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Varese

«Realizzare gioielli? Bastano un computer e un po’ di...sentimento»

Intervista a Riccardo Visentin, titolare di Aureaservice, la prima azienda della provincia a progettare oggetti preziosi utilizzando un software
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I gioielli del futuro si creano con un “clic”. Miracoli dell'informatica che hanno reso semplice ed affascinante il procedimento della progettazione dei gioielli, e non solo.
Ad abbattere i confini tra vecchio e nuovo, tra tradizione innovazione, è stato un rinoceronte stilizzato: “Rhinoceros”, un software americano di nuova generazione.
E Riccardo Visentin questo Rhinoceros lo ha addomesticato e fatto proprio. 

«Vero, ma chiariamo subito una cosa: il computer senza la creatività e l’esperienza dell’orafo non può nulla» dice Visentin dall’interno del suo ufficio al “Melo”, nella sede del centro di cooperazione sociale di Gallarate, pochi metri quadri dove si producono oggetti preziosi per mezzo mondo.
Ma questo software è il terzo braccio che ogni orafo vorrebbe avere.
Come funziona? Il mago di questa tecnologia è Simone Zaccara, l’informatico del gruppo “Aureaservice”, l’azienda fondata da Visentin nel 2004, gruppo formato oltre che da Visentin e Zaccara, da Simonetta Guglielmo.
«Su un’idea nostra o un disegno del cliente – spiega Zaccara – creiamo un gioiello virtuale. Perfetto in ogni dettaglio, solo che esiste solo sullo schermo. Possiamo in questo modo modificarlo a nostro piacimento o secondo le richieste del cliente, cambiare le pietre,  il tipo di metallo, il peso, la forma, fino al risultato che volevamo ottenere. In questo modo sappiamo senza possibilità di errore quanto peserà e quanto verrà a costare. Poi si decide di realizzarlo e si passa a tutte le altre fasi con cera, resina e gomma. Fino al gioiello vero».

«Il progetto di Aureaservice – spiega ancora Visentin – è quello di diffondere la tecnologia della prototipazione rapida per applicazioni nel settore orafo e per la realizzazione degli accessori moda in metallo, ad esempio, fibbie per cinture, borse e scarpe, fermagli o bottoni. Per questo noi facciamo formazione ad orafi interessati all’utilizzo del programma Rhinoceros e alla  prototipazione rapida che comporta vantaggi concreti e di immediata ricaduta, in quanto consente di ridurre i tempi ed i costi della realizzazione di modelli e prototipi nonché di aggiornare le collezioni con la frequenza richiesta da un mercato in continua evoluzione». 

La creatività piegata alle regole del mercato? «No, ma anche noi artigiani dell’oro dobbiamo adeguarci ai tempi. E così ho fatto io, orafo da generazioni e per quindici anni titolare di un laboratorio in cui studiavo, progettavo e realizzavo i miei gioielli».
A Riccardo Visentin, 44 anni, non fa certo difetto l’esperienza: è gemmologo, perito del tribunale, e referente del comparto orafo dell’Associazione Artigiani della Provincia di Varese.
«Guardandomi in giro e viaggiando per mostre e fiere anche all’estero mi sono reso conto che il mercato stava cambiando, voleva gioielli sempre nuovi e se non li producevo a ritmi sostenuti perdevo delle opportunità. Così mi sono avvicinato alla progettazione CAD e nel 2004, con i miei due soci, ho fondato “Aureaservice” . Oggi lavoriamo molto ma non abbiamo mai perso di vista la qualità. I miei prodotti sono curati nel dettaglio, sia il gioiello richiesto dal cliente esigente e disposto a spendere molto denaro per avere un pezzo unico al mondo, sia la collezione più economica. La progettazione e la rifinitura di ogni singolo gioiello è curato da me personalmente, la fase intermedia può essere realizzata anche all’esterno purché sia garantito lo standard di qualità».

La dimostrazione che tradizione e tecnologia possono convivere sta nel nome che Visentin ha dato alle sue creazioni, un marchio “Sentimento” riportato su una piastrina d’oro abbinata ad ogni opera che la rende unica. Ma anche inimitabile?
«Questo è un grosso, grossissimo problema – spiega Riccardo Visentin – Di inimitabile non c’è nulla e io sono convinto che da qualche parte del mondo già si producano imitazioni. C’è poco da fare se non sperare che il cliente sappia cogliere ed apprezzare la qualità e l’unicità».
Ma il “nemico numero uno” della gioielleria italiana non è la Cina ma un mercato che ha la nostra stessa secolare trazione in fatto di produzione di preziosi: la Turchia.
«E’ un mercato ricco, preparato con clienti facoltosi, un po’ come quello arabo in generale, ed è in quelle aree che si scatena la vera rivalità. In altre parti del mondo, America, Inghilterra e Belgio con una storia relativamente povera in fatto di gioielli, abbiamo cercato di conquistare terreno studiando la clientela e progettando una marketing specifico. I risultati sono buoni».

Ma come sempre, nel settore artigiano non vale la regola “chi fa da se fa per tre”. E quindi Visentin, come responsabile del comparto per l’Associazione Artigiani, e Camera di Commercio di Varese si sono mossi per attivare un Centro servizi orafo.
«Sarà un centro di promozione organizzato e strutturato cui potranno aderire tutti gli artigiani della provincia. Insieme, con progetti di grosso impatto, andremo alla conquista del mercato straniero. Ci sembra se non l’unica soluzione, la più seria e quella che può garantire risultati».

22/05/2005
Roberta Bertoliniredazione@varesenews.it
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