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Luino

Gli animalisti non fermano la festa islamica, tafferugli a Luino

I sit-in degli attivisti sgomberati dalle forze dell’ordine. La protesta ambientalista sfocia in cori razzisti. La situazione torna alla normalità nel primo pomeriggio

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Avevano promesso di presenziare alla macellazione con rito islamico di pecore e montoni. Motivo: protestare contro i metodi barbari con cui vengono uccisi gli animali. Invece gli animalisti intervenuti a Luino nella mattina di oggi non si sono limitati a protestare, ma hanno tentato di bloccare con la forza la Festa del Sacrificio, rituale della religione islamica che prevede l’uccisione di montoni mediante lo sgozzamento dell’animale, senza averlo prima stordito.
Risultato: grida, urla e spintoni; addirittura contusi tra quelli che hanno tentato di fermare i camion con a bordo i montoni.
La giornata inizia alle 9 quando diversi musulmani a bordo di furgoni, ma anche semplici utilitarie, tentano di raggiungere il macello di via Don Folli, nei pressi del ponte che permette di arrivare a Luino dalla Valcuivia.
Ad aspettarli oltre cinquanta animalisti, che alla vista del convoglio bloccano immediatamente la strada ai mezzi, colpendo anche con manici delle bandiere le auto e i furgoni che si avvicinano al macello. L’immagine grottesca di pecore e montoni stipati nei bauli delle auto non è servita a stemperare il clima. A quel punto gli animi si scaldano e a volare, oltre agli spintoni e gli insulti, sono anche parole pesanti contro l’islam, gli immigrati e la religione coranica. A rispondere i musulmani. «Non stiamo facendo nulla di male – affermano quasi in coro – abbiamo chiesto il permesso, siamo in regola, se non ci fanno passare uccideremo gli animali nei boschi». Legge alla mano, hanno ragione: un decreto stabilisce infatti la possibilità di uccidere animali tramite lo sgozzamento qualora servisse per riti religiosi. «Tornate al vostro paese, non vi vogliamo», le risposte più gentili. Solo un furgone riesce a forzare il blocco: un primo animale viene macellato attorno alle 9.15.
Un camion con a bordo parte degli animali pronti alla macellazione si avvicina e viene respinto. La polizia e i carabinieri intervengono per sedare gli animi e invitare a seguire le regole: non si possono trasportare animali con mezzi propri, ma solo con veicoli idonei.
Alla fine un camion viene riempito e attorno alle 12 .15 arriva, scortato dalla polizia, nei pressi del macello. E’ il caos: gli animalisti – erano presenti diverse sigle italiane e svizzere, vedi Oitra, Atra, Lav e Lac, e gli attivisti italiani sono giunti anche da Milano – si scagliano contro il primo camion, volano le manganellate, ma il mezzo riesce ad entrare.
Poi ancora proteste: cori, anche pesantemente razzisti e oltraggiosi verso l’Islam.
Alla fine la macellazione è iniziata, anche se nel macello è stato permesso l’ingresso solo ai musulmani.

 

Attorno alle 13.30 ecco il secondo camion: qui si arriva allo scontro fisico: i manifestanti si sdraiano di fronte al mezzo e vengono sgomberati dalla polizia. Un ragazzo rischia di venir travolto dal mezzo, che frena appena in tempo. Un paio di ragazze sono sollevate di peso dai carabinieri mentre un poliziotto in tuta anti sommossa atterra un giovane. Per fortuna non ci sono stati feriti, solo qualche contuso, ma la situazione è stata a un passo dal degenerare. Alla fine il rito si è concluso con l’uccisione di 130 montoni, che verranno divisi tra la comunità islamica, e una denuncia per danneggiamento ai danni di un giovane.

 

 

 



1/02/2004
Andrea Camuraniandrea@varesenews.it
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