Un pugnale da caccia descritto dai carabinieri come “impressionante”, per via delle dimensioni della lama, e ancora sul tavolo della cucina. La pistola calibro 9 col colpo in canna e a portata di braccio, in un borsone di fianco al letto. Erano convinti che nessuno li avrebbe trovati, con la certezza di scamparla nel “buen ritiro”, dopo i fatti di domenica scorsa. Invece Daniel Calcano (nella foto), di soli 18 anni, e Roberto Cabertera, di 40 sono finiti in manette nel cuore della notte tra lunedì e martedì scorso nella mansarda di Lavena Ponte Tresa con l’accusa di aver accoltellato Tarik Saadeddine, il giovane ucciso con tre fendenti in via Ravasi. Un rifugio sfruttato per caso dai due, come sostengono i carabinieri della compagnia di Varese e del reparto investigativo che hanno ricostruito passo passo le indagini questa mattina, 12 novembre, assieme al procuratore capo di Varese Grigo e al comandante provinciale dell’arma, il colonnello Delli Santi.
La caccia all’uomo è scattata subito dopo l’arrivo in pronto soccorso del giovane marocchino, domenica sera. Subito battute le piste che portano allo spaccio di cocaina, sfruttando gli ambienti conosciuti ai militari. Fondamentale, come ha ricostruito il capitano Paolo Palazzo, alla guida del nucleo investigativo, il contributo di alcuni testimoni oculari che hanno parlato fin da subito di due persone con la pelle molto scura. Un particolare, questo, utilissimo agli investigatori, che sono riusciti a risalire ad uno dei due soggetti poi arrestati. Era Daniel Calcano, regolare, con permesso di ricongiungimento familiare – la madre lavora a Varese – noto soprattutto come frequentatore di alcuni locali notturni del capoluogo e misteriosamente “sparito” da Varese dopo l’omicidio. Alla fine il cerchio dei carabinieri si stringe attorno ad una mansarda affittata qualche giorno prima dalla sua fidanzata italiana, incensurata, ventenne. Partono alcuni brevi appostamenti e poi, lunedì notte, l’azione. I militari, armi in pugno, sfondano la porta dell’appartamento e ci trovano tre persone: il Calcano, la fidanzata e Roberto Miguel Monsalves Cobertera (nella foto), classe 1967,
nato in Inghilterra e con passaporto spagnolo. Nell’appartamento viene trovata droga, la pistola, contanti ma soprattutto “tracce biologiche fonti di prova schiacciante già nelle indagini preliminari”, come spiegano dal comando dell’arma. La giovane fidanzata del dominicano viene subito sentita dal magistrato e rilasciata; scattano invece le manette per gli altri due, che vengono portati in stato di fermo a Varese: sono stati interrogati fino alle 5 di questa mattina e per loro si prefigura il carcere, con la conferma dell’arresto da parte del Gip in giornata.
Per il momento gli inquirenti non svelano altri particolari, se non il movente: questioni di droga, cocaina in particolare, e non poca: nella casa di Ponte Tresa i militari nel hanno trovata quasi due etti. Si è poi scoperto che il giovane domenicano si spostava spesso su Milano. Ancora da chiarire, inoltre, il motivo dell’arrivo a Varese del quarantenne: qualche giorno fa sbarcò da un volo a Linate, partito non si sa da quale scalo. L'accusa, per i due arrestati, è di omicidio volontario.
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