Ricordate il “mulo”, 15 mila imprenditori, che a fine novembre si erano radunati in fiera a Milano per mostrare la propria forza e dar voce alle proprie richieste? Dall’evento ne era scaturito un “Protocollo d’intesa” con il Governo siglato il 14 dicembre dai rappresentanti dei piccoli imprenditori e dei commercianti, in cui si impegnavano a revisionare proprio gli studi di settore in base a nuovi indicatori “equi e selettivi”.
L’equità promessa alle piccole imprese non c’é. E l’emergenza fiscale, in Italia, è ormai pronta a trasformarsi in questione centrale della politica rovinosamente scivolata su una tassa di troppo. E che tassa! I nuovi studi di settore sono una trappola fiscale per le micro e piccole imprese. L’Italia che lavora e che dà lavoro, insomma.
Il Presidente dell’Associazione Artigiani della Provincia di Varese Giorgio Merletti (nella foto)non usa mezzi termini per denunciare quello che sta accadendo: «Il Governo è stato bugiardo e la batosta è troppo pesante. Il mulo non ce la può più fare a tirare il carretto. Dopo la carota - le promesse di equità e di selezione, ecco il bastone – i nuovi studi di settore, che questa volta rischiano di farlo schiantare. Grazie professor Prodi!».
Il viceministro Visco ha infatti riscritto i 206 studi di settore con un approccio a dir poco vessatorio e con criteri approssimativi per i 4 milioni e mezzo di lavoratori autonomi, che ora sono alla vigilia di un’ennesima esplosione di protesta.
Con i nuovi parametri gli “incongrui” passerebbero dal 36% di ieri al 59% di oggi. Già entro il 16 giugno dovrebbero pagare in base ai nuovi criteri. Quanto? Secondo uno studio della Confartigianato il milione e mezzo di imprese non congrue dovranno sborsare in media 3 mila euro di tasse in più. Oppure fare ricorso innescando un contenzioso che alla fine potrebbe essere per lo Stato più costoso di quanto intende incassare.
Ancora Merletti: «Davvero il nostro futuro si fa nero: gli stessi sforzi del Governo per combattere l’evasione e l’elusione verranno vanificati. Non è così che si potrà far emergere il sommerso. Anzi, per i furbi, i nuovi criteri sono un ulteriore incentivo all’evasione».
«Il 14 giugno Confartigianato riunirà a Roma i propri delegati nazionali in Assemblea. Sarà il momento della verifica e valuteremo se le azioni da noi sollecitate saranno intraprese dal Governo in maniera soddisfacente. Intanto la nostra protesta sarà forte e determinata: denunceremo a gran voce l’inasprimento della pressione fiscale per le imprese e il ritorno del “nero”. Il D-Day è fissato per il 9 giugno».