Il 20 febbraio 1958 il Parlamento approva la legge numero 75, meglio conosciuta come Legge Merlin, che ordina la chiusura entro sei mesi delle 560 case di tolleranza italiane. Si mettono i sigilli su 3.353 posti letto mandando letteralmente a spasso 2.075 prostitute. La precedente legislazione, del 1860, consentiva la prostituzione, ma solo a certe regole: primo presupposto era l’iscrizione della donna in una delle due categorie previste (prostituta isolata o di bordello), che ne faceva uno status giuridico e segnava il passaggio da libera cittadina a "sorvegliata speciale". Questo perché la prostituta veniva privata della libertà di disporre del proprio corpo, tramite la sottrazione dei documenti e la consegna di un apposito libretto dove doveva annotare i controlli sanitari periodici da lei compiuti e anche perché le era preclusa la stessa libertà di movimento nei luoghi pubblici. Due successivi regolamenti (Crispi del 1888 e Nicotera del 1891) cercarono di attenuare questa discriminazione eliminando la schedatura personale ma mantenendo l’obbligo delle visite sanitarie. Vennero aboliti i sifilicomi (luoghi in cui le prostitute venivano recluse se infette), ma vennero definite "prostitute infette" quelle che non si sottoponevano alle visite; in questo modo lo Stato era tutore di una prostituzione regolamentata. In epoca fascista si rimase su questa linea e venne mantenuto l’obbligo del pagamento delle tasse per prostitute e tenutari riconoscendo, inoltre, ampi poteri all’autorità di pubblica sicurezza. Molte associazioni si mossero contro la discriminazione e lo sfruttamento originati da tali normative rivendicando il principio di uguaglianza (art. 3 e 13 Cost.) e vietando l’obbligo di controllo sanitario (art. 32 Cost.), ritenendole responsabili di una vera e propria "mercificazione del corpo umano". Si giunse ad un bivio: considerare la prostituzione un male da debellare o affermare l’esigenza di tutela dei diritti della prostituta? La prima posizione nega alla donna la libertà di usare il proprio corpo come meglio crede, la seconda glielo consente. Nella legge Merlin queste due posizioni convergono; questa legge, a differenza di numerose altre normative, non risulta aver subito una variazione o aggiornamento dal 1958.