Caro direttore,
non credo che le idee socialiste oggi non vadano più di moda, anzi, andrebbero
benissimo se fossimo ancora in grado di riconoscerle, diffonderle e crederci.
I padri nobili della politica ce le hanno lasciate, siamo stati noi che non le
abbiamo sapute coltivare e oggi ci apprestiamo a festeggiare un Primo Maggio
che non celebra la dignità e la ricchezza del lavoro come valore, ma ha il
sapore della sconfitta per i lavoratori e quindi per il paese.
Cosa c'è da festeggiare? Il precariato a vita, il lavoro forzato per poter
avere una modesta pensione, il profitto a qualunque costo e passando sopra la
vita degli altri, il lavoro in nero che è la mortificazione dell'individuo, la
negazione dei diritti e quindi del riconoscimento di colui che fornisce mano
d'opera?
Mano d'opera, la mano di un uomo che costruisce, crea, opera; cosa c'è di più
grande?
Io amo la bandiera rossa e il suo significato e la amo ancora di più quando
qualcuno viene assassinato dalla catena di montaggio della produzione, della
ferocia del mercato; la amo perchè è il colore del sangue ma anche della
passione.
Forse bisognerebbe smettere di mugugnare e impegnarci a scoprire la passione
per le conquiste della democrazia che sono passate attraverso il sacrificio di
tanti, per la sua storia, per le idee che sono il suo fondamento e di cui
abbiamo smarrito il senso; la passione per noi stessi, per la nostra dignità e
per quella degli altri.
Sarebbe meraviglioso se il Primo Maggio non venisse celebrato come un rito
usuale e stanco, ma vissuto come l'inizio di una nuova epoca in cui l'uomo e i
suoi diritti siano rivalutati, ribaditi con forza anche a costo, perchè no, di
parlare del passato, un passato di conquiste attualissime e stoltamente
rinnegate.
Sarebbe meraviglioso se il significato di quella bandiera fosse il simbolo
condiviso della rinascita e della discontinuità, se alle finestre sventolasse
quello straccio colore del sangue e della passione perchè non possiamo sputare
contro i politici e i corrotti che non ci rispettano se per primi noi
rinunciamo al rispetto, svendiamo la dignità nostra e altrui.
Penso sia ora di essere coraggiosi, ma soprattutto di esserci, tutti insieme;
il riscatto passa da lì, dall'essere tutti insieme.