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Lettere al direttore

La Cina è lo specchio in cui si riflette “il vizio reale dell’Occidente”

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Egregio direttore,

un fautore dell’‘Occidente forte’ (che rimprovera a quest’ultimo di non essere abbastanza forte con i Paesi emergenti) sputa veleno contro la Cina (cfr. lettera n. 18), indicata, con un linguaggio reaganiano, come l’attuale incarnazione dell’“Impero del male”. D’altra parte, è pur vero che il decentramento cognitivo, oltre ad essere euristicamente fecondo, è un ottimo antidoto alla tendenza paranoica che sta assumendo la morale contemporanea, la quale, nel momento in cui tende ad attribuire all’Altro la responsabilità del proprio male, esprime uno stile politico che si fonda sulla proiezione all’esterno di ciò che di se stesso il soggetto non è in grado di sopportare.

Può essere utile allora, in base a questo diverso punto di vista, muovere dalla premessa secondo cui la Cina è lo specchio deformante in cui si riflette la crisi della democrazia capitalistica occidentale, la sua trasformazione in una “herrenvolk democracy” (‘democrazia del popolo dei signori’) e il suo rapporto sempre più contraddittorio con la tradizione liberale (giacché proprio questo è il vero “vizio reale dell’Occidente”!). Se questa premessa è corretta, la conseguenza che ne deriva è la necessità di una critica radicale della democrazia. In effetti, sia il ‘demos’ che il ‘kratos’ sono entità compatte, uniche ed univoche, non duali e non scindibili. Così, la democrazia presuppone l’identità di sovrano e popolo (la sovranità popolare), laddove, da un lato, la società divisa in classi ha scisso e reso illusoria questa identità mettendone a nudo la falsità ideologica, e, dall’altro, la divisione dei poteri così come la stessa esistenza di un’opposizione pubblica e organizzata, nel corso del grande passaggio storico dal liberalismo alla democrazia, si sono rivelate altrettante maschere dell’unità del potere in mano ad una sola classe (basti pensare all’inesistenza o alla marginalità di una reale opposizione nell’attuale regime di eccezione, scaturito da un colpo di Stato ‘freddo’). È possibile affermare perciò che, se la libertà è differenza, la democrazia è identità (si badi bene, identità dei dominanti e dei dominati, dei governanti e dei governati, degli sfruttatori e degli sfruttati, di coloro che comandano e di coloro che ubbidiscono, ossia la completa identità del popolo omogeneo): ciò spiega, fra l’altro, la dialettica, a volte aspramente conflittuale, che si instaura fra liberalismo e democrazia. La mia impressione è che, nella fase storica che stiamo vivendo oggi, questo nodo teorico-pratico si sta avvicinando alla sua recisione. La ‘democrazia è infatti diventata un’idea debole, dal momento che è un sostantivo (democrazia) che ha sempre bisogno di aggettivi qualificativi per definirsi (liberale, sociale, autoritaria, populistica ecc.): ciò denota una mancanza di autonomia concettuale e, in definitiva, un indebolimento della nozione stessa (non a caso, si parla sempre più spesso di ‘post-democrazia’).

Naturalmente, la critica della democrazia che àuspico non è né la critica della democrazia condotta da un punto di vista liberale né quella condotta da un punto di vista tecnocratico (che è quanto dire: Locke contro Rousseau o Comte contro Rousseau) né, tanto meno, quella che opera, come ha fatto Gianfranco Miglio, un ‘mix’ tra l’una e l’altra; essa è una critica di tutt’altra natura, che muove da una realtà storica in cui, paradossalmente, la democrazia entra in crisi perché ha vinto su tutta la linea (quindi, Hegel e Marx). Ma, quando si è vinto su tutta la linea, è evidente che l’unico nemico che rimane è se stesso. In realtà, anche se si fa un gran parlare di liberaldemocrazia, la democrazia ha dei problemi con la libertà e, quindi, è proprio in questo punto nodale che essa va aggredita sul piano critico. Per quanto riguarda la Cina, essa, checché possano dire il Dalai Lama o qualche altro dissidente, merita profondo rispetto e incondizionata ammirazione, poiché è un Paese che ha compiuto progressi giganteschi sul terreno della rooseveltiana “libertà dal bisogno”: una libertà che costituisce la matrice e la radice di tutte le altre libertà, oltre che la condizione di una pace durevole.
5/07/2012
Enea Bontempi
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