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Bravo Renzo, ma hai tanto da imparare

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Caro Renzo,
 
Se ti chiamassi Renzo Rossi oggi saresti l’allegro ventenne, maturato e spensierato che sentirei sfrecciare con il volvone per la superstrada del lago a caccia di promesse spose fino a tarda notte.
Invece il caso e l’alfabeto ti hanno voluto Bossi, erede primogenito del fondatore dell’ultimo movimento di massa della storia politica italiana.
Una bella responsabilità, con tutti i guai che questa comporta. Penso non sia stato bello ad esempio vedere il proprio voto di maturità spiattellato sulla Gazzetta Ufficiale, il mio al massimo poteva finire sulla Gazzetta dello Sport, come succede alle squadre che centrano la salvezza all’ultima giornata di campionato, con l’invasione di campo e l’allenatore che si butta vestito sotto la doccia.
Adesso che sei stato candidato in Regione in molti storcono il naso e, te lo dico sinceramente, anche a me la tua candidatura non convince, ma non c’entrano le ragioni politiche. La fiducia che Tuo padre si è guadagnato verso il suo popolo di militanti ed elettori in questi anni di lotta e sacrifici personali ci da la certezza che ogni sua scelta è volta esclusivamente al bene del Movimento, con buona pace di chi ha confuso la democrazia con un reality show dove contano solo i nomi e non i programmi.
In Lega, come sai, vale l’esatto opposto.
Personalmente non sono tanto contrario alla tua candidatura in sé, quanto alla tua candidatura per te, perché credo che la nostra età non sia fatta per intrupparsi al mondo con la rigidità dei soldatini di stagno, piuttosto è meglio nuotare un po’controcorrente, con l’anarchico ottimismo del salmone, sbandare e cozzare contro le rocce per risalire le cascate, ma con lo sguardo sempre fisso alla sorgente che a lasciarsi andare c’è sempre tempo.
Tu invece sei una trota, ma fortunatamente non un boccalone, casomai un boccolone, ma questo è un problema che devi risolvere con il tuo parrucchiere e non sono certo io la persona adatta a dare consigli sulla capigliatura.
Permettimi però di dirti ciò che tutti quelli come noi, chiamati a rappresentare la Lega in un pranzo di famiglia o in un Consiglio Comunale o in Parlamento, dovrebbero sempre ricordare.
Ricorda che non sono importanti le persone, che passano, ma le idee che camminano sulle loro gambe, che restano.
Ricorda che quelli del PdL sono nostri alleati, ma ogni tanto dimenticatene che non si sa mai…
Ricorda che se sarai eletto sarà grazie al lavoro di tutti i militanti ed elettori che ti supporteranno, specialmente di chi, con più anni di militanza di te, ha fatto disciplinatamente un passo indietro per darti spazio.
Ricorda che la gente si incontra per strada e non su facebook.
Ricorda che a volte è molto meno ridicolo vestire una risata che vestirsi da parata.
Infine ricorda, o meglio ricordiamoci tutti, che il senso ultimo della nostra lotta è quello di riuscire a governare la Lombardia in modo tale da far intuire al nostro popolo come sarebbe la nostra terra se un giorno diventasse, finalmente, definitivamente, splendidamente indipendente.
6/02/2010 MARCO PINTI | Commenti 78 Commenti
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