Agli atti dell’inchiesta ci sono le testimonianze di alcune ragazze che nei mesi passati hanno deciso di svelare i meccanismi alla base del business del sesso a Varese. Ecco come Svetlana, giovane proveniente dalla Lettonia, racconta la sua disavventura nei verbali trasmessi dal pm Sara Arduini al gip Ottavio D’Agostino: «Il 2 agosto di quest’anno un certo Spano mi ha accompagnato all’albergo Italia e mi ha fatto conoscere il proprietario che si chiama Franco (Gianfranco Tomasella, uno degli arrestati, ndr). Questo mi ha definito gli accordi di lavoro. Più precisamente Franco ogni giorni mi dava 150 mila lire, dalle quali trattiene la somma di 30 mila lire per il pagamento della camera da letto e di lire 20 mila da consegnare al mio nuovo impresario. Il mio lavoro consisteva prevalentemente nel far consumare più bevande possibili ai clienti ma, su specifica richiesta da parte di Franco, bisogna avere rapporti sessuali con i clienti.Questi rapporti potevano avvenire o dietro i separè o nelle camere dell’albergo. Quando un cliente decide di andare in camera con la ragazza deve innanzitutto consumare minimo tre bevande o una bottiglia, paga al Franco la somma di 150 mila lire ed esce in strada per rientrare subito di fianco all’albergo; le ragazze aspettano invece che Franco apra la porta posta a fianco del bagno e accedono anche loro all’albergo. Quando avvengono dei controlli delle forze dell’ordine alla Boheme spesso le ragazze irregolari scappano in albergo dalla porta che ho descritto, cioè quella vicino al bagno. Franco è legato sentimentalmente a una donna di nome Raffaella (Raffaella Vaccaro, altra arrestata, nella foto sopra ndr), titolare del Manila. Quando ci sono poche ragazze in quel night i clienti vengono indirizzati alla Boheme»
| 26/11/2005 |
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