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”La guerra sporca" di Pansa non convince

Il nuovo libro del noto giornalista non riserva particolari novità, se non qualche episodio, anche di notevole portata, sfuggito alle lunghe elencazioni di misfatti presenti nelle opere precedenti
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Un processo di revisione ha senso se comporta risultati tali da offrire nuove possibilità di conoscenza e di giudizio in ordine alla questione affrontata. In questi anni con alcuni libri Giampaolo Pansa ha fatto un recupero documentato del ruolo che i comunisti hanno ricoperto nella guerra di liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Polemiche forti e pure qualche reazione scomposta e inaccettabile alle presentazioni di opere che offrivano una rilettura degli avvenimenti nell’ottica di chi, in misura e con comportamenti diversi, stava dalla parte della dittatura.
È stato un ampio aggiornamento di fatti e situazioni a volte già noti in ambito locale, poco conosciuti o dimenticati invece a livello nazionale dove negli anni con riti e commemorazioni ha sempre prevalso il ricordo di aspetti salienti di una guerra vinta e non dando spazio giustamente a forme di revanscismo di una ideologia che aveva portato il Paese al disastro.
Con Pansa mezzo secolo dopo certamente si è saputo meglio e di più di eventi angosciosi della guerra civile, dei gravi errori commessi anche da parte di chi avrebbe vinto, delle scelte e delle strategie dei comunisti che comunque sono stati la trave portante in tutto il territorio della repubblica di Salò di una lotta di liberazione dura e difficile.
Si pensava che quella di Pansa fosse stata una revisione approfondita, completa quanto meno sotto l’aspetto se non storico certamente cronachistico e invece ecco in libreria un altro volume dal titolo che annuncia rivelazioni terribili: ”La guerra sporca dei partigiani e dei fascisti”, Rizzoli Editore,euro 19,50. Contrariamente alle aspetttative la lettura non ha riservato particolari novità, se non qualche episodio, anche di notevole portata, sfuggito alle lunghe elencazioni di misfatti presenti nelle opere precedenti.
Hanno avuto rilievo le imprese di autentici delinquenti costituitisi in bande, a volte braccate da combattenti rossi e neri. E meritano attenzione le vicende delle donne vittime di protagonisti della guerra o di rapine e sequestri.
Il tutto narrato bene, Pansa è penna fine, sullo sfondo di un teatro di lotta casereccio, quello di una porzione del Piemonte. Una somma di capitoli dedicati ad altrettante storie. Nessuna nuova sostanziale novità. Nelle pagine finali del libro ecco invece la prima privatissima esperienza di ars amatoria, ricordo di gioventù che con la cronache di sangue nulla ha a che fare.
Insomma questa “Guerra sporca” lascia quanto meno disorientati. Ci saranno eccezioni a sinistra: i comunisti con Pansa si arrabbiano solo a sentirlo nominare. Anche questa volta vengono pesantemente criticati. Per non sbagliarsi l'autore ricorda pure episodi della guerra civile spagnola
9/11/2012
Pier Fausto Vedaniredazione@varesenews.it
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