Lettere al direttore
Una “guardiana” del carcere di Varese nei ricordi di Camilla Ravera
Caro direttore,
esce in questi giorni la ristampa del libro di Camilla Ravera “Diario di trent’anni, 1913-1943” che contiene il ricordo struggente di una “guardiana” della sezione femminile del carcere di Varese dove la donna che, nominata dal Presidente Sandro Pertini, sarebbe diventata la prima senatrice a vita nella storia della Repubblica, fu rinchiusa nel 1930 sotto stretta sorveglianza, nell’isolamento più assoluto, in attesa di giudizio presso il Tribunale Speciale.
Era stata arrestata ad Arona da agenti della polizia e dell’Ovra che la ricercavano da tempo.
La “guardiana”, che aveva origliato alla porta durante i lunghi e sfibranti interrogatori cui la detenuta veniva sottoposta per capire di quali reati fosse accusata e perché fosse giunta scortata da un gran numero di uomini armati, decise di aiutarla, comprendendo che contro di lei si stavano perpetrando ingiustizia e violenza e percependone traccia delle idee.
Un mattino all’alba, prima dell’orario in cui di solito prendeva servizio, la “guardiana” entrò, guardinga e circospetta, nella cella di Camilla Ravera offrendole un uovo e un goccio di marsala, che aveva portato da casa nascosti nella sua larghissima gonna, perché aveva bisogno di nutrirsi e di “resistere”. E ogni giorno ripetè il gesto.
Quando Camilla Ravera lasciò Varese, condotta a Roma dove sarebbe stata processata e condannata a quindici anni di carcere e confino per “agitazione e propaganda contro il regime e ricostituzione del partito comunista”, Rosa Bertone, la “guardiana”, andò a Torino dai famigliari per avere sue notizie.
Alla Liberazione Camilla Ravera cercò di rintracciarla sperando di rivederla e abbracciarla, ma invano.
Cordialmente
16/05/2012
Maria Pellegatta