Gillo Dorfles nel suo bilancio sulla 53esima Biennale d'Arte di Venezia lamenta l'assenza della pittura e il mutare in meglio di tutta l’organizzazione espositiva con il ripristino del padiglione Italia al Giardino delle Vergini, e il palazzo delle Esposizioni ai Giardini. Come da copione, le scelte, gli artisti, le opere dividono e non è semplice districarsi tra i numerosi protagonisti che rappresentano il mondo, e non solo in senso metaforico, dell'arte. Il numero delle adesioni internazionali cresce con debutti degni di segnalazione come gli Emirati Arabi Uniti e Unione delle Comore, nazione insulare dell'Africa Orientale.
Il direttore Daniel Birnbaum ha scelto come tema dominante “Fare mondi. Making worlds” un tema non solo estetico ma che vuole coinvolgere la sfera politica e sociale. Per questo ha chiamato per il Padiglione Italia novanta artisti da tutto il mondo senza fare distinzione tra mostri sacri e giovani promettenti con tante cose da dire. Così le ragnatele dell'argentino Tomas Saraceno si alternano ai lavori dell'architetto Gordon Matta-Clark, Gilbert&Giorge a Yoko Hono, che insieme a John Baldessari riceverà il Leone alla carriera. Tra gli italiani Massimo Bartolini rivisita lo spazio in funzione di laboratorio didattico e workshop. Dopo il progetto per la Biennale l'artista sarà impegnato alla Gam di Gallarate all'interno del progetto Twister. |
11/06/2009 Erika La Rosaerika@varesenews.it
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