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Sull'inesauribile questione del crocefisso

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Leggo dai giornali di oggi di alcune iniziative a difesa della presenza del crocefisso a scuola.

A Cardano al Campo si sostiene che "anche ai ragazzi non cattolici presenti nelle scuole in Italia, come segno di rispetto per gli italiani, si dia la possibilità di conoscere la religione cattolica, per far capire loro che vivono in un paese dove c'è una religione diversa dalla loro".

Sono parole deliranti! Ossimori che si sfidano in poche parole!:
1 - "Si dia la possibilità": quella del crocefisso a scuola è una imposizione, non una possibilità concessa; la possibilità è garantita dallo Stato che riconosce, protegge e favorisce l'associazionismo, anche quello religioso (anche troppo, visto il flusso di soldi che passa dalle casse dello Stato a quelle delle parrocchie);
2 - "rispetto per gli italiani": cioè per i "cattolici" italiani; in Italia ci sono altre confessioni religiose e ci sono pure gli atei (che si stimano intorno al 14% della popolazione) senza contare che di cattolici "veri" ce n'è davvero pochi;
3 - "dove c'è una religione diversa dalla loro": questa è la miglior difesa delle posizioni della CEDU e delle posizioni degli atei: le religioni dividono non uniscono e non abbiamo bisogno di ulteriori argomenti di frizione. Quindi il crocefisso "dice" che chi non è cattolico è diverso, molto bene!

A Gerenzano si sono tenute due iniziative (una della Lega, un'altra delle associazioni cattoliche) la seconda a difesa (mi sembra) non tanto del crocefisso quanto di Gesù. Ora credo che questo sia un ennesimo tentativo di confondere le carte per spacciare quella che è la sacrosanta (sic!) difesa della laicità dello Stato come un attacco alla religione, segnatamente cattolica.

Non è così! La sentenza della CEDU rileva in modo molto pacato che, sintetizzando, le pareti di un istituto pubblico (segnatamente la scuola) non sono il posto adatto per un simbolo religioso.

Questo concetto è talmente lapalissiano che, non trovando motivazioni ragionevoli e ragionate per opporre obiezioni, si fa credere alla gente che l'attacco sia contro la religione stessa, mentre è proprio per difendere il diritto di religione (la libertà in generale), ma di tutte le religioni, che lo Stato ha il dovere di essere laico.

La Lista Civica di Gerenzano dice che "la Croce non è solo un pezzo di legno, ma è il Crocefisso che muore perché tutti gli esseri umani diventino una sola famiglia, una sola cosa, senza distinzione di razza o di religione". Come si fa a dire che il simbolo di una religione possa pretendere di elevarsi a simbolo di tutte le religioni? E' o non è un sopruso, un "abuso di posizione predominante", come si chiamerebbe in un mercato libero? E poi, mettiamoci d'accordo: è un simbolo religioso oppure è un simbolo laico?

Ieri al Liceo Tosi di Busto Arsizio si è discusso anche di crocefisso (come segnalato alla redazione qualche giorno fa): il dibattito è stato molto vivace ed interessante, ma a giudicare dalle reazioni dei ragazzi non si può proprio dire che si siano indignati per la sentenza della CEDU, tutt'altro.

25/11/2009 ANTONIO D'ERAMO - COORDINATORE CIRCOLO UAAR DI VARESE redazione@varesenews.it
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