La Fondazione che gestisce il museo chiude ancora in perdita: l'ex presidente Crespi a ottobre aveva annunciato il pareggio. L'amministrazione: "Le risorse stanziate dovranno bastare e serve una riduzione delle spese"
Il Maga chiude anche il 2011 in rosso, nonostante il contributo ulteriore stanziato dal Comune e nonostante le rassicurazioni dell'
ex presidente Crespi che solo pochi mesi fa (a ottobre) parlava della previsione di pareggio di bilancio. Le cifre sono emerse in commissione bilancio e partecipate, in Comune:
la Fondazione Zanella - che gestisce il museo d'arte di Gallarate - chiude con 58.615 euro di perdita. E il patrimonio si è ridotto in pochi anni dai 700mila degli inizi a solo 47.436 euro. «Tra i ricavi, però, - ha subito precisato l'assessore al bilancio Alberto Lovazzano - è indicato anche il
contributo straordinario e irripetibile dato dall'amministrazione a sostegno per spese straordinarie». Senza questo contributo, concesso pochi mesi fa, la perdita d'esercizio sarebbe stata intorno ai 320mila euro. «La situazione è preoccupante e secondo noi il difetto è strutturale: il Maga deve arrivare ad un equilibrio, perché i margini sono ristrettissimi».
Il Maga ha ricevuto più di 1,2 milioni di euro, tra contributo per l'esercizio (750mila), contributo alle mostre (200mila) e contributo straordinario per investimenti sui nuovi arredi (200mila euro). Eppure non sono bastati, anche le mostre hanno chiuso con un pesante deficit rispetto alle risorse messe a disposizione. Ecco perché ora
dal titolare del bilancio arriva un (nuovo) richiamo: «La Fondazione Zanella dovrà avere
due paletti ben precisi: dovrà raggiungere il pareggio di bilancio e dovrà
coprire tutte le spese correnti con i 750mila euro del contributo». Il fatto è che la struttura ne spende oggi molti di più, in particolare per il personale (26 tra dipendenti e collaboratori):
«Serve una cura dimagrante che sarà dolorosa, perché gran parte dei costi è per i dipendenti». In ogni caso serve un intervento deciso per recuperare la situazione, per questo l'amministrazione vuole «pestare i pugni sul tavolo per farsi capire». Il rischio? Che si finisca come nel caso della Fondazione, dove in passato si sono sommati debiti su debiti, fino a che la situazione è diventata drammatica.