Sei in: VareseNews / Lettere al direttore / Ancora sulla bocciatura di mio figlio - 14/04/2012
 
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Ancora sulla bocciatura di mio figlio

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Egr. sig. direttore

nel ringraziarla per aver pubblicato per intero il memoriale relativo alla bocciatura di mio figlio desidero esprimere un commento alla lettera a firma Paolo D: sono d'accordo, la maturità di un ragazzo andrebbe valutata indipendentemente dall'esame di stato, infatti la carriera scolastica di mio figlio e soprattutto il giudizio di ammissione non lasciavano dubbi in merito. Come ho più volte scritto non conosco il motivo dell'accanimento dell'insegnante di italiano, rivelatomi da mio figlio in tempi non sospetti, per cui non potevo motivarlo ma, nonostante la mia "lettera chilometrica" qualcuno non ha capito o potuto o voluto capire.

Ho assistito all'esame orale di mio figlio (la mia formazione scolastica mi accredita a valutarlo) ed era sicuramente oltre i 20 (non 18) trentesimi stabiliti per la sufficienza, opinione condivisa da TUTTI i presenti (inspigabilmente non condivisa dall'autore della suddetta che presente non era). La commissione scientifica composta da docenti universitari ha definito "allarmanti" i criteri di valutazione di alcuni scritti, dell'ingiustizia perpetrata ne era convinto il legale a tal punto da accollarsi le relative spese.

Ho voluto ricorrere alle autorità competenti ben conscio che le probabilità di riuscita sarebbero state scarse (come evidenziato nella lettera) ma perchè ritenevo (e ritengo) fosse un mio preciso dovere e ciò si discosta dal paparino che difende i propri figli sempre e comunque, QUALE NON SONO. La decadenza non sta certo in un padre che difende il figlio (sono convinto che chiunque al mio posto avrebbe fatto lo stesso) che ritiene nel giusto bensì in altre situazioni come in chi, forse malato di protagonismo, si permetta di valutare e criticare in tempo reale persone che non conosce solo per il gusto di farlo.

Infine, circa l'abbigliamento idoneo all'esame di maturità, ognuno dica la sua: io mi sono presentato in jeans e maglietta, non vi era nessuno in giacca e cravatta anche perchè, dato il clima e l'emozione, avrebbe rovinato le proprie ascelle e soprattutto i recettori olfattivi dei presenti. Non era mia intenzione replicare ad alcuno, del resto ognuno può esprimere il proprio parere anche a proposito di ciò che non conosce, ma il tono e soprattutto il contenuto della suddetta lettera, scontata e limitata dalla sua offensiva parzialità, meritava una replica, non certo per l'autore quanto per gli altri lettori imparziali. Cordialmente 
14/04/2012
Paolo Mattioni
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