Tutta la documentazione per ottenere la denominazione di origine protetta delle acidofile (genere a cui appartengono camelie, azalee e rododendri) è già pronta. «Ci sono ostacoli di tipo sindacale»

Non c’è il due senza il tre. Dopo il riconoscimento del
marchio dop per la
formaggella del Luinese e del
miele d’acacia varesino, potrebbe arrivare anche quello per i fiori. Tutta la documentazione, per ottenere la denominazione di origine protetta delle
acidofile (genere a cui appartengono
camelie,
azalee,
rododendri) del lago, è già pronta. «Ci sono ostacoli di tipo sindacale» dicono voci di corridoio. Pare, infatti, che su questa partita le associazioni di categoria non riescano a trovare un accordo.
« Non devono mettersi d’accordo le associazioni – precisa Giuliano Bossi direttore di Confagricoltura – ma i produttori, perché sulla questione ci sono due visioni diverse. La prima è privilegiare una griglia molto ristretta alla dop delle acidofile che favorirebbe una piccola area territoriale dove risiedono aziende storiche forti. L’altra è estendere di più il territorio della dop per coinvolgere più produttori. I nostri associati sono a favore dell’allargamento».
Il problema è dunque se alzare o abbassare le barriere all’entrata. E fare una scelta estrema, in un senso o nell’altro, ha una ricaduta diretta sui costi che i produttori dovranno sostenere, soprattutto quelli relativi alle certificazioni e ai controlli. «Fare la dop costa – continua Bossi- e questo costo è giustificato quando è possibile fare del marketing e non tenere la dop chiusa nel cassetto. Ai produttori non piace sentire la faccenda dei controlli, perché significa avere dei costi. Ma la scelta di cui si parlava prima ha a che fare proprio con questo aspetto: se hai più prodotto puoi penetrare meglio il mercato e spalmare meglio i costi. Comunque, ogni dop ha una storia a sé. Accanto al successo del parmigiano o del prosciutto, ci sono produzioni che con meno prodotto hanno avuto successo. Insomma, non c’è una ricetta uguale per tutti. Ad esempio, quella del miele è stata un’iniziativa che ci permetterà di andare sul mercato con quantità significative».
Se andasse in porto anche il dop per i fiori varesini, l’assessore provinciale Bruno Specchiarelli, passerebbe alla storia come «l’assessore dop», senza contare che sotto la sua «reggenza» il vino dei Ronchi varesini ha ottenuto il marchio Igt (indicazione geografica tipica).
Specchiarelli deve una parte di questo successo alla Camera di Commercio di Varese. Un’intesa che il presidente dell’ente camerale, Bruno Amoroso, sottolinea anche sul piano personale. «Specchiarelli è uno di quelli con cui vado più d’accordo».