Paese strano Viggiù, terra d'anarchici in passato, che oggi elegge a sindaco una donna di colore. E per di più leghista. Sandy Cane,

ce l'ha fatta, è la prima sindaco donna di colore in Italia.. La sfida tra le quattro liste è stata combattuta fino all'ultimo: tre candidati si sono attestati tra il 25 e il 30%, lo scarto tra la Cane e il diretto sfidante, Mauro Filipetto, è stato di soli trentanove voti. «Io - racconta emozionata -
c'ho messo l'anima... e anche il fisico, sono stata in piazza e per strada a fare campagna fino all'ultimo. Ma il merito è anche della squadra, gente giovane e nuova nella politica, che porta un messaggio di cambiamento». Come vicesindaco ha scelto un ragazzone di 25 anni e due metri d'altezza, Antonio Banfi. Insomma, la parola d'ordine è il
"Change!" di Obama: del resto,
i paragoni (scontati) con il presidente statunitense si sono sprecati.
Cambiamento sì, ma non troppo: Sandy Cane sarà anche di colore, ma ha un radicamento sul territorio e
una storia legata al paese che ne hanno fatto la candidata ideale per la Lega. «Ho una grande passione per la storia e voglio lavorare anche su questo». Ha già in mente di mettere i cartelli "Viggiù" in dialetto? «No -ride-, non credo. A me piacerebbe che i giovani sapessero il dialetto, in realtà ormai non lo parla più nessuno tra le nuove generazioni». La prova? A Viggiù una delle poche persone della generazione di Sandy Cane che parla dialetto è di origini siciliane, ma è nato a Varese (
sarà mica un celto siciliano?). «Lo invidio davvero per questo, io che
faccio fatica a pronunciare bene la u lombarda. Che non è esattamente la u di you». Ma la tradizione a Viggiù è anche quella degli scultori e dei picasass, su cui tutti i candidati puntavano per rilanciare il turismo. «Nel museo Enrico Butti conserviamo anche il calco originale della statua dell'Alberto Da Giussano, opera proprio del più famoso scultore di Viggiù».