Sei in: VareseNews / Gallarate/Malpensa / Tra Lonate e Legnano un sistema potente e ramificato - 23/04/2009
 
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Busto Arsizio

Tra Lonate e Legnano un sistema potente e ramificato

Tutti pagavano e nessuno denunciava. Questo il quadro allarmante che sta dietro l'operazione di carabinieri e Procura di Milano. La cosca ordinava e il gruppo di fuoco seminava il terrore
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 «A Lonate Pozzolo in molti pagavano il pizzo e nessuno ha denunciato, la cosca aveva instaurato un vero e proprio regime di paura». Parole di Manlio Minale (al centro nella foto), Procuratore generale della Repubblica di Milano. Incendi, estorsioni, usura, metodi della vecchia n'drangheta che fanno tornare al passato anche gli investigatori, abituati a dare la caccia ai malavitosi in colletto bianco della terza generazione, quelli nati negli anni '80. Comincia così la conferenza stampa che apre uno squarcio sulle infiltrazioni (e anche qualcosa di più) della n'drangheta in provincia di Varese negli ultimi dieci anni. Due i tipi di reati che venivano commessi e due le organizzazioni che mettevano in atto i piani criminali: la "Locale", formata dagli uomini legati alle cosche di Cirò Marina e capeggiata da Vincenzo Rispoli, e il braccio operativo, capeggiato da Mario Filippelli e incaricato di fare il lavoro sporco: omicidi, estorsioni, rapine, usura, sfruttamento della prostituzione.

La "Locale Legnano-Lonate Pozzolo" era direttamente collegata a Giuseppe Farao, zio di Vincenzo Rispoli e boss di spicco del Crotonese. L'organizzazione era strutturata esattamente come una 'ndrina calabrese con la "bacinella" che raccoglieva i soldi per mantenere le famiglie degli affiliati in carcere e tutti i rituali annessi e connessi ad un'organizzazione di questo tipo. La cosca decideva come e dove colpire mentre il braccio operativo eseguiva gli ordini tramite Mario Filippelli, uomo della cosca a capo del gruppo di fuoco. Tale gruppo godeva di completa autonomia da parte del capobastone Farao il quale aveva delegato al nipote un vero e proprio mandato di fiducia. Proprio per creare uno schermo protettivo la "Locale" aveva creato un gruppo di fuoco al quale commissionare le azioni più spregiudicate delle quali solitamente non si incaricano uomini della "famiglia" ma banditi semplici, arruolati in varie zone della Lombardia (Alto Milanese) e del resto d'Italia (Campania, Basilicata). 

Il gruppo di fuoco era ben nutrito di componenti ed è accusato di aver commesso almeno 11 rapine ad uffici postali e banche solo nel 2007 ma si sospetta che gli episodi siano molti di più. Le rapine, metodo usato per raccogliere soldi in fretta, non erano l'unica fonte di reddito dell'organizzazione. Anche lo sfruttamento della prostituzione rientra nei capi d'accusa: i componenti entravano nei night come veri e propri padroni, non pagavano le consumazioni e avevano diritto di prelazione sulle donne, pretendevano di essere definiti i padroni. Altra attività era l'usura: molti imprenditori, strozzati da tassi d'interesse che toccavano il 300%, erano costretti a cedere per intero le attività ai malavitosi. Attività principale era l'estorsione: decine e decine gli esercizi commerciali e le imprese taglieggiate dagli uomini del gruppo. Chi non pagava subiva atti intimidatori come incendi di macchinari o degli ingressi delle attività. In alcuni casi la banda introduceva di forza un proprio uomo nelle attività costringendo l'impresa ad assumerlo e a mostrargli regolarmente i conti in modo da ottimizzare l'estorsione. Nessuna delle vittime, però, ha mai denunciato il racket. Importanti da questo punto di vista le parole pronunciate dal Procuratore della Repubblica di Varese Maurizio Grigo, insieme al comandante provinciale dei carabinieri di varese Delli Santi: «Con questa operazione vogliamo convincere chi non ha denunciato a farlo - hanno detto a margine della conferenza stampa - lo Stato c'è ed è pronto ad aiutare chi, fino ad oggi, ha dovuto subire il giogo criminale». Di questa seconda organizzazione facevano parte 28 dei 39 arrestati. Tra di loro figurano anche agenti immobiliari, imprenditori e muratori.
23/04/2009
Orlando Mastrilloorlando@varesenews.it
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