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Varese

Il business del sesso a pagamento. Sequestrati quattro locali

Al momento dell'irruzione degli uomini della polizia c'erano al lavoro 70 ragazze. Arrestati i gestori dei night

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L'hanno chiamata operazione "Blue night", dal colore dei lampeggianti delle macchine della polizia e dall'obiettivo dell'indagine: stroncare il  giro di prostituzione nei locali notturni di Varese. Oltre cento uomini impegnati, tra squadra mobile e ufficio immigrazione, quattro arresti, quattro night club e un albergo posti sotto sequestro preventivo, 140 persone controllate tra prostitute e clienti. «Un numero consistente nonostante la neve» ha commentato il questore Giovanni Selmin.
(foto sopra da sinistra: Franco Novati, capo della Squadra mobile, il procuratore capo Maurizio Grigo, il questore Giovanni Selmin, la dottoressa Emanuela Ori )

L'operazione, coordinata dal sostituto procuratore Sara Arduini, è in realtà il proseguimento di un'inchiesta iniziata più di un anno fa. L'ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip Ottavio D'Agostino, per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione ha portato in carcere: Tomasella Gianfranco gestore dell'Hotel Italia collegato al night "Boheme", Vaccaro Raffaella gestore del "Manila", Marija Kranjeiec gestore della "Cantina delle Rose", di origine serba e già arrestata lo scorso anno, e Galou Kankanamalage Medura, cittadino cingalese già noto alla polizia, gestore del "Paradise", night più conosciuto col nome di "Lady G" . Tutti i locali, albergo compreso, sono stati sequestrati dall'autorità giudiziaria. «Lo scopo del provvedimento  - ha spiegato il procuratore capo di Varese, Maurizio Grigo - è impedire che grazie a dei prestanome l’attività illecita possa continuare».

Il blitz della polizia è andato avanti tutta la notte. Le ragazze che si prostituivano, circa una settantina, provenivano quasi tutte dall'Europa dell'Est, in particolare da Lituania, Russia e Lettonia. Poche le africane e le sudamericane. Avevano tutte un'età compresa tra i 20 e 35 anni, nessuna minorenne tra le persone segnalate. Quando gli uomini della squadra mobile hanno fatto irruzione nei night hanno trovato le ragazze e i loro clienti, quasi tutti della provincia di Varese, pronti a consumare dietro separè e paraventi .

Le giovani prostitute non si fermavano in un posto per più di 15 giorni, i loro impresari provvedevano a farle spostare di locale in locale e anche in altre province italiane. Non erano clandestine, molte di loro avevano un permesso di soggiorno per motivi di lavoro: risultavano infatti assunte come badanti o collaboratrici domestiche o in altri casi avevano un visto per motivi turistici. Per smantellare il giro è stata fondamentale  la collaborazione di alcune ragazze che si sono avvalse dell'articolo 18 della legge Bossi-Fini.

I soldi che i clienti pagavano  per le prestazioni sessuali venivano giustificati come consumazioni di spumante e champagne, per i quali sborsavano fino a 150 euro a bottiglia. Una parte del pagamento andava al gestore del locale, una parte all'impresario e una parte alla prostituta. Non si esclude che in alcuni casi le ragazze non vedessero nemmeno i soldi, che servivano  a ripagare il viaggio d'ingresso in Italia.

26/11/2005
Michele Mancinomichele@varesenews.it
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