all'indomani del penoso spettacolo a cui hanno assistito milioni di telespettatori sintonizzati su "Anno zero", non posso evitare di esprimere, anche a nome dell'Amministrazione comunale di Busto Arsizio, la mia affettuosa solidarietà a Magdi Allam, bollato di "fondamentalismo occidentale" da una vignetta di Vauro, che non ha esitato a rappresentare il vice-direttore del Corriere della Sera vestito da kamikaze con la cintura imbottita di esplosivo e a mettergli in bocca una battuta pessima.
Penso
che sia stato superato ogni limite. Parlo del buon gusto e soprattutto
della responsabilità: è noto a tutti che Magdi Allam sia
costretto a vivere sotto scorta e questo ennesimo attacco non fa che
contribuire a rinforzare la spada di Damocle che da anni pende sulla
sua testa.
Non
è solo il timore per l'incolumità fisica di un amico che
mi spinge a scrivere queste poche righe, ma è anche l'amarezza e
la delusione nel vedere la sua immagine, la sua autorevolezza, la sua
reputazione così trattate.
Ribadendo il pieno rispetto della libertà di parola e di espressione (anche se ieri sera a Magdi Allam non è stato concesso il diritto di replica), non possiamo tollerare che la vittima sia paragonata al carnefice, che chi da anni si batte per i diritti dell'uomo (che non sono i diritti dell'Occidente, ma dell'umanità in generale) sia associato a chi è da sempre contro l'uomo, contro la libertà, contro la vita.
Busto a questa vergogna non ci sta.
Purtroppo
durante la trasmissione di paragoni di questo genere ne sono stati
fatti tanti, nello stile che contraddistingue i "multiculturalisti", i "relativisti", coloro che in nome del politically correct sono indifferenti rispetto all'identità culturale della nostra civiltà.
Ma
non è con questo atteggiamento che si costruisce il dialogo e si
arriva alla piena comprensione dell'altro, piuttosto con la piena
consapevolezza dei nostri valori e delle nostre radici.
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