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Varese

Bottinelli: «Vi racconto i miei mondiali. Del 1951»

Il past president di Uniascom e imprenditore nella distribuzione dei vini è questa settimana, innanzitutto un gran tifoso del pedale. Di cui ha molti ricordi

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Carlo Bottinelli (a sinistra nella foto), past president di Uniascom e imprenditore nella distribuzione dei vini è, questa settimana, innanzitutto un gran tifoso del pedale.
In grado di
raccontare "in diretta" i mondiali del 1951 di cui, da vero appassionato da sempre, ha ricordi a bizzeffe. Bottinelli, ai più noto come uno dei patron dell'azienda di distribuzione di vini e bevande e come presidente di Uniascom per tanti anni, è un appassionato di ciclismo da sempre, da quando era ragazzino. Tant'è vero che, quando gli chiediamo se ha qualche ricordo tiene a precisare: «Innanzitutto, ricordo quando nel '39 avrebbero dovuto svolgersi i primi mondiali qua a Varese: diverse squadre straniere erano già qui ad agosto per allenarsi. Ma il primo settembre c'è stata l'invasione della Polonia: così tutte le squadere sono tornate a casa. Questo significa che questa è la terza volta in cui viene assegnato il mondiale a Varese, anche se la seconda che si gareggia effettivamente. Ricordo anche il percorso di allora: partiva da Varese per Brinzio, Rancio, Grantola e la Valganna. L'arrivo era sul viale Ippodromo».

Un video di Youtube

Allora Carlo Bottinelli era un ragazzino, ma già ne ricorda il percorso. Che 12 anni dopo non era cambiato molto: «Nel 1951 il percorso partiva sempre da Varese e passava sempre per il Brinzio, ma non passava per Grantola: faceva la salita di bedero poi scendeva verso la Valganna e l'Ippodromo, utilizzando il cavalcavia che già c'era».

Ricordi precisi per essere quelli di un ragazzino: «Sono ricordi da grande appassionato. In particolare ero tifoso di Bartali, mi sembrava fosse lui il vero erede di Binda, anche se Coppi era un campionissimo. Per vederlo in quel mondiale mi sono piazzato con i miei amici – eravamo una quindicina - sulla salitina di viale Valganna, quella che ora sta dopo la rotonda di Induno: avevo pensato che se qualcuno avesse avuto abbastanza fiato arrivato in fondo alla corsa, sarebbe stato lì che avrebbe tentato qualche sorpresa in attacco. E così ci siamo attrezzati con il pranzo al sacco e siamo stati lì tutto il giorno».

Quasi una gita di classe ma innanzitutto una "follia" da tifosi: «Noi ovviamente tifavamo chiunque passasse con una maglia azzurra, ma per me c'era un azzurro più azzurro degli altri, Gino Bartali, che è riuscito a darmi anche lì una grande emozione: a due giri dalla fine lui era molto indietro, ma ha deciso di inseguire i primi. Partito da sei minuti di distacco, all'arrivo è arrivato con un solo minuto di ritardo. Se avesse avuto mezzo giro in più era sul podio! E' stata un'emozione vederlo e una rabbia non vederlo vincere, anche se so che il mio è il racconto di un tifoso che vede quel che vede il suo cuore... Quante litigate poi con gli amici ho fatto sul fatto che Coppi non abbia aiutato Bartali: io ne ero assolutamente convinto. E comunque, argomenti del genere riempivano i vuoti tra un giro e l'altro: abbiamo fatto delle gran litigate nell'attesa del passaggio dei corridori».

Quelli erano anni poi, che a vedere i cicilisti ci si arrivava in bicicletta: «In quegli anni in cui non c'era la televisione i metodi per vedere la gara erano molto più fisici: c'era parecchia gente che a vedere i mondiali veniva in biciletta - conferma Bottinelli - Io abitavo allora in via Adamoli e me le ricordo le fiumane di gente che alle 5 e mezza - 6 passava da lì per andare a vedere la gara. Cantavano, arrivavano anche da Monza... I più lontani che ricordi tra quelli che sono venuti in bicicletta erano dei nostri fornitori, uno di Torino e uno del Monferrato. Tra l'altro il tempo era bello, perciò la gente era venuta con il pranzo al sacco ed è stata una bella giornata».

Tutto, tranne il finale: «Il vincitore è stato una delusione, quello svizzero lì: secondo e terzo sono arrivati gli italiani Magni e Bevilacqua. A me sarebbe bastato anche che vincesse uno di loro, visto che per “il mio” Bartali non c'è stata possibilità. Ma tant'è...»

E questo mondiale, lo vedrà?
«Certo che si, mi passa davanti... Anche se i ciclisti passeranno veloci, in discesa. Ci porterò i miei nipoti: così farò vedere loro il mondiale alla mia maniera, e si ricorderanno del nonno... Ho già raccomandato loro di gridare e incitare ogni maglia azzura che passa. Mi sembra che siano già pronti, anche se il più grande fa solo la prima elementare».

25/09/2008
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