interessata ad approfondire altre possibilità per il futuro. «Buscemi ha detto in questi giorni delle cose che appaiono in qualche modo in contraddizione. La Regione non chiuderà Accam per il semplice fatto che
se dovesse sforare i limiti il primo a farlo sarei io, come primo responsabile della salute dei cittadini. Vorrei ricordare che la prima ordinanza di chiusura dell'inceneritore la firmai
io stesso, nel 1987, attirandomi delle critiche. Passi avanti ne abbiamo fatti: il presidente di Accam Cicero mi diceva che dal 2006 le emissioni sono calate di oltre il trenta per cento, poi sono giunte certificazioni ambientali, si è fatta la bonifica del vecchio forno...» mentre sotto la precedente amministrazione la situazione sarebeb stata ben diversa «e nulla era stato fatto, ad esempio, per i vasconi».
Senza revamping, si chiude? «Non dico questo» mette le mani avanti il primo cittadino, ben sapendo che l'intervento potrebbe anche tardare: «l'inceneritore si chiuderà se saranno superati i limiti di emissione previsti». Che non sono certo fissati da immutabili leggi di natura. «E comunque» dice riprendendo una celebre battuta di Clemenceau, «
la gestione dei rifiuti è una questione troppo seria per lasciarla agli ambientalisti». I quali, c'è da scommetterci, saranno felici di replicare che anche l'amministrazione della cosa pubblica è troppo seria per essere lasciata a sindaci e assessori.