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Varese

Il chirurgo Lanzetta vince la sua battaglia contro l'università

Annullato dal Consiglio di Stato il concorso che ritenne "inidoneo" il primo chirurgo ad aver effettuato un trapianto di mano, per il ruolo di ordinario di ortopedia

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Dopo anni di carte bollate il professor Marco Lanzetta, direttore dell'Istituto italiano di chirurgia della mano di Monza, ha vinto la sua battaglia personale contro l’università di Varese, rea di averlo “bocciato” al concorso per il ruolo di professore ordinario di Ortopedia.

Il Consiglio di Stato ha, infatti, annullato il concorso universitario che aveva giudicato Marco Lanzetta non idoneo per ricoprire l’incarico.

Il medico, infatti, diventato poi famoso per aver eseguito per primo in Italia un trapianto di mano, aveva fatto ricorso al Tar non appena la commissione giudicatrice l'aveva scartato.

«La sentenza del Consiglio di Stato - commenta Lanzetta - potrà essere un punto di riferimento per molti docenti che si sono visti penalizzati ingiustamente, perché – ha spiegato il chirurgo - pone fine ad una stortura del nostro sistema che si basava sull'intoccabilità delle commissioni nei giudizi di merito».
Lanzetta aveva chiesto al Tar l'annullamento degli atti di valutazione comparativa, poichè la commissione, a suo dire, «aveva palesemente sminuito l'attività accademica svolta in Italia e all'estero, e la rilevanza scientifica delle sue pubblicazioni», e preferito altri due professori.
Il Tar ha accolto il ricorso parlando di «errori di giudizio da parte della Commissione» e di «vizi di assoluta irrazionalità e irragionevolezza».

La sentenza del Consiglio di Stato annulla il concorso e chiarisce che le valutazioni delle commissioni universitarie sono «pienamente sindacabili dal giudice amministrativo, sia sotto il profilo della ragionevolezza, adeguatezza e proporzionalità che sotto l'aspetto più strettamente tecnico» e che non deve essere penalizzato a priori «il candidato che ha arricchito la propria esperienza professionale, sia clinica che didattica, all' estero, dove l'affidamento di incarichi «avviene sulla base del merito del professore».

Con questa decisione, conclude Lanzetta, «si ripristina la legalità nei concorsi universitari» e finisce «il potere insindacabile delle commissioni giudicatrici».

14/09/2007
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