Egregio Direttore,
nel novembre del 1989 , vent'anni fa, due fatti , uno di risonanza mondiale , l'altro di forte importanza nazionale, si consumarono in pochi tratti di calendario. Il giorno 9 cadeva il Muro di Berlino , che dal 1969 divideva in due la città, incidendola chirurgicamente nel corpo e nell'anima. Il giorno 20 si spegneva a Palermo lo scrittore Leonardo Sciascia. Avvenimenti lontani nei contenuti e negli spunti , ma vicini per un muro condiviso ed alla fine crollato. Quello di Sciascia fu abbattuto con le picconate della passione civile , dell'occhio vigile e critico ,di una coscienza sempre sveglia.
Dopo quasi 40 anni di carriera letteraria ci lasciava la percezione che la barriera che ci separa dalla legalità può essere distrutta , poco per volta, attraverso il percorso di qualche linea socratica. Nulla di retorico , di difficile o di astruso. Il concetto restava e resta chiaro: non può esistere una società senza regole precise, non può esistere la vera libertà senza la logica dei limiti. La legalità deve nascere dalla ragione ed è ragione pura. Ed a questo punto nessun muro ,massiccio che sia, ci può negare la visione degli orizzonti.