I no non detti
Egregio direttore,
resto alle interessanti lettere intitolate al dire di no, ed ai buoni proponimenti espressi in splendide parole, per traguardi inraggiungibili, proponimenti che cozzano contro il reale muro di gomma del potere globale, non il< poterino> dei vari parlamenti del mondo, che esaminati uno ad uno non se ne salva nessuno, tutti sbandierano democrazie a iosa che invischiano i popoli comi passeri al ramoscello, li dove ciurla il manico si trovano quei rimasugli supestiti di forte Alamo, che vedono il potere, o il dovere d'entrarci per migliorarlo, come una latrina popolare di Cina, girano all'oposto, per coloro che non hanno avuto la disgrazia di entrare in questi servizi pubblici cinesi ,immaginate un canale metallico dove scorre acqua che attraversa un salone, dove possono stare 10 o 15 esseri umani a cavalcioni in fila indiana che svolgono le loro funzioni corporali senza ombra di separè.
Per tornare ai plausibili no mai detti potremmo partire da Teano dove Garibaldi sapeva dove andare tra le mura di Roma, il Rè si oppose ed egli non disse di no, ricordate l'entusiasmo del popolo italico quando Mussolini diede la notizia che era stata dichiarata la guerra all'Inghilterra ? pochissimi dissero di no, quando apparve sicura la sconfitta tutti i fascisti diventarono fedeli democristiani in trik e trak, nessuno disse di no, coloro che avevano occupate cariche ai ministeri e negli organismi statali durante il ventennio non vennero nemmeno sostituiti, l'ultimo ad essere osannato per ventanni si chiama Berlusconi ed il socio Bossi, quando gli italiani di ora sapranno dire no, io che sofro di vertigini farò il funambolo al circo.