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Rosano di Vetto (Reggio Emilia)

Storia di Geronimo, lepre inafferrabile

Roberta e Roberto Malvolti hanno chiamato questo maschio fiero e imprendibile come il grande capo Apache. Il loro allevamento di lepri, per qualità e vastità, è all'avanguardia nel Paese
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Ho saputo di  Geronimo, fiero lepre dell’Appennino reggiano, dopo aver varcato la porta di uno store di Castelnovo ne’ Monti dedicato ai telefonini e, come ricordano un’insegna,  una vetrina  e alcuni banchi di esposizione dei prodotti, anche riservato al mondo della musica.
Assediato da clienti e da telefoni che non stanno zitti per più di 30 secondi, un giovane uomo, montagna di simpatia emiliana strategicamente trinceratasi in un angolo del negozio, ogni tanto, non troppo sottovoce, evoca la pace dei boschi e dei campi associandola al sollievo e alla serenità che, oltre al silenzio e al respiro del grande verde, gli dà un’altra attività: un allevamento di lepri, per di più nobilitato dalla presenza di un inafferrabile maschio, appunto Geronimo, che svelto, furbo, forte e potente come il grande guerriero Apache, da tempo sfugge  regolarmente alla cattura per poi riapparire, in salvo e beffardo, su qualche sperone o al limitare dei boschi, di diversi ettari, che costituiscono l’habitat graditissimo di uno stuolo di lepri.
Era inevitabile che approfondissi strappando, tra un cliente e l’altro, al simpatico personaggio briciole di notizie, lembi di conversazione e infine la preziosissima offerta, subito accettata,  di una visita all’allevamento di lepri.
Non sono mai andato a caccia, là in collina mi capita di ascoltare storie raccontate da cacciatori che conosco come veri gentiluomini nella vita, ma che a volte mi sembrano poco affidabili, assieme ai loro cani, come protagonisti di avventure venatorie.  E se devo scegliere faccio il  tifo per la selvaggina, sempre in condizioni di netta inferiorità rispetto ai  suoi predatori, a due o quattro gambe.
Anni fa quando mi accingevo a recuperare il  racconto di Mario Rigoni Stern “Alba e Franco” non immaginavo fosse dedicato a due segugi che, in qualche misura, sarebbero poi diventati una piccola leggenda letteraria. Alla fine del racconto, quando Franco, un campionissimo della caccia, si accascia sfinito e muore  dopo una rincorsa infinita a un lepre maschio, plaudii al vincitore del confronto.
E a Franco avrei pensato tutte le volte che Roberto Malvolti  mi parlava con ammirazione del furbissimo Geronimo, che non aveva nessuna voglia di finire nelle reti di cattura per essere trasferito in qualche riserva di caccia e in seguito vedersi inquadrato nel mirino di un cacciatore.
Ma c’è voluto poco per capire che sono sinceri, palpabili e condivisi dalla moglie Roberta, l’amore e la cura per le lepri di Malvolti se egli non accenna mai all’aspetto commerciale dell’allevamento e quando è costretto a farlo si preoccupa solamente  di rifarsi a una verità inconfutabile: la loro impresa è una realtà simile, per rigore scientifico, organizzazione e qualità del prodotto, a quella di Montalto di Castro che ha visto scendere in campo, prima e unica in Italia, l’Università di Pisa.
 
L’allevamento di lepri di Rosano di Vetto, per  qualità e vastità, è infatti credibile, anzi eccezionale alternativa privata a quella accademica, quindi pubblica, realizzata in Toscana.
Credevo di cavarmela in una mezz’ora, invece la visita all’impianto, tredici ettari di  boschi e prati, ha richiesto molto tempo. Da lontano e nemmeno a volte da vicino ci si accorge che l’immensa area è tutta recintata e dotata di un impianto di illuminazione. 
Per difendere le lepri da voraci incursori sono state collocate reti antilupo, alte a volte tre metri, necessarie perché i lupi ci sono davvero al pari di altri predatori tradizionali  come le volpi e le faine; per gli attacchi dal cielo da parte di aquile e falchi, pure presenti in buon numero, i boschi sono sufficiente protezione. Il folto del verde inoltre evita eventuali fastidi che l’ impianto di illuminazione potrebbe provocare alle lepri.
L'allevamento è suddiviso in diverse aree: riproduzione e svezzamento e quelle che gli altri stadi della “crescita  a terra” richiedono sino a quello che, con linguaggio profano, chiamo  leprodromo, dove, presenti i clienti che possono toccare con mano la eccezionale qualità degli animali, avviene la cattura mediante le reti. Sono centinaia  le lepri che a ogni battuta lasciano Rosano per altri lidi, meno una, appunto l’inafferrabile Geronimo.
Roberto lo conosce bene, sono certo che se un giorno il fiero lepre dovesse finire in trappola, lo  rimetterebbe in libertà. Geronimo ormai è un simbolo e come tale va rispettato e amato.
Lepri, ovvero  timidezza e riservatezza assoluta, al tempo stesso grande furbizia e un dna ricco di  trucchi, retaggi  atavici di quando la loro lotta con l’uomo e il cane era assai più equilibrata.
Ma quando è cucciola la lepre accetta la dolcezza e la carezza dell’uomo ed è un momento anche per noi  di grande tenerezza.
Roberto Malvolti ha tolto con estrema delicatezza da una delle gabbie della riproduzione  un leprottino mordido, dai grandi e dolci occhi  che si è fatto accarezzare senza mostrare paura.
Le gabbie dell’allevamento  sono in una zona molto tranquilla, fornite di cibo e acqua, tenute  in modo meticoloso e costantemente  disinfettate. In ogni gabbia vive una coppia, papà e mamma di un paio di ricche cucciolate all’anno. Può succedere che il rapporto tra la coppia non funzioni: accade sempre all’inizio, i segni delle baruffe sono evidenti e arriva immediato il... divorzio.
Roberta e Roberto Malvolti  alla passione per l’ambiente hanno associato quella per le lepri constatando l’insoddisfazione per la qualità dell'importazione di lepri soprattutto dall’ Est dell’Europa. Avendo guardato al  modello migliore, ovvero Montalto, oggi cominciano ad avere positivi riscontri della loro iniziativa da parte delle province italiane e negli ambienti venatori. Non è il caso di parlare dell’allevamento in termini economici, l’argomento non è di casa a Rosano. Ma si sa bene che cosa significhino passione e spirito di servizio. E poi se si mette a bilancio Geronimo lepre impagabile il rosso non esiste più. 
17/12/2011
Pier Fausto Vedaniredazione@varesenews.it
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